sabato, aprile 19, 2008

L'acqua della vita


Questo è un post da leggere responsabilmente.

L'altro giorno, assaggiando un whisky scozzese distillato e maturato vicino al mare, mi sono trovato a scrivere: "E' l'alba. Indosso gli stivali di gomma. Sotto i piedi terra bagnata dalla pioggia. Rugiada sull'erba. Funghi da raccogliere. Fumo di legna giovane da una stufa panciuta. Fame di colazione: carnoso, oleoso, sapido, Bacon, conchiglie ed alghe.".

Dopodiché ho chiuso Storie nel bicchiere di Michael Jackson e con la mente sono volato sulle Highlands.
E sì che con i distillati non ho mai avuto un grandissimo rapporto. Definiamolo di reciproco rispetto, ma anche schivezza (che schifezza di parola).
Dopo i bagordi domenicali di quando s'era pischelli e perciò irresponsabili, raramente ci siam baciati sulle labbra, io ed i distillanti intendo. Solo nelle grandi occasioni mi sono abbandonato alle caraibiche voluttuosità di uno Zacapa invecchiato.

Alfie - non s'offenderà se mi prendo tutte queste confidenze, dopotutto gli sto dedicando buona parte della mia vita attuale - pensava invece che l'whisky (m'è sempre piaciuto il dogma d'utilizzare questo articolo), il buon whisky, fosse la "più salubre bevanda al mondo".
Animato da questo spirito (in entrambi i sensi) intraprese il suo famoso tour per distillerie. Bla bla bla, ma non parlerò di questo.

Ho sempre pensato che nella differenza tra l'whisky scozzese e l'whiskey irlandese ci fosse più di una semplice "e" aggiunta per sbandierare una superiorità organolettica.
Ed infatti, l'etimologia giunge in soccorso.

Whisk(e)y deriva, per corruzione, dal gaelico usquebaugh - letteralmente, acqua della vita.
I distillati, "acque della vita", lo erano diventati a loro volta per corruzione.
Non solo per le grandi doti curative. S'era preso, nei secoli, sempre più spesso a confondere aqua vite - il distillato de noantri, ottenuto dalla fermentazione delle vinacce - con aqua vitæ, "acqua della vita".
Eccoci al punto. Usque sta quindi per "acqua", baugh per "vita".
Ma in gaelico, termini arcaici per "acqua" sono anche ay (o ey). Allora usquey comincia a prendere connotati diversi, diventando una sorta di "acqua tra le acque" (O'Brien-Vallencey).

Lì risiede la superiorità gaelica. Che è superlativizzazione non solo organolettica, ma soprattutto linguistica.

Alf, su questa annotazione, gongolò a lungo. Poi poggiò le sue chiappe tardovittoriane su mille treni, affondando nei freddi tramonti a tinte calde delle Highlands, facendosi rapire dalle poesie di Burns, dagli effluvi dell'whisky, dell'whiskey, dell'acqua, della vita...



6 commenti:

JAJO ha detto...

Bello scritto e curiose le precisazioni dell'origine dei due nomi.
....ma cosa hai assaggiato ?!? :-D
Io impazzisco per l'oramai introvabite (quello "originale") Port Ellen e, più in generale, per i whisky di Islay, primo dei quali il Caol Ila.
Ciao ragazzi .

Anonimo ha detto...

T'era già passata la sbronza quando hai scritto il post? :D
Scherzo, questa lezione sui significati della "e" è interessante... e io che pensavo che si potesse scrivere in tutti e 2 i modi tanto era uguale!

Paola

consumazioneobbligatoria ha detto...

belle parole, l'emozione della scozia... già, ma cos'hai bevuto? af

Fabrizio Gabrielli ha detto...

Jajo e Consumazione: come sottolineavo, la conoscenza non è mai stata molto approfondita. L'approccio è stato "basico" nel senso che a sfiorarmi le labbra sono state le grandi marche - poco ricercate, invero -, Ballantines-Jameson-Chivas-Glenn Grant.
Ho letto cose entusiastiche sugli whisky orcadi di Islay.
Voi che mi suggerite?

JAJO ha detto...

Beh, se veramente vuoi perderti in un turbine di eterna beatitudine: PORT ELLEN (ma costa oltre 200 € la boccia, quello "vero": ti dico così perchè di quelli attualmente in asta su Ebay questo (http://cgi.ebay.it/PORT-ELLEN-27-y-o-S-R-2006_W0QQitemZ130210912051QQihZ003QQcategoryZ8387QQrdZ1QQssPageNameZWD1VQQcmdZViewItemQQ_trksidZp1638Q2em118Q2el1247) è l'unico "vero", gli altri sono produzioni parallele). Purtroppo la sua distilleria ha chiuso ormai da diversi anni (rimane attiva la malteria nella quale si riforniscono la maggior parte delle aziende di Islay) e le bottiglie in uscita in questi mesi sono probabilmente le ultime: un nettare in via di scomparsa, quindi :-(
Altrimenti il suo fratellino minore Caol Ila (se trovi quello prodotto dalla Gordon e McPhail meglio, gli altri sono inferiori - dico gli altri perchè diversi produttori possono acquistare il malto dalla fabbrica e procedere con una propria produzione): che sia però almeno di 12 anni....

Anonimo ha detto...

Ah il whiskey, in scozia ho avuto modo di approfondire molto la conoscenza. Come jajo prediligo il buon Caol Ila, ma non sono da meno anche il Tallisker (quello con passaggio in botti di ciliegio) ed il MacCallan 18 (...vi ricordate la vecchia pubblicità!??!).

Un saluto