Islam, cibo e giardini nell'aldiqua e nell'aldilà: al-Jannah

In questi ultimi tempi mi sono soffermato a lungo sull’Islam, sui nuovi-antichi modelli di condotta che propone per dare soluzione alle minacce della crisi ambientale globale, e sul punto di vista Coranico sul rapporto uomo-natura. Ed in questo libro assai interessante, Islam & Ecology: a Bestowed Trust, fa capolino una prospettiva affascinante: e se cominciassimo a trattare Madre Terra come al-Jannah, il Giardino del Paradiso?
L’Islam a tavola non è solo precetti e proibizioni, dal digiuno sacro del Ramadan (di cui ha parlato poeticamente tempo fa Michele Marziani su Peperosso) alla macellazione halāl (bella ed esaustiva la spiegazione di Kja del Pranzo di Babette) prescritti della shari’a.
Insomma, per il musulmano a tavola, oltre all’aldiqua c’è un aldilà. Suntuoso, per giunta.
Nella Jannah, per l’appunto.
Anzi, verrebbe da dire che c’è soprattutto un’aldilà, dove – citando Stewart Lee Allen, autore di “Nel giardino del diavolo” – “nella logica tipicamente distorta di tutte le religioni, quelli che disdegnavano i piaceri terreni venivano ricompensati con uno smörgasbord celestiale”.
Al-Qu’aran descrive il Giardino del Paradiso, al-Jannah, come un locus amoenus pieno di alberi e fontane, dove tigri prive di artigli circolano liberamente (uomini e animali, non sono parte di una stessa Umma?), dove scorrono fiumi di latte, nettare divino, trasparente e tiepido miele.
Descrizione del Giardino promesso ai timorati: vi saranno ruscelli dall’acqua incorruttibile, ruscelli di latte dal gusto inalterabile, ruscelli di vino, delizia per quelli che ne bevono, ruscelli di miele purificato. Vi troveranno frutta ed il perdono del Signore. (47:15).
E sarete retribuiti per ciò che avete operato, eccetto ii servi sinceri di Dio: quelli avranno una provvigione nota: frutta, e saranno colmati di onori nei giardini di delizie, sopra letti fronteggiatisi. Verrà fatta circolare fra di loro una coppa di acqua sorgiva, limpida, deliziosa per chi berrà, che non li ubriacherà e non li sposserà. (37:39)
Luogo di ricchezza, al-Jannah, tanto che molti visir e califfi cercarono di riprodurre quella fetta di Paradiso in terra, conducendo vite sfarzose tempestate da trovate eccentriche. L’egiziano Al-Aziz, per dirne una, nel I secolo si faceva inviare dal Libano ciliegie fresche legate alle zampe di piccioni viaggiatori.
Nel Paradiso islamico c’è spazio per il piacere del palato, sì, ma anche degli occhi.
Perché l’al-Jannah rappresenta in pieno il rapimento estatico di fronte al “bello” per eccellenza, al paesaggio incantato, allo scenario perfetto. Chi è stato all’Alhambra a Granada sa di cosa parlo.
Mi piace immaginare (anche se l’etimologia è una scienza esatta) che quella striscia di litorale sotto l’Argentario, la località Giannella, prenda proprio il nome dall’arabo. Uno scorcio di costa maremmana che è davvero un “Giardino paradisiaco”.
Ipotesi remota, dite?
Eppure è lì che i pirati Saraceni avevano allestito l’avamposto dal quale partire per le scorrerie che interessarono pure Civitavecchia…














