martedì, febbraio 12, 2008

L'ier(i), l'oggi, il domani...


Rispolverando dal cassetto dei ricordi rimembranze belgiche, me ne rendo conto, ogni volta faccio lo stesso errore.
Dimentico Joris.

Joris, ça va sans dire, non era come Chris. Anzi, era il suo opposto. In compagnia di Joris ho passato solo dieci giorni, non uno di più. Dopodiché non ci siamo mai più sentiti. Niente vacanze insieme, nessuna telefonata nostalgica. Da Joris mi ha separato il tempo, nel suo incedere lento ma inesorabile. E' lentamente entrato a far parte del glorioso "ieri".

Joris viveva, e forse vive ancora, a Lier, un paesuccio nell'hinterland anversino. Tutte le mattine ci svegliavamo all'alba, raggiungevamo la stazione e, stipati in vagoni dominati da coltri fumose -ah!, in quei tempi si poteva fumare in treno - sferragliavamo verso Anversa, attraversando pianure monotone e filari di ciliegi, verso scuola.
Joris, in giardino, aveva una casetta tutta sua. Ce ne stavamo lì per ore intere a sentir musica, giocare a biliardino e fare le tipiche cose illegali che si fanno a diciotto anni a trenta chilometri dal confine con l'Olanda.

Eppure, a Joris sarò grato per la conoscenza di due-cose-due, che non dimenticherò mai.
Di due birre (grazie, si dirà, in Belgio, che volevi conoscere?).

La prima fu la Caves, la Lierse Caves, questa qua.
Dai tempi di Lier non l'ho mai più potuta sorseggiare. Ho anche scritto una mail al birrificio che la produce, chiedendo di spedirmela. Niet. Anzi, se qualcuno fosse a conoscenza di un beershop che ce l'abbia...

L'altra fu la Kriek.
Capita che una sera il papà di Joris ci porta allo stadio, a vedere il Lierse che in quegli anni era pure in Champions League ed annoverava tra le sue fila il coriaceo capitano Eric Van Meir.
Dopo il match, tutti in taverna. Alla T'Cachot, per l'esattezza.
Il papà di Joris si andava a sbronzare in quella taverna da almeno vent'anni.
"Assaggia questa", mi disse porgendomi un bicchiere dai riflessi rubescenti.
Piacevole aroma di ciliegia.
Mi innamorai a prima vista di quella che, nell'entusiasmo del momento, ribattezzai "birra ciliegina".

Poi, arriva l'oggi.
Lambic, Gueze, Kriek, non proprio tipologie birrarie di facile approccio.
Cionondimeno, mi piacciono.
Così in una puntata di rastrellamento al Bir&Fud ho comprato una Kriek De Ranke 2005.

E l'ho stappata. Bevuta.
Addirittura preparato, IO, un manicaretto in accompagnamento.
Un millefoglie di pasta sfoglia con ripieno di ricotta e ristretto alla Kriek e lamponi.
Vi racconterei passo passo la preparazione, ma non ho dimistichezza con le ricette.
Nemmeno Joris, l'avrebbe avuta.

Magari, un domani...

[nella foto, in senso orario, ché le cose passano come il tempo scandito dall'avanzare delle lancette: scorcio di Lier, dettaglio di Kriek, Kriek De Ranke, il manicaretto]

1 commento:

JAJO ha detto...

Promesso Fabri: se la trovo ti faccio un fischio :-D
Anzi, magari te la porto il 20 :-)

A proposito di lieviti: sei già stato alla Gatta mangiona? Suppongo di si. In caso contrario ti incollo il link di una degustazione di pizze e birre che ci avevo fatto due o tre anni fa:

http://viaggi-cucina-e-io.blogspot.com/2006/08/lieviti-la-gatta-mangiona-roma.html