martedì, maggio 08, 2007

Ecue-yamba-O... è Slow!


Sì, lo ammetto...

La traduzione procede un po' a rilento...

Ma a tratti mi imbatto nella magia di certe righe che mi tengono ore a rileggerle...

Alejo Carpentier, l'ho scoperto stasera, quando parla di Cuba, della
sua Cuba, è slow.

(...) Rosa dal cancro del latifondo, ipotecata nella sua piena adolescenza, l’ isola di sughero si era trasformata in una lunga zuccheriera incapace di galleggiare. E i lavoratori e contadini cubani, sfruttati dalla fabbrica yankee, vinti dall’importazione dei braccianti a basso costo, ingannati da tutti, abbandonati dalle autorità, resi intrattabili dalla miseria, mangiavano – quando mangiavano – ciò che si poteva raccogliere nei solchi orizzontali che fecondavano le pareti della bottega: sardine pescate a Terranova, albicocche racchiuse in lattine con nomi da romanzo d’amore, carne salata al ritmo del bandoneòn porteño[1] , il baccalà della Madre Patria e un riso di non si sapeva dove… Addirittura la rustica alegria de coco[2] e i caballitos de queque[3] retrocedevano dinnanzi all’invasione dei Diavoli di Cartesio in gomma! La terra creola produceva ormai immagini di frutti stranieri, che maturavano nelle locandine delle bibite! L’orange-crush si faceva strumento dell’imperialismo, come il ricordo di Roosvelt o l’aereo di Lindbergh…! Solo i negri, Menegildo, Longina, Salomé e la loro prole conservavano gelosamente un carattere ed una tradizione antillana. Il bongò, antidoto di Wall Street! Lo Spirito Santo, venerato dai Cué, non ammetteva salsicce yankees all’interno dei suoi panetti votivi…! Niente hot-dogs con i santi di Mayeya!


[1] Strumento tipico dell’Argentina

[2] Dolce al cocco

[3] Piccoli pupazzi a forma di cavallo fatti di pan di spagna





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