lunedì, ottobre 15, 2007

Al mercato del pesce... (divertissement in 30 righe)


Una delle prime cose che si devono visitare
in una città è il mercato
(
Alejo Carpentier, L'Avana amore mio)

Je suis allé au marché...
(
Jacque Prevert, Pour toi mon amour
rivisto e corretto)

L’addetta alla spesa – all’approvvigionamento, mi corregge con una smorfia di amabile saccenza – è lei, su questo non c’è dubbio. Io, al massimo, posso fregiarmi del titolo di accompagnatore ufficiale nonché, spolverando definizioni che sanno di arrampicamento sociale d’antan, di portaborse. La seguo carico di buste in quei viaggi mistici tra i banchi del mercato, stupito dell’oculatezza con cui sceglie quel fagiolino piuttosto che quell’altro. “È che non ti si può lasciar da solo”, incalza umiliante con brio, forse memore di quel giorno in cui, mattina di capodanno, fui lesto nell’accaparrarmi l’ultimo ananas, per giunta avariato, alla modica cifra di nove-euro-nove. “Tu trasformi tutto in un ridicolo nonsense”.

Per questo, oggi che per motivi che sfuggono dal mio eppur volenteroso raziocinio ha deciso di delegarmi alla spesa – uh, all’approvvigionamento –, mi riprometto di non disattendere alle aspettative riposte in me. Il granitico imperativo si sfalda non appena mi immergo nella policromatica moltitudine del mercato. Mi abbandono ai discorsi degli astanti. “Cosa ti compra mamma da mangiare? La vuoi la michetta?”, chiede una mamma ipertruccata alla prole grembiulata. E il bimbo “Mammà, con l’amichetta ci gioco, mica me la mangio”. Il nonsense, dice lei. “Devi andare per prima cosa ai banchi del pesce, sennò finisce tutto”. Non c’è scampo. Nel senso che quando arrivo, dopo essermi perso in mille quisquiglie, lo scampo non c’è più, e nemmeno le mazzancolle, né le cozze. Se il tempo fosse un gambero, tornerei indietro, ma non si può.

Il pescatore laggiù, dal suo banco, mi lancia un’occhiata cattiva. Ho il mio bel da fare per schivarla, perché è un’occhiata bella grossa, diciamo due chili e mezzo, e in più è pure cattiva, ha gli occhi rossi – di rabbia, forse –. “Cosa abbiamo di fresco, capo?” chiedo. “Guarda, ho questi” – e mi mostra un pesce dal profilo etrusco, il corpo striato, le pinne dorsali appuntite – “oppure questi” – indicando squamosi corpi argentei, denti aguzzi, quello stesso profilo inequivocabile. “Ma sono identici….” azzardo io.

“Appunto” controbatte con disappunto “i…dentici”. Ne prendo due, non troppo dissimili l’uno dall’altro. Insomma, i-dentici.

Quando torno a casa, mi guarda con orgoglio. “Bravo, te la sei cavata bene”, proclama, “da oggi ti nomino responsabile per l’approvvigionamento”.

Ed è lì che cado, come corpo morto cade.

In apertura, Italian Fish Market by Sirpa Alalääkkölä

5 commenti:

lefrancbuveur ha detto...

bello il post e soprattutto la foto!
ciao
lfb

angie ha detto...

come mi piace leggervi...¡hasta muy pronto!

SenzaPanna ha detto...

mercato di dove? Civitavecchia?

Fabrizio ha detto...

@lefrancbuveur: devi ringraziare il finnico artista, per la foto!

@angie: nos gusta que te guste leernos...

@senzap: credo Carpentier si riferisse a quello de La Habana, Prevert a uno dei mercati parigini mentre il divertissement si svolge....dove? Inutile dire che certi "nonsense" siano anche civitasvetulini... ;)

JAJO ha detto...

Fabrizio, l'importante è non farle MAI sapere che ...ti ha detto bene ! hehehehehehe