venerdì, marzo 16, 2007

Rafani

Rafano è il nome locale del tamaro (Tamus communis), dioscorea che cresce nei boschi e nelle siepi della regione mediterranea. Il suo grosso tubero si usa nella medicina popolare per curare le contusioni, ma a Civitavecchia - e sui Monti della Tolfa (dove i tamari vengono chiamati abbòjeli) - le punte e le foglie delle giovani piante sono ricercate per cucinare prelibatissime zuppe e frittate.

L'utilizzazione gastronomica dei rafani è tipica della zona di Civitavecchia, in questo periodo passeggiando al mercato tutte le contadine li espongono in dei secchi legati a mazzi. Sono sempre molto ricercati e pregiati perchè non potendo essere coltivati, la loro raccolta è frutto di duro lavoro e sacrificio. Io li considero degli asparagi selvatici però non fatevi ingannare...la particolarità dei rafani è che sono molto amari e quindi se non siete degli amanti del genere non ve li consiglio! Se volete più informazioni tecniche guardate qui.
Io abitualmente li faccio cuocere in padella con il normale soffritto (senza sbollentarli prima altrimenti perdono il loro mordente) però la tradizione popolare prevede che ci si faccia una bella zuppa...
Si tagliano a pezzi le parti piu tenere dei rafani (punte e foglie) e si lavano. Si fa soffriggere l'aglio e il peperoncino in abbondante olio, poi si aggiungono i rafani e si lasciano cuocere a fuoco lento a pentola coperta, mescolandoli di tanto in tanto. Si aggiustano di sale e quando sono quasi cotti si aggiunge l'acqua (mezzo bicchiere a commensale) e si porta a termine la cottura. Quindi si aggiungono le uova, affogandole una alla volta. La zuppa si serve con fettine di pane casalingo tostate e, a piacere, strofinate con l'aglio.
Non è invitante questo panino (per giunta fatto da me) con questa bella frittatina???


Provateli sono speciali!

7 commenti:

cat ha detto...

che sapori sorprendenti hanno le "verzure" selvatiche! anch'io ho in serbo un post sulla silene.
Il tamaro, che dai miei si chiama roertis (mantovano-veronese) non l'ho mai assaggiato, pensavo fosse tossico? le uova sono sempre il miglior accompagnamento per le erbe selvatiche, saluti golosi cat

apprendistacuoca ha detto...

è invitante sì! chissà se riuscirò a trovare i rafani qui a milano, mi sa che dovrò andare in qualche ortolano fornito!
il panino è veramente bellissimo!

Vinaigrette ha detto...

Somiglia al luppolo selvatico, anche questo ottimo, attenzione però alle bacche che sono velenosissime. Ciao!

sergiott ha detto...

Questa è un altra pianta, che la tradizione popolare ha sempre usato per preparare gustose preparazioni. Mi sembra proprio bello che la tradizione continui.

ciao

Mario ha detto...

I Civitavecchiesi hanno imparato a mangiare i "germogli di tamaro" (non rafano...) dai tolfetani. Infatti nei boschi dei Monti della Tolfa e in Toscana ne crescono in abbondanza. E' una delle erbe che si utilizzano per la famosa "acquacotta", piatto tipico della cucina tolfetana.

chiara_sole1481@yahoo.it ha detto...

MArio siamo degli appassionati dell'acquacotta! Ma tu sei della filosofia dell'uovo o della salsiccia a completare il piatto? Perchè dalle tue parti ci hanno fatto assaggiare entrambe le versioni!

Nalinna ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.