domenica, aprile 05, 2009

Metti una sera a cena con Tomasz Kuciewski



Nella foto, in senso orario: Golabki, l'orecchio di Tomasz, Vodka Zubrowka (quella del bisonte), Makowiec, biretta Lech, Pierogi cavolo e funghi

"Il vero talentuoso è chi impiega il proprio talento nella scoperta di quali talenti dispone", mi dice Tomasz mentre stende la pasta per i Pierogi.

Tomasz l'ho conosciuto all'aeroporto di Barajas, Madrid.
Vendeva t-shirts.
Io ne comprai una rossofiammante, con il faccione hippy di Leonardo Cuèllar Rivera ed una frase simpatica in inglese.
Lui mi lasciò la sua mail.
Io gli scrissi.
Lui scriveva.
Racconti. Romanzi. Paroliberismi.
Gli suggerii "e se mi nominassi tuo curatore ufficiale per l'Italia, intendo?".
Accettò.
Oggi un suo racconto (tratto da una raccolta che non ha ancora pubblicato e che forse mai pubblicherà con la Varsàvica Nieprawda) compare nel numero 3 di :Interstizi: (a pagina 13), ed un paroliberismo similfuturista fà bella mostra di sé sul brand-new Prospektiva (a pagina 98, più o meno).

"Per sdebitarmi", mi fa, "devi venire a cena da me".
Otto parole, tre in spagnolo, due in italiano, tre in inglese.
Parliamo così, io e Tomasz.
In melangico.

Lo trovo intento a preparare la farcia di cavoli e funghi per i Pierogi, mentre sul fuoco già friccica il soffritto di cipolla rossa.
M'insegna con perizia ad arrotolare le foglie di cavolo attorno al macinato, immergerle in un'accozzaglia di pomodoro, acqua calda e brodo e lasciarle cuocere lentamente.
"I gulabki", allude, "ah, i gulabki", dico io, che per capire cosa fossero e di che diamine sapessero m'ero dovuto andare a cercare la ricetta su Mozilla, per dire, mentre cercavo di tradurre alla bell'e meglio "Di quando grazie ad Andrzej Szarmach Polonia ed Andorra furono sull'orlo di una crisi diplomatica" (questo è il titolo del pezzo interstizico, di certo non ermetico).
"Mi perdonerai ma non sono birrofilo come tu", quasi si scusa allungandomi una latta di Lech. "Lech come Walesa", mi barcameno io, che in polacchitudine ho un quattro meno meno, d'incoraggiamento.
Si finisce a disquisire di anima del cibo e cibo dell'anima, coi discorsi che si fanno via via meno definiti, più rarefatti, specie se per l'occasione si brinda con sorsate possenti di Zubrowka d'annata, quella col bisonte sull'etichetta.
A fine serata, con uno stampede bisontico a rombare fragoroso in testa, non ce la faccio proprio più a buttar giù polacche pietanze.
"Eh, ma almeno il Makowiec devi assaggiarlo".

Che poi mia nonna, che pure non era polacca, preparava sempre un dolce che gli somiglia molto, al Makowiec, il salame del Re, anche se non credo ci mettesse i semi di papavero, no, che invece nel Makowiec ci stanno eccome (Mak = seme di papavero, nella lingua di Solidarność).
Ne butto giù una cucchiaiata, di makowiec, pensando a che faccia avrebbe fatto mia nonna.
Perché quella di Tomasz non ho bisogno d'immaginarla.
Ce l'ho davanti, contenta, soddisfatta.
E con un'inquietante scintilla creativa negli occhi.

Sotto, a destra un fra
mmento di "Future is me" (pubblicato su Prospektiva). Voleste comprarla, la trovate qua. (Ma potete anche ordinarne una copia scrivendo a redazione@prospektiva.it).
A sinistra, uno snapshot di "Di quando grazie ad Andrzej Szarmach...". Consultabile online qua. Downloadabile invece qua. (In fondo cliccate su "Rivista". Poi scaricate il pdf).


Nessun commento: