mercoledì, settembre 12, 2007

Il libro che, tra le pagine 122 e 123, sapeva di mare...


Tu chiamali se vuoi... colpi di coda delle vacanze.
A volte capita di comprare un libro che, in qualche modo, abbia a che fare con la destinazione di un viaggio passato, futuro, in corso d'essere.
Ed attraverso quelle linee, un pensiero riaffiora, un flash-forward fa capolino, trovi delle conferme, rispettivamente.

Giorni fa, nel sito in cui spilucco pensieri & parole su pagine intrise d'aromi, ho dedicato qualche linea ad un libro acquistato durante la permanenza egusana, per la precisione a Marettimo.
Voleva essere un tributo, una marketta... Mi trovo a farne un panegirico.


Il centro di Marettimo è composto da una manciata di case dalle tinte chiare, tagliata in due da una via dritta, colpo di lama che s'estende da un estremo all'altro degli attracchi.
E' passeggiando per quella stradina che mi sono imbattuto nel Trattato dei pesci e dei cristiani di Mario Genco.

L'amore è stato subitaneo.
Di un libro mi piace immaginare la storia, intendo dire, del libro in quanto oggetto fisico. Dall'uscita dalla stampa al momento in cui arriva nelle mie mani.
Quella copia, rilegata in un cartonato azzurro come il mare marettimano, leggermente spiegazzata, sembrava racchiudere in sé tutto il profumo salino delle rocce tufacee, il sole alto e cocente, le rughe di quei pescatori le cui gesta racconta.
"I racconti dei marinai hanno una semplicità diretta, il cui significato sta tutto dentro un guscio di noce", scriveva Conrad in Cuore di Tenebra.

Devo averne divorato pagine e pagine, durante il soggiorno egusano. Seduto in terrazza come in spiaggia.
Tanto che sfogliandolo, una volta tornato a casa, per cercare quel racconto sul Bar Pitonzo anzi no, sulle baleniere delle Azzorre - ché le isole si somigliano tutte, e gli isolani sono parte di una stessa stirpe, destinata a comprendersi aldilà delle appartenenze geografiche e dei linguaggi... beh, sfogliandolo mi sono accorto che tra pagina 122 e pagina 123 c'è racchiuso l'odore del mare.

Ed è stata la sensazione più bella che avessi mai provato da un po' di tempo a questa parte.

1 commento:

Michelangelo ha detto...

Splendido post.

Condivido pienamente il fascino del libro - e dei libri in genere - quale oggetto fisico, soprattutto se vissuto, consumato e, magari, segnato dagli appunti di qualche ignoto lettore che prima di noi l'ha letto.

Un saluto