mercoledì, gennaio 23, 2008

Marino & Domenico, storia di pani


Marino e Domenico si sono conosciuti nel cantiere in cui si spezzano la schiena.
Si sono rimasti subito simpatici, due chiacchiere e via durante la pausa pranzo, una risata, una pacca sulle spalle ad alleviare la fatica per il duro lavoro.
Marino, che è nato e cresciuto sui Colli Albani, porta dentro di sé l’aura mitica della rosetta.
Ne passa a prendere tre tutte le mattine, en passant prima di trascinarsi al lavoro in tutona da metalmeccanico, col suo Garelli roboante, al forno sotto al mercato. Quando il fornaio gliele ripone nel sacchetto di carta straccia sono ancora calde. D’altronde, alle cinque di mattina, Marino gode dei privilegi riservati ai primi in assoluto.

Domenico, invece, stringe sottobraccio il sacchetto con la pagnotta di grano duro che ha reso famoso, nel circondario, il suo paesello natio. Sulla corriera che lo porta in città, a volte, s’addormenta tenendo stretto al petto quel pane dalla scorza dura e dal cuore tenero, proprio come lui. Proprio come Marino.

Marino è un uomo d’altri tempi. Uno di quelli che se entri nella sua stanza senza aver bussato è capace di farti tornare indietro, bussare, aprire la porta, e una volta entrato dire “Buonasera nonno, scusate se vi disturbo”. Marino esige gli si dia del Voi.

Domenico, come tutti, nel paese, lascia la moglie intenta a preparare la pizza con la zucca, o ad impastare il pane nelle luci dell’alba, ché nel paese ognuno il pane se lo prepara da sé e poi va a cuocerlo al forno comunale. Ogni famiglia ha il suo marchio distintivo, col quale riconoscere le pagnotte. Il suo è l’occhiale disegnato dall’impugnatura delle forbici.

A Marino piace tanto la pagnotta di paese. Gli ricorda le gite fuori porta, l’idea improvvisa di sedersi sotto un faggio, affettare qualche rondella di corallina e stappare il fiasco col vino nuovo.

A Domenico, invece, piace la rosetta. Perché racchiude in sé quell’atmosfera trasteverina che non ha mai visto di persona.

Marino e Domenico si scambiano i pani per la pausa pranzo. E si sorridono contenti.

Marino e Domenico, in quell’istante, neanche immaginano che la nipote dell’uno ed il figlio dell’altro, quindici anni dopo, si incontreranno, ed innamoreranno.
Per poi dare alla luce me, che quarant’anni dopo, o poco più, sarei stato qua a raccontarvi la loro storia.
La storia di Marino e Domenico, di una pagnotta, di una rosetta.


[Foto: Lunchtime atop a Skyscraper, Charles C. Ebbets 1932]

7 commenti:

caravaggio ha detto...

bellissimo racconto buona giornata

Anonimo ha detto...

mi è venuta la pelle d'oca...forse perchè anche io amo le rosette e ne sento la mancanza...visto che ci sono cresciuta ma dove vivo non si fanno!!!!!!

SenzaPanna ha detto...

Bello sapere le proprie origini

JAJO ha detto...

Adesso ho capito tutto !!!
E tu rendi pieno onore a Marino e Domenico !!!

Claire ha detto...

Je suis epoustoufflée Fabrizio, cette façon d'écrire les choses, de les décrire et de les "enrober" est unique, chez toi. Je suis très admirative!!! C'est incroyable. Mille bravo pour cette splendide prose!

Fabrizio ha detto...

claire, que dire? J'suis vraiment etonné et très content pour toute cette admiration!
mais tu es ma première fan, je dejà le sais... trop bonne!

phaive ha detto...

:) l'ho letto..come promesso....odore di pane caldo..e famiglia:*