giovedì, gennaio 31, 2008

You Make My Day Award


Letteralmente, "mi rendi la giornata migliore".
E' bello il concetto dell'espressione "You make my day". Che poi, in bocca all'ispettore Callahan, abbia assunto connotati minacciosi è un altro paio di maniche.

Ce ne sono, nella giornata di ognuno di noi, di cose che - strappandoci un sorriso - ci rendono più leggeri.
Da piccolino, scorgere da lontano il venditore di palloncini e simultaneamente un'espressione d'assenso sul volto di mia madre era uno di quei momenti.
Il primo sorso di birra, quando hai sete.
La mia Vitamina C.
La domenica mattina, tuo padre che torna a casa sostenendo per il nastro un cabaret di paste.
Il quotidiano giro per la blogosfera.

Ricevere il "You make my day Award" da parte di Stefano è stato un sorprendente onore (così come la menzione di Daniela).
Questo, in nuce, il meccanismo del premio:
"Dai il premio a 10 persone che hanno un blog capace di trasmetterti gioia ed ispirazione, un blog che ti faccia sentire bene quando lo visiti. Fai sapere a queste persone di averlo vinto lasciando un commento sul loro blog. Attenzione: puoi vincerlo più volte!"

Da par nostro, tra chi ci fa star bene al solo leggerli, annoveriamo Imma (specie per le recenti sfogliatelle), Maruzzella per le evocazioni, Pinella per le sue dolci creazioni, Tuki, Claire, Il Maiale Ubriaco, Yuri nonostante la svolta Boudelairiana (ah, français!), ComidaDeMama, Loste per i suoi spaccati familiari e Stefano, re della ciccia.

Vi dedicheremmo "Mi fai stare bene" di Biagio Antonacci, se solo Biagio Antonacci facesse star bene, per primi, noi.

Meglio "A beautiful day" degli U2.

[A renderti la giornata migliore concorrono anche queste cose qua. Eh, son soddisfazioni. Per la cronaca, il post più cliccato è stato questo]

martedì, gennaio 29, 2008

Millefoglie con pasticcera e mele alla vaniglia

Ho srotolato velocemente della pasta sfoglia che avevo in frigo, incisa con la punta del coltello a formare dei rombi e ricavato un po di dischetti con l'aiuto di un coppapasta.

Forno alto...quando son quasi pronte si aggiunge una spolverata di zucchero a velo per caramellizzare.

Una pasticcera semplice profumata con una bacca di vaniglia...la ricetta è quella di Santin (per essere certa di non sbagliare!) 500g di latte,4 tuorli,125g di zucchero, 40g di farina 1 bacca di vaniglia.

Avevo delle splendide mele golden...ne ho tagliata una a quadratini e passata in padella con una noce di burro, del miele di acacia e mezza bacca di vaniglia. Giusto 5 minuti altrimenti perdono di consistenza.


A questo punto montiamo il millefoglie. Io ho tagliato a metà i dischetti di sfoglia che naturalmente in cottura si sono gonfiati. Quindi un puntino di crema per non far scivolare il dolce sul piatto, poi primo dischetto, crema, secondo dischetto mele, terzo dischetto panna montata velocemente con il sifone. Scagliette di mandorle e una passata di miele....


Poi visto che mi era avanzato qualche spicchio...guardate qui!

domenica, gennaio 27, 2008

Siete quello che mangiate...


In principio fu lo "spaghettifresser" affibiatoci dai tedeschi. "Divora-spaghetti", suona la traduzione letterale, con la doverosa precisazione che il termine "fresser" implica connotazioni peggiorative, dacché sta per "ingurgitare alla stregua delle bestie".
E tanto per non farsi mancare nulla, i simpatici dello Der Spiegel aggiunsero una simpatica calibro 38 al posto del sugo.
Ma erano gli anni di piombo, quelli.

Chiaramente, non l'abbiamo proprio mandato giù, quel piatto di spaghetti: e subito siamo ricorsi alla rappresaglia neolessicale. Mangiacrauti, mangiawurstel, tracannabirra, quanti ancora?

Appiccicare epiteti legati alla Weltanschauung gastronomica è pratica diffusa e vecchia come il mondo.
D'altronde, quando Feuerbach consegnò alla storia il più sputtanato aforisma gastroantropologico, l'avremmo quantomeno dovuto mettere in conto, il b-side della medaglia.

Passando perciò in rassegna la lista delle elucubrazioni gastrorazziste, ci imbatteremo nel Frogs (mangiarane) dedicato con affetto dagli inglesi ai francesi. Che, di par loro, presero a chiamare gli albionici "limoni", per via della decisione, da parte della Marina Inglese, di aggiungere ingenti scorte di Vitamina C nelle stive per combattere lo scorbuto.

Diatribe a tavola (e non solo) all'ordine del giorno anche negli Stati Uniti multirazziali, dove i colored si riferiscono ai bianchi chiamandoli "crackers". Scelta dettata dall'insana passione per quell'alimento friabile, ma anche per la fisicità non certo imperiosa.
I bianchi, di par loro, danno ai colored dei "cocomeri" (e qua una serie di perché).

Con il termine marrano, poi, nella Spagna del Cinquecento venivano chiamati gli ebrei.
Marrano deriva dall'arabo "muharran", "cosa proibita". All'epoca l'influenza della cultura mozaraba nella penisola era ben radicata. Cosa proibita par excellance per gli ebrei, il consumo di carne di maiale. Perciò, muharran = maiale = ebreo.
Logica inattaccabile.

Ma ce n'è anche per i chicanos (detti beaners, da bean eaters, mangiafagioli), per i cinesi/giapponesi (ineluttabilmente accomunati dall'abitudine del mangiare riso nella categoria tutta romanesca dei "cagariso"), per in nordici (non importa quale latitudine, tutti polentoni).

Personalmente, il mio preferito resta quel "magnabracchetti" (il bracchetto è una razza di cane molto usata per la caccia) che mio nonno monteromanese dedicava, con tutto il cuore, ai tarquiniesi.
Il perché, però, devo ancora capirlo.
Quando gli chiesi "Perché magnabracchetti?", rispose con tutto il candore possibile: "Perchè so' tarquignesi".

E voi, ne conoscete altri?

"Siamo ciò che mangiamo, e se non mangi come , o non ti piace ciò che mangio, sei mio nemico".
Stewart Lee Allen, "Nel giardino del diavolo - Storia lussuriosa dei cibi proibiti".

venerdì, gennaio 25, 2008

Canapè

La ricetta più tardi...

Avete già capito?? Sicuri??

Ok...scrivete la vostra idea nei commenti...nel pomeriggio la ricetta sarà on-line!


E come promesso ecco la ricetta...
Si tratta di una mousse di melanzane al timo con primo sale di capra.
Le ho preparate semplicemente affettando il pane sottilmente e facendolo dorare a forno non troppo alto. Le melanzane sono state lavate e saltate in padella con aglio e un bel rametto di timo sale e pepe. Cotte e lasciate freddare sono state poi frullate con dei tocchetti di un freschissimo primo sale di capra trovato per caso al supermercato. Una lamella di mandorla per decorare e son pronti!
Sopra avrei voluto mettere anche un po di sale al timo ma il timo lo avevo finito (la piantina era totalmente scotennata! :( ) e quindi ho dovuto rinunciarci!

mercoledì, gennaio 23, 2008

Marino & Domenico, storia di pani


Marino e Domenico si sono conosciuti nel cantiere in cui si spezzano la schiena.
Si sono rimasti subito simpatici, due chiacchiere e via durante la pausa pranzo, una risata, una pacca sulle spalle ad alleviare la fatica per il duro lavoro.
Marino, che è nato e cresciuto sui Colli Albani, porta dentro di sé l’aura mitica della rosetta.
Ne passa a prendere tre tutte le mattine, en passant prima di trascinarsi al lavoro in tutona da metalmeccanico, col suo Garelli roboante, al forno sotto al mercato. Quando il fornaio gliele ripone nel sacchetto di carta straccia sono ancora calde. D’altronde, alle cinque di mattina, Marino gode dei privilegi riservati ai primi in assoluto.

Domenico, invece, stringe sottobraccio il sacchetto con la pagnotta di grano duro che ha reso famoso, nel circondario, il suo paesello natio. Sulla corriera che lo porta in città, a volte, s’addormenta tenendo stretto al petto quel pane dalla scorza dura e dal cuore tenero, proprio come lui. Proprio come Marino.

Marino è un uomo d’altri tempi. Uno di quelli che se entri nella sua stanza senza aver bussato è capace di farti tornare indietro, bussare, aprire la porta, e una volta entrato dire “Buonasera nonno, scusate se vi disturbo”. Marino esige gli si dia del Voi.

Domenico, come tutti, nel paese, lascia la moglie intenta a preparare la pizza con la zucca, o ad impastare il pane nelle luci dell’alba, ché nel paese ognuno il pane se lo prepara da sé e poi va a cuocerlo al forno comunale. Ogni famiglia ha il suo marchio distintivo, col quale riconoscere le pagnotte. Il suo è l’occhiale disegnato dall’impugnatura delle forbici.

A Marino piace tanto la pagnotta di paese. Gli ricorda le gite fuori porta, l’idea improvvisa di sedersi sotto un faggio, affettare qualche rondella di corallina e stappare il fiasco col vino nuovo.

A Domenico, invece, piace la rosetta. Perché racchiude in sé quell’atmosfera trasteverina che non ha mai visto di persona.

Marino e Domenico si scambiano i pani per la pausa pranzo. E si sorridono contenti.

Marino e Domenico, in quell’istante, neanche immaginano che la nipote dell’uno ed il figlio dell’altro, quindici anni dopo, si incontreranno, ed innamoreranno.
Per poi dare alla luce me, che quarant’anni dopo, o poco più, sarei stato qua a raccontarvi la loro storia.
La storia di Marino e Domenico, di una pagnotta, di una rosetta.


[Foto: Lunchtime atop a Skyscraper, Charles C. Ebbets 1932]

lunedì, gennaio 21, 2008

Sarde a beccafico

Penso che questo sia il finger food per eccellenza...croccanti e saporite una tira l'altra e finiscono in un batter d'occhio!!

Sarde a beccafico... un nome, quello di questo piatto, dalle origini curiose.
Il Beccafico è infatti un volatile dalle carni prelibate, goloso di fichi (che, per l'appunto, becca).
I nobili siciliani, veri gourmet, erano soliti riempire proprio i beccafichi con questo composto.
Ma lo status quo, allora come oggi, non prevedeva livellamenti di sorta. Da una parte i ricchi, dall'altra i poveri - storia che sempre si ripete.
Chiaramente, le beccafiche non rientravano nelle possibilità economiche dei popolani, perlopiù pescatori.
Per loro, ogni giorno erano sarde.
In tutte le salse, occhei, ma pur sempre sarde.
Poi fu l'illuminazione.
Se non puoi avere quel piatto inarrivabile, cerca almeno di ricrearne la sensazione.
Fu allora che il volgo prese a riempire, con la stessa miscela di ingredienti, ciò di cui più disponeva.
Sarde, per l'appunto.
Mettetevi all'opera:
Sarde eviscerate e deliscate
Il ripieno:
Pecorino, pancarrè, prezzemolo,origano, aglio, uvetta (ammollata in acqua tiepida), pinoli tostati tagliati grossolanamente, buccia di arancia e limone tritata, sale e pepe.

Privare il pancarrè della crosta, frullarlo con un pezzettino di aglio privato dell'anima, origano, pecorino grattato, aggiungere i restanti ingredienti e aggiustare di sale e pepe.

Distribuire il composto sulle sarde e arrotolarle partendo dalla testa fissandole con uno stecchino. Passarle nella farina, nell'uovo e nel pangrattato.

Friggere in olio abbondante.

giovedì, gennaio 17, 2008

Carbonara Day!

Anche nel Monolocale si è festeggiata la Giornata Internazionale della Cucina Italiana proposta dal Gruppo Virtuale Cuochi Italiani!
Perdonate la foto ma far freddare quel popò di spaghettoni sarebbe stato un peccato!!

Piccolo sondaggio...Voi siete per gli spaghetti o per i rigatoni??

martedì, gennaio 15, 2008

Vitamina C


"Bri, oggi però dobbiamo studiare".
Me lo dice con un’espressione risoluta dipinta sul volto.
Ci mettiamo l’uno di spalle all’altro, così, per non farci prendere dalla tentazione di uno sguardo, di una distrazione. Di un sorriso.
Giù, gobbi sui libri, senza poter rialzare la testa se non dopo aver letto l’ultima riga dell’ultima pagina. Se non dopo l’ultimo punto. Prima di catapultarci verso l’ambito premio, il cioccolatino di chi finisce prima.
Dura poco, per me, questo pomeriggio di studio. Sarà che non ne ho troppa voglia, sarà quel che sarà.

Mi perdo con lo sguardo nella pelle grinzosa di quella mezza tonnellata d’arance rosse di Sicilia, giunte per direttissima dal Siracusano, che hanno invaso ultimamente il Monolocale.
Ve ne sono in ogniddove.
Arance rosse nel cesto della frutta. Arance rosse dentro ai vasi. Arance rosse nei cassetti.
Cos’è quella cosa sferica, rossiccia, sotto il tavolo? Toh, un’arancia rossa.
Ce n’è una miriade anche di fronte a me, attorno ai libri, a fianco del computer.
Mi ricordano gli inverni di vent’anni fa, quando nella casetta di mia nonna, al paesello, vergavo temi in bella calligrafia sul quadernone con le righe di terza elementare, e lei poggiava sui cerchi in ghisa della stufa a legna qualche scorza d’arancia, che, sfrigolando, s’abbruniva ed emanava un profumo dolciastro che da quel giorno, per me, è il profumo dei compiti a casa.

Reclino la testa e mi metto ad osservare Chiara.
È bella e dolce come un’arancia rossa di Sicilia, mentre studia china sul tomo di chissà quale diritto. Legge, tossisce, prende appunti.
D’istinto, m’alzo e mi avvicino alla cucina.
È strana, per chi sa quali sono i ruoli nel Monolocale, la scena.
Chiara riversa su pagine piene di caratteri, Chiara con una penna in mano.
Fabrizio ad armeggiare sul piano a fianco dei fornelli, ad aprire ante, a maneggiare utensili cucinieri (o pseudotali).

Le porto, in un bicchiere decorato da una fetta d’arancia, rossa, rilucente e solare, una spremuta d’arance d’altri tempi.
Grazie, avevo proprio bisogno di un po’ di vitamina C”.
Io, a guardarla sorridere e poi sorseggiare lentamente, sostenendo il bicchiere con le sue manine, mi rendo conto, semmai ce ne fosse bisogno, che alla mia dose quotidiana di vitamina C(hiara) non potrei mai e poi mai fare a meno.

[Nella foto, Vitamina C di Hellyhc)

domenica, gennaio 13, 2008

Bacalao meravigliao



Era da quando avevo assistito alla lezione dello Chef A.Chiappini che non facevo altro che ripropormi di preparare al più presto il Baccalà (anzi meglio Lo Stoccafisso) alla Vicentina.

Buono, mamma mia come era venuto buono...morbido, delicato...con quella maionese ottenuta dal fondo di cottura così appetitosa...insomma una vera goduria!!

Ma sarò in grado di rifarlo nella piccola cucina del monolocale?

Ebbene si!! Sono veramente soddifatta!! Anche se non ho seguito (come sempre faccio!) pedissequamente la ricetta tradizionale il risultato è stato eccelso!!

Come preparlo?

Innanzi tutto vestitevi in fretta e fiondatevi dal vostro pescivendolo chiedendo un bel pezzo di Baccalà (possibilmente della varietà Gadus Morhua dei freddi mari del nord) già ammollato in modo che per cena potrete già gustarlo!

Passate anche dalla fruttivendola ed acciuffate un paio di cipolle dorate...e se ha anche il banco frigo un cartone di latte fresco.

Tornati a casa si comincia a preparare:

Affettate finemente la cipolla e mettetela in un tegame con abbondante olio e.v.o. (abbondate pure) e fatele cuocere a fuoco bassissimo, quasi spento per un'oretta. Per le dosi la confraternita indica 1 l d'olio per 500g di cipolle, 1 kg di baccalà (12 pers).

Intanto fate a pezzi il baccalà e cospargetelo con un velo di farina, aggiungetelo alle cipolle e unite latte fino a coprire quasi il pesce (io ho aggiunto anche una foglia di alloro).
Sempre a fuoco bassisimo per 3 ore circa.

A questo punto avrete avuto tutto il tempo di preparare un'ottima polenta da servire come contorno (io in verità ho preparato delle semisfere di semolino che mi piace di più!).

Emulsionate parte del fondo di cottura con un minipimer ed otterrete un splendida maionese che servirete accanto al baccalà.
Non paga mi sono preparata anche uno squisito dolcetto che però ho postato sull'altro blog...si tratta di Chocolate negro caliente con vela di panettone croccante...
Niente male come cenetta no?

E=mc²


Se guardando la foto vi ritrovate ad esclamare: "Ecco, il quarantacinquesimo quadratino della ventisettesima riga sono io", beh, allora vuol dire che avete scelto di vivere in MondoCibo.

Venendo in soccorso agli infaticabili scorritori di blogrolls, agli assidui sottoscrittori di feeds, agli aggregatoraholics, MondoCibo propone ogni giorno una lista di quanto di meglio la foodblogosfera italica abbia sfornato.

Perciò arriviamo alla formula del titolo.
Monolocale in Centro su Mondo Cibo, ovvero MC al quadrato.

E la "E"?
Il significato della "E", perché non provate a proporlo voi?

giovedì, gennaio 10, 2008

Salmone affumicato con aria di arancio e finocchio


Dopo le feste natalizie una confezione di salmone affumicato avanzata in frigo è un must...


Dovevo smaltirlo assolutamente...


E quale sistema migliore se non quello di mostrare ai miei amici parte delle incredibili funzioni del mio nuovo stratosferico mini-kit dei fratelli Adrià!


Con appena 5 minuti servito un leggero aperitivo composto da semplice misticanza alla base, una fettina sottile del bestione norvegese affumicato e una soffice aria ottenuta emulsionando 70g di succo filtrato di arancio messo qualche ora in infusione con dei semi di finocchio pestati, 180g di acqua e 3 dosi di lecite.

Non avete il kit e volete provare queta ricetta? Niente panico 2 soluzioni:

O preparate una emulsione aggiungendo dell'olio e diminuendo nettamente l'aggiunta d'acqua;
oppure al supermercato comperate la lecitina di soia, la polverizzate nel mortaio e ne aggiungete 2 cucchiaini circa.

domenica, gennaio 06, 2008

Ealuscerwen

[Una premessa doverosa. Non amo il connubio film & libri. Specie quando legati in un rapporto di causa-effetto. Per questo non approvo il fatto che l'edizione Einaudi Tascabili del poema epico germanico Beowulf riporti, sulla fascia, un messaggio sull'omonimo film di Zemeckis uscito a Novembre. Ce la vedete una Bibbia con la cinta inneggiante "Da questo libro tratto il film I Dieci Comandamenti con Charlton Heston?"]


Flashback.
Sono in un'aula qualsiasi della Facoltà di Lettere dell'Università di Roma Tre.
Fuori piove.
Dentro si tiene una lezione.
Filologia Germanica II, il corso.
Prof.ssa Falluomini, la docente.
Si analizza il Beowulf.

C'è un passo che ha da subito colpito la mia attenzione. Sono i versi 769-770, per la precisione, questi:

eorlum ealuscerwen · yrre ron bēgen 769

rēþe renweardas · reced hlynsode. 770

[in rosso, le allitterazioni]

E' la scena dello scontro tra Beowulf e Grendel.
La docente si sofferma su "Ealuscerwen" (cerchiato, nella foto, in terza riga).
Si parla di birra, e mi si drizzano le antenne.

Divagazione.
Assaggiautore di birre, a quel tempo, non ero ancora.
Né tantomeno provetto domozimurgo.
Però avevo già vissuto qualche tempo in Belgio, e ne avevo assaggiate un bel po', di birre. Conoscitore honoris causae, vale?

Nel mondo germanico, il bere -specialmente birra- ha una forte funzione di collante sociale.
Nel linguaggio runico, tra i molti lessemi magico-religiosi, si scorge anche una runa appositamente indicante la birra, "ealu".
"Ealu" (dal quale deriva l'inglese moderno ale) significa anche "fortuna".
Non a caso, i banchetti erano i momenti di massima "fortuna", gioia, spensieratezza, magari dopo una battaglia campale. E ad irrorare quella gioia, fiumi di birra.
Il complesso rituale di distribuzione della birra, tra l'altro, vede la donna ricoprire un ruolo topico. E' la regina che, al banchetto, porge le coppe ai convenuti.

Ma non c'erano regine, in quella sa(u)la. E nemmeno birre.
C'era una spiegazione lunga e contraddittoria su quell'hapax legomenon (ovvero una parola che appare una ed una sola volta in tutto un corpus letterario).
Scerwen sta sì per "distribuzione" ma anche "privazione", e allora cosa avrà voluto dire l'anonimo autore del poema?
Privazione della birra (e quindi scoramento)?
Privazione della fortuna (e quindi paura per la sconfitta incombente)?
Oppure distribuzione della birra (e quindi della fortuna) per l'incontro che invece volgeva al meglio?

Io, con la mente, ero già davanti ad una De Koninck (che, tra l'altro, significa "Del Re").
Con me c'era anche la regina.
Ma questo, il re e la professoressa era meglio non lo sapessero.

venerdì, gennaio 04, 2008

Il menù di Natale...Baby!!

Ed ecco qui alcune delle prelibatezze assaggiate al Ristorante Baby di Roma proposte dal celeberrimo chef Alfonso Iaccarino il giorno di Natale...


Zeppola di astice in salsa agrodolce


Lasagna napoletana

Pernice rossa in rete con tortino di mele renette ed arance

Babà con confettura di albicocche e zabaione al marsala

Zeppole e struffoli

mercoledì, gennaio 02, 2008

....Tanti Auguri di Buon Anno!!...

Ta Daaaannnnn......ed ecco lo stratosferico regalo natalizio del mio spumeggiante uomo!!!!!
Si si...è proprio lui....il Mini-kit di sferificazione dei fratelli Adrià....

Ancora sono incredula e lo accarezzo dolcemente tutte le sere prima di addormentarmi....

Le sperimentazioni nel "Monolocale" sono appena agli inizi...

Questo è il primo raviolo che abbiamo fatto: si tratta di un raviolo liquido di banana profumato alla cannella...
Ora cerco ricette, consigli, piccoli trucchi, accorgimenti...se ne avete lasciatemi un messaggio, oppure scrivetemi una mail....
Ancora un buon anno a tutti!!