
Monolocaleincentro – interno – notte.
Drappello di persone impegnate in conversazioni fitte.
Effluvi ammalianti provengono dalla cucina.
“…sai, di quelle che ti lasciano spiazzato, una serendipità in piena regola.”, pontifichi istrionico.
“Serendi…che?”, erompe L., seduta sul cuscino di fronte al tuo, mentre affonda il cucchiaio in una piñamide creata all’uopo per allietare lo strascico di una serata in cui si è deciso di “tirar tardi carezzando i brandelli sfilacciati di una notte blu di prussia” (dov'è che l'avevo scritto? ah, qua). Ti mordi il labbro. “Basta coi virtuosismi linguistici”, t’eri ripromesso, ma è più forte di te.
“Vedi quella stecca di cannella di Ceylon là, appoggiata sul piatto?”, esordisci erudito.
L. annuisce con lo sguardo di chi si prepara a seguire un lungo ragionamento.
“Quell’isola, un tempo, si chiamava Serendippo. Una storia narra di come tre re, che di là venivano, girarono il mondo imbattendosi nelle più insperate e piacevoli sorprese, forse così piacevoli proprio perché inattese”.
L. è ancora confusa.
“La scoperta dell’America? Una serendipità. L’assaggiare quel dolce che hai nel piatto, trovandoci dentro la sorprendente gustosità della piñacolada? Una serendipità. Il flashback evocato dalla ratatouille servita al critico nel film col sorcio cuoco? Una serendipità. E sì che era andato per stroncarlo”. Un brusio s’alza tra chi s’è appassionato alle vicissitudini del topino, uscendo dal cinema financo coi goccioloni agli occhi.
L. ora si fa temeraria. “Quindi, quando la mattina apro la finestra per vedere se piove ancora e una zaffata d’odore di terra bagnata mi riporta alle passeggiate nei boschi marchigiani di quand’ero bambina, anche se sono in pieno centro a Roma, quella sarebbe una serendipità?”.
Sorrido accondiscendente.
L., orgogliosa di sé, torna ad affondare il cucchiaio nel budino tremante.
Monolocaleincentro – interno – notte.
Schermo a cristalli liquidi del laptop.
Browser sull’archivio di http://monolocaleincentro.blogspot.com/
Chiara accoccolata al tuo fianco.
Cominci così, per gioco, per riempire un pomeriggio, per sfogarti, un po’ anche – e sì che la tendenza è quella di negare, “chi? Ioo? Naaah…” – per dare sfogo al proprio ego, per autocelebrarsi, detto à
Saltuariamente, prima. Con più frequenza e dedizione, dopo. Successi e calembours. Ricordi ed aspettative. Sapori e profumi ed immagini e…
E serendipità.
Come accorgerti che c’è chi citofona ogni giorno, e se non ci sei lascia un bigliettino così, per salutarti.
Come renderti conto che senza aspettartelo, senza volerlo, compi un anno di vita.
La più serendipica delle serendipità, un anno nel Monolocale.


















