domenica, ottobre 28, 2007

Serendipità


Monolocaleincentro – interno – notte.
Drappello di persone impegnate in conversazioni fitte.

Effluvi ammalianti provengono dalla cucina.

“…sai, di quelle che ti lasciano spiazzato, una serendipità in piena regola.”, pontifichi istrionico.
“Serendi…che?”, erompe L., seduta sul cuscino di fronte al tuo, mentre affonda il cucchiaio in una piñamide creata all’uopo per allietare lo strascico di una serata in cui si è deciso di “tirar tardi carezzando i brandelli sfilacciati di una notte blu di prussia” (dov'è che l'avevo scritto? ah, qua). Ti mordi il labbro. “Basta coi virtuosismi linguistici”, t’eri ripromesso, ma è più forte di te.
“Vedi quella stecca di cannella di Ceylon là, appoggiata sul piatto?”, esordisci erudito.
L. annuisce con lo sguardo di chi si prepara a seguire un lungo ragionamento.
“Quell’isola, un tempo, si chiamava Serendippo. Una storia narra di come tre re, che di là venivano, girarono il mondo imbattendosi nelle più insperate e piacevoli sorprese, forse così piacevoli proprio perché inattese”.
L. è ancora confusa.
“La scoperta dell’America? Una serendipità. L’assaggiare quel dolce che hai nel piatto, trovandoci dentro la sorprendente gustosità della piñacolada? Una serendipità. Il flashback evocato dalla ratatouille servita al critico nel film col sorcio cuoco? Una serendipità. E sì che era andato per stroncarlo”. Un brusio s’alza tra chi s’è appassionato alle vicissitudini del topino, uscendo dal cinema financo coi goccioloni agli occhi.
L. ora si fa temeraria. “Quindi, quando la mattina apro la finestra per vedere se piove ancora e una zaffata d’odore di terra bagnata mi riporta alle passeggiate nei boschi marchigiani di quand’ero bambina, anche se sono in pieno centro a Roma, quella sarebbe una serendipità?”.
Sorrido accondiscendente.
L., orgogliosa di sé, torna ad affondare il cucchiaio nel budino tremante.


Monolocaleincentro – interno – notte.
Schermo a cristalli liquidi del laptop.
Browser sull’archivio di http://monolocaleincentro.blogspot.com/
Chiara accoccolata al tuo fianco.


Cominci così, per gioco, per riempire un pomeriggio, per sfogarti, un po’ anche – e sì che la tendenza è quella di negare, “chi? Ioo? Naaah…” – per dare sfogo al proprio ego, per autocelebrarsi, detto à la Bauman (che difatti non è mica molto stimato dal codice binario, provi a scrivere Bauman su Word ed ecco che questi, in cifra veritas, te lo restituisce Barman).
Saltuariamente, prima. Con più frequenza e dedizione, dopo. Successi e calembours. Ricordi ed aspettative. Sapori e profumi ed immagini e…
E serendipità.
Come accorgerti che c’è chi citofona ogni giorno, e se non ci sei lascia un bigliettino così, per salutarti.
Come renderti conto che senza aspettartelo, senza volerlo, compi un anno di vita.

La più serendipica delle serendipità, un anno nel Monolocale.

In apertura: Lisa Joyce's "Serendipity" (via flickr.com)

giovedì, ottobre 25, 2007

Matcha

Il "Monolocale" è stato rapito dal fascino di questa incantevole polverina verde...





Per ora abbiamo provato soltanto una semplice spuma (latte caldo non oltre i 60° dove fate sciogliere appena di zucchero a velo impalpabile ed il matcha e panna...sifone, una carica...riposo in frigo e via nei bicchierini!) ma mi frullano per la testa un sacco di ricette da preparare assolutamente il prima possibile!!




Voi che passate di qui avete qualche consiglio a riguardo???
Che ne dite...la preziosa scatolina la conservo nella dispensa o è meglio in frigo?

lunedì, ottobre 22, 2007

Tortino tiepido di mandarino con aria di agrumi


...Quei mandarini poggiati sulla credenza si davano troppe arie per i miei gusti...Per questo ho pensato di farli volatizzare... anzi, per dantesco contrappasso, di farne... come dire? Aria

Per fare l'aria basta avere della lecitina granulare e un minipimer ad immersione...utilizzando le dosi dell'incredibile Ferran non ci si sbaglia mai così per questa aria di agrumi riunite 250g di succo di agrumi(tenete le scorze per decorare), 275g di acqua e 1,5g di lecitina granulare che dovrete precedentemente ridurre in polvere per avere un migliore effetto!

A questo punto non vi rimane altro che mettere il frullatore a metà altezza ed incominciare ad incorporare aria, fate riposare qualche minuto in frigo e ci siamo....
otterrete una schiuma soffice, prufumata ed inconsistente...tipo quella del bagnoschiuma!

Io l'ho messa vicino ad un cubotto di torta morbida al mandarino con sopra un filino di miele e degli spicchietti di mandarino pelati a vivo...

Cosa aspettate a preparla???

venerdì, ottobre 19, 2007

Monolocale in Fermento...

E' stata una settimana lunga et impegnativa, di qui la latitanza...
Il Monolocale è stato in fermento (e mai parola fu più appropriata) per la preparazione del primo evento in cartellone per la Condotta civitasvetulina Slow Food.

Che speriamo possa incuriosire, oltre agli amanti della birra, chi è alla ricerca di uno chef giovane e pieno di brio sul litorale laziale.
Leggevo giorni fa della lusinghiera recentio di Senzapanna, che al Papeete - dove si svolgerà la serata "Quei due piccoli, grandi birrifici!" - c'è stata e... per l'impressione che ne ha avuto vi rimando a lei.

Domani, nel frattempo, Roma-Napoli si gioca a porte semichiuse... gran peccato, perché viene meno il face-to-face tra due espressioni della centrosuddità...
Noi, invece, Lazio e Campania li facciamo incontrare eccome, perché i microbirrifici coinvolti sono Maltovivo (di Capriglia Irpina, in provincia di Avellino) e BOA (Birrificio Ostiense Artigianale, di Ostia - omen nomen).

Sulla pagina del Convivium civitasvetulino c'è il menu completo, pensato per noi - con un occhio alla stagionalità, come ben in sintonia con la filosofia Slow - dal grande Antonello, chef Migliore tra i migliori (un invito a nozze per i giochi di parole!).

Sotto, invece, la locandina da cliccare et ingrandire. In calce, infoline e contatti per le prenotazioni.

Mancare è quantomeno sconsigliabile.

In apertura: Fermento 1 - Luigi Piras


lunedì, ottobre 15, 2007

Al mercato del pesce... (divertissement in 30 righe)


Una delle prime cose che si devono visitare
in una città è il mercato
(
Alejo Carpentier, L'Avana amore mio)

Je suis allé au marché...
(
Jacque Prevert, Pour toi mon amour
rivisto e corretto)

L’addetta alla spesa – all’approvvigionamento, mi corregge con una smorfia di amabile saccenza – è lei, su questo non c’è dubbio. Io, al massimo, posso fregiarmi del titolo di accompagnatore ufficiale nonché, spolverando definizioni che sanno di arrampicamento sociale d’antan, di portaborse. La seguo carico di buste in quei viaggi mistici tra i banchi del mercato, stupito dell’oculatezza con cui sceglie quel fagiolino piuttosto che quell’altro. “È che non ti si può lasciar da solo”, incalza umiliante con brio, forse memore di quel giorno in cui, mattina di capodanno, fui lesto nell’accaparrarmi l’ultimo ananas, per giunta avariato, alla modica cifra di nove-euro-nove. “Tu trasformi tutto in un ridicolo nonsense”.

Per questo, oggi che per motivi che sfuggono dal mio eppur volenteroso raziocinio ha deciso di delegarmi alla spesa – uh, all’approvvigionamento –, mi riprometto di non disattendere alle aspettative riposte in me. Il granitico imperativo si sfalda non appena mi immergo nella policromatica moltitudine del mercato. Mi abbandono ai discorsi degli astanti. “Cosa ti compra mamma da mangiare? La vuoi la michetta?”, chiede una mamma ipertruccata alla prole grembiulata. E il bimbo “Mammà, con l’amichetta ci gioco, mica me la mangio”. Il nonsense, dice lei. “Devi andare per prima cosa ai banchi del pesce, sennò finisce tutto”. Non c’è scampo. Nel senso che quando arrivo, dopo essermi perso in mille quisquiglie, lo scampo non c’è più, e nemmeno le mazzancolle, né le cozze. Se il tempo fosse un gambero, tornerei indietro, ma non si può.

Il pescatore laggiù, dal suo banco, mi lancia un’occhiata cattiva. Ho il mio bel da fare per schivarla, perché è un’occhiata bella grossa, diciamo due chili e mezzo, e in più è pure cattiva, ha gli occhi rossi – di rabbia, forse –. “Cosa abbiamo di fresco, capo?” chiedo. “Guarda, ho questi” – e mi mostra un pesce dal profilo etrusco, il corpo striato, le pinne dorsali appuntite – “oppure questi” – indicando squamosi corpi argentei, denti aguzzi, quello stesso profilo inequivocabile. “Ma sono identici….” azzardo io.

“Appunto” controbatte con disappunto “i…dentici”. Ne prendo due, non troppo dissimili l’uno dall’altro. Insomma, i-dentici.

Quando torno a casa, mi guarda con orgoglio. “Bravo, te la sei cavata bene”, proclama, “da oggi ti nomino responsabile per l’approvvigionamento”.

Ed è lì che cado, come corpo morto cade.

In apertura, Italian Fish Market by Sirpa Alalääkkölä

venerdì, ottobre 12, 2007

Mignon chantilly e uva fragola


Purtroppo sono già finiti...uno tirava l'altro e in un batter d'occhio sono spariti!!

Prepararli è stato molto semplice....e se avete il micronde lo sarà ancor di più..ora vi spiego...

La ricetta della Pasta Choux già la avevo postata qualche tempo fa (proprio qui)...adesso però ho scoperto un altro medoto per preparla (chef Marco De Vita docet)...e credetemi vengono fenomenali!

La ricetta che io ho usato è questa:

500g acqua
150gr burro
250g farina 00
50g farina manitoba
8 uova
1 pizzico di sale

Mettere nel micronde l'acqua ed il burro(5' con il micronde "di casa" al massimo). Poi aggiungere in un sol colpo la farina e lasciar cuocere altri 4/5'. Mettere il composto nella planetaria e cominciare a far lavorare la pasta con la "foglia"...quando arriva alla temperatura di 65° si aggiungono le uova una alla volta. Si continua a lavorare finchè non si ha una pasta omogenea.

A questo punto si formano i bignè con l'aiuto di una sacca da pasticcere a bocchetta liscia e si infornano a 180° per 12' circa.

Io li ho farciti con la chantilly (panna, zucchero e vaniglia)

Per il sopra...ora vi dico...in realtà è stato un po un esperiment!o!
Ho tolto i semini all'uva fragola e l'ho spadellata in padella con la vaniglia ed anice stellato, un goccio d'acqua e un poco di sambuca. Poi ho frullato il tutto e passato al colino fino un paio di volte...ho aggiunto una punta di cucchiaino di agar agar e messo in frigo a raffreddare.

Ottimi!


mercoledì, ottobre 10, 2007

L'Advocaat (del diavolo)



Il titolo l'ho preso in prestito da un film che hanno passato proprio qualche sera fa alla tivvì, che m'ha accompagnato in un'insonne notte pre-esame ("dovessi chiedere qualcosa a Satana, che chiederei"?, l'interrogativo. "Un trenta cum laude?", la risposta. Desiderio poi mefistofelicamente avveratosi...).

Lo spunto lo prendo invece da un post d'inizio settimana su Peperosso, dove mi chiedevo cosa ci fosse di più corroborante di un Hot Egg Nogg, sì, insomma, caffé affogato nello zabaione. Anzi, nella sua "variante" fiamminga: l'advocaat.

E qui arrivo al topic vero e proprio: l'Advocaat, o meglio i ricordi - riaffiorati ultimamente -di quella vacanza natalizia.

Per gradi.

Due anni fa si decide, nel Monolocale, di spendere qualche giorno prenatalizio nelle Fiandre. Una buona occasione per incontrare Chris - sì, quello dei Muscoli -, si disse.

Detto fatto, siamo ad Anversa et limitrofi. Ceniamo a Le Dome dove lo chef, informato della presenza in sala di due estimatori giunti dall'italico stivale, ci omaggia d'un dessert creato all'uopo per noi, come dire, ad personam.

Andiamo anche da Hecker, a due passi dalla Schelda, un po' intimoriti dalle gesta del patron Kasper Kurdhal, che la fama lo precede.

E a comprare cioccolata a non finire da Chocolate Line, in quel di Brugge, con le guance arrossate per le zaffate di una giornata di tramontana, eppure assolata.

Che ci fossero poi i mercatini natalizi, per quanto avessimo dovuto intuirlo, non ce lo aspettavamo proprio. E che in uno stand di quei mercatini avremmo assaggiato una prelibatezza inusitata, poi, e chi se lo sarebbe mai immaginato!

Ha un colore ed un aroma caldo, inebriante, piacevolmente ruffiano. Chiediamo come si chiama. Ci dicono Advocaat.

L'advocaat è una crema liquorosa, fatta con tuorli d'uovo, zucchero (o miele), brandy, vaniglia e - quando la consistenza è più densa - panna. Ai mercatini lo servivano così, nature, da assaggiare con un semplice cucchiaino, anche se Mrs Wiki suggerisce sia usato come base per varie tipologie di cocktail, di cui il più famoso è lo Snowball (e cita pure il Bombardino de noantri).

Curiosa è la storia che ruota attorno al nome: advocaat è il prestito naturalizzato, in olandese, per lo spagnolo aguacate o avocado, a sua volta mutuato dal nàhuatl ahuàcatl (sembra uno scioglilingua), che significa... ehm... testicoli. Tale è infatti la forma dei frutti della Persea Americana, che a quanto pare proliferava dalle parti di Paramaribo, in Suriname. Tanto che i coloni olandesi là stanziati, stanchi di guacamole ad ogni ora del giorno, pensarono bene di sperimentare nuove alchimie con la succosa polpa degli avocados. E si imbatterono in questa delizia. Ora, trovare avocados una volta di ritorno nei Paesi Bassi era quantomeno difficoltoso.

E' facendo di necessità virtù che si giunse all'illuminante rivelazione: perché non sostituire la polpa dell'esotico frutto con dei tuorli d'uovo sbattuti?

Voilà, ecco nato l'Advocaat!

lunedì, ottobre 08, 2007

Chips!

Che ne dite di sgranocchiare insieme qualche patatina??
Sbrigatevi a citofonare...nel "Monolocale" stanno andando a ruba!!!
Se poi volete prepararle anche voi...vi dico un metodo veloce ed affidabile per non sbagliare mai!

No no...non c'è bisogno di metterle a bagno tutta la notte...e chi avrebbe tempo!!

Sentite qua...

Tagliate sottilmente le patate con l'aiuto di una mandolina...poi sbianchitele portando a bollore acqua con aceto in proporsione 1 a 5 (cioè un cucchiaino ogni litro d'acqua) quando bolle tuffate le vostre patatine e quando riprende il bollore toglietele e freddatele in acqua e ghiaccio. Asciugatele per bene (onde evitare fuochi d'artificio ai vostri fornelli) e friggetele in olio a 160° circa.


Le vostre patatine rimarranno croccanti per molte ore, pronte da offrire agli amici che bussano all'improvviso!




Io l'ho condite con un sale speziato al pepe di szechwan...Troppo buone!!

mercoledì, ottobre 03, 2007

Tarte Tatin alla banana

Non potete immaginare quanto mi piace rovesciare le tarte tatin appena uscite dal forno ed avere la soddisfazione di non far rimanere neanche un pezzetto di frutta attaccato al testo!
Tutto scivola perfetto e la frutta ben sistemata e lucente aspetta solo di essere tagliata e sistemata vicino una pallina di gelato alla panna che per il calore comincia a sciogliersi!!

Per prepararle ci sono varie maniere..c'è chi fa lo sciroppo, chi ci mette il burro, chi spolvera il testo con lo zucchero e mette dei fiocchetti di burro sulla frutta, chi cuoce per un po sul fornello e poi inforna...io sinceramente vado a periodi e soprattutto dipende dal tipo di frutta.


Questa volta ho preparato una sorta di mou con 100g di zucchero di canna e 60g di burro (il burro anche se so che in pasticceria non si fa l'ho aggiunto ad occhio quindi poi vedete voi se metterne 50 o 70!) . Ho sistemato il preparato sul fondo di un testo da forno, ho sistemato le banane che avevo precedentemente sbucciato e tagliato in due nel senso della lunghezza e sopra ho messo la pasta sfoglia facendo ben attenzione a farla aderire ai bordi.

200° finchè la pasta sfoglia non è ben dorata e poi quando esce dal forno la capovolgete sul piatto da portata. Io l'ho accompagnata in mancanza di gelato con una quenelle di ricotta vaccina montata con poco zucchero e qualche semino di papavero che con le banane ci si abbina che è una bellezza!!
La conoscete l'origine di questa torta??
Io l'ho trovata girovagando su internet...
La storia vuole che la Tarte Tatin debba il suo nome a Caroline e Stephanie Tatin, due sorelle proprietarie di un albergo a Loret-Cher, nella Francia di fine '800. Mentre Caroline aveva essenzialmente mansioni amministrative e di accoglienza dei clienti, Stephanie era la regina della cucina, ed il suo cavallo di battaglia era la sua ottima torta di mele. In una giornata in cui l'albergo era straordinariamente affollato ed i ritmi in cucina erano davvero forsennati, Stephanie, nel preparare la tanto richiesta torta di mele, infornò una teglia nella quale aveva disposto solo le fettine di mela, dimenticando totalmente l'impasto della torta. Una volta resasi conto dell'errore, non si perse d'animo; tirò fuori dal forno la teglia con le mele, vi versò sopra l'impasto, e, una volta cotto il tutto, capovolse la torta su un piatto e la servì. L'entusiasmo per la nuova creazione da parte degli ospiti dell'albergo fu incommensurabile e l' innovativo dolce di Stephanie Tatin cominciò ad acquistare una notorietà sempre maggiore, al punto che, ben presto, la Tarte Tatin entrò a far parte della lista dei dessert dell' elegante ristorante parigino Maxim's. Ancora oggi, nessun dolce in Francia è più popolare o richiesto della Tarte Tatin. Quindi, la prossima volta che vi capiterà di combinare qualche pasticcio ai fornelli, prima di disperarvi e di buttare via tutto, aspettate: potreste aver appena dato vita ad un nuovo piatto destinato a fare storia.

martedì, ottobre 02, 2007

Panelle




Venerdì in edicola ho comprato questo...

Sfogliandolo mi è venuta una irrefrenabile voglia di panelle...poi li erano spiegate così bene (ed ancora devo vedere il dvd!)


Un salto al supermercato per comprare la farina di ceci e subito davanti ai fornelli a preparare la polentina (250g di farina per 1l di acqua).


Si parte mescolando insieme i due ingredienti, poi si portano sul fuoco e si cuociono finchè non diventa una crema ben corposa (circa 20 min dal bollore). Si stende sul del marmo oleato o semplicemente della carta forno ben unta (come ho fatto io) lasciando uno spessore di circa 1 cm e quando è fredda si taglia e si frigge in olio di oliva ben caldo. Sul libro ho visto che aggiunge una manciata di prezzemolo tritato alla polentina...io avevo dimenticato di comprarlo così ne ho fatto a meno!

Dovete servirle prima di subito mi raccomando altrimenti la bella crosticina fragrante si rovina!!