domenica, settembre 30, 2007

Orecchiette


Questa mattina mi son svegliata con la voglia di impastare!!

Le solite fettuccine però non mi andava di farle...i maltagliati sarebbero stati banali...così mi son detta..."Perchè non provare con le orecchiette!"...

A questo punto dovevo trovare qualcuno che mi spiegasse come fare e non avendo ne amici ne parenti pugliesi mi sono affidata alla "tecnologia"...



Su YouTube ho subito trovato il filmato che faceva per me...me lo son guardato un paio di volte...un'occhiata anche a Gennarino e subito in cucina!!
Le prime venivano di forme improbabili...ma poi ci si prende la mano...la prossima volta verranno tutte perfette!

Per il sugo...dato che non avevo molto tempo per prepararlo ho optato per una una cosa semplice ma molto saporita...

Pomodori secchi fatti rinvenire in acqua e aceto bollente per 4-5 minuti, origano fresco, olive di gaeta, qualche acciughina, capperi di pantelleria, olio e.v.o. e se la avete (io purtroppo no!) qualche fogliolina, ma poca, di menta fresca.

Frullate il tutto e scaldate in padella aggiungendo un po di acqua di cottura delle orecchiette, mantecate e servite con sopra un po di noci fresche appena tritate al coltello.

Mhmhmh....che pranzetto!!!

giovedì, settembre 27, 2007

Via Meme, numero 8...

...è l'indirizzo estemporaneo del Monolocale in Centro, dal momento in cui Cat&Giu ci hanno girato l'ardua incombenza di dare continuità al Meme.

Le regole, semplici semplici: mettere nero su bianco otto-cose-otto che ci riguardano: importanti o facezie, ricordi o regole di vita. Senza dimenticare, poi, di coinvolgere altri otto partecipanti. Ah, dimenticavo... Riportare poi le regole in un post dedicato!

Va da sé che nel Monolocale ogni numero viene raddoppiato, i contributi sono duplici e come sempre, intuitivamente, F è Fabrizio e C è Chiara...
Il leit-motiv che abbiamo deciso di seguire è stato dettato da otto vasi di Pandora presenti nel Monolocale, da ognuno dei quali si sprigionano pensieri e rimembranze.

La finestra.
F: da quella del Monolocale si vede il mare. Anche da quella di un hotel a Benalmadena fuori stagione si vedeva il mare della Costa del Sol. Prima del mare, la spiaggia. Su quella spiaggia, Chiara, un puntino in lontananza. Dalla finestra dell'ottavo piano, io e il mio compagno di stanza in gita scolastica. Addito Chiara e dico... "Mi sà che ci provo con quella là...". Nove anni fa, occhio e croce.
C: Le finestre del Monolocale sono sempre aperte e le serrande sempre alzate anche di notte...così la mattina ci si alza con il sole. Per questo inverno però dovrò rinunciare al sole che mi sveglia timido sotto le lenzuola...son diventata mattiniera e l'alba la intravedo dal finestrino del treno...(dei desideri?? bah!!...forse si! )

Lo stereo.
F: accendo pochissimo lo stereo di casa, men che meno quello in macchina. Preferisco i miei pensieri alla musica. Però c'è stato un periodo in cui era il pane quotidiano, e otto-ore-otto al giorno le passavo a far rimbalzare la testa su un boomcha. Dallo stereo del Monolocale è uscito per la prima volta, in anteprima mondiale, Qua si parla di relax, che sta sull'album "L'ottavo comandamento" di F.i.t. Prod, featuring anche il sottoscritto. Nell'estate 2001 è stato il terzo pezzo più gettonato nei juke-box sardi, mica pizza-et-fichi.
C: A casa dei miei nonni c'è una parete intera di vinili di musica classica...ed è stato proprio mio nonno a trasmettermi questa passione...ogni pomeriggio con le mie dita fine tiravo fuori un disco a sorpresa, ci appoggiavo sopra la preziosa puntina e ascoltavo in dormiveglia le armoniose melodie. Per la mia comunione finalmente ricevetti uno stereo tutto mio...era così bello che ancora lo tengo in camera...sopra c'è appoggiato l'i-pod nano.

Il divano.
F: avrò avuto otto anni quando mia madre, un giorno, lasciò me e mia sorella sul divano, piazzati davanti ai cartoni animati, con un pacchetto di Puff al formaggio investiti del ruolo di baby sitter ex machina. "Ci metterò massimo otto minuti prima di far ritorno", deve aver pensato. Ci trovò là, mia sorella paonazza che quasi soffocava per una sferica maledetta patata di traverso. La salvò con freddezza. Peccato, avevo già preparato forchetta e coltello per una tracheotomia faidaté.
C: Dove si dorme meglio?Il divano davanti la tv!! Quando mi voglio fare un regalo, perchè magari ho fatto un esame e finalmente sono in vacanza, subito dopo la colazione ( se non con la tazza di caffè ancora in mano) mi sdraio sul divano e mi vedo un film...per me il vero ozio...l'ultima volta che l'ho fatto?? Bhè confesso....questa mattina!!!

La libreria.
F: una volta c'era si comprava la bara con vent'anni d'anticipo, con il pretesto di esorcizzare il trapasso e procrastinarlo più in là possibile. Il mio rapporto con mensole, librerie ed affini è l'esatto inverso. Le compro con il fermo intento di riempirle il prima possibile. La cosa bella è che il più delle volte ci riesco. E che per casa non c'è più una parete libera.
C: Una parete, forse anche soppalcata, con la scala, le luci mirate e il legno massello...i libri che conosco.. quelli miei, quelli scelti, studiati, segnati,sudati... nel Monolocale non c'entra... è un sogno da realizzare!

L'armadio.
F: da piccolo non avevo il minimo dubbio sul fatto che, oltre ai vestiti, contenesse un mondo popolato da personaggi sempre diversi, di solito gli stessi che dominavano i sogni. Così nell'ordine hanno vissuto nel mio armadio Pinocchio (non uno qualsiasi, no, quello di Comencini, che mi faceva una paura...!), il Lenghero - un mostriciattolo col corpo a forma di nocciolina e lunghe zanne affilate -, il Cappellaio Matto di Alice, e una Statua senza braccia che cercava di strangolarmi...
C: Nella vecchia casa nella mia camera c'era un armadio molto grande con dentro i vestiti di tutta la famiglia...lo odiavo...color panna...non lo potevo proprio vedere!! Ora ho un armadio molto carino,antico...me lo sono scelto con tanto amore...proprio come desideravo...la pecca?E' piccolo!! E ogni tanto ripensando al vecchio armadio capisco che non era poi tanto male!

Il computer.
F: ci passo almeno 8 ore al giorno davanti, 8 giorni su 8. Da sempre. Cambiano solo i modelli. Alle elementari mi imbucavo a casa del Paffutello, ogni pomeriggio, per giocare col suo Vic20. Me ne andavo solo quando tutti, nella sua famiglia, erano già seduti a tavola per cenare. Declinando ogni volta l'invito ironico del Paffutello: "Ti fermi a cena con noi, così dopo giochiamo un po' al computer?".
C: Per me amante delle nuove tecnologie il computer ha sempre occupato un posto di massima importanza. Era una gita della quarta elementare quando arrivata in fondo agli scalini del famoso Pozzo di San Patrizio ho espresso il desiderio "Vorrei tanto un computer"...dopo qualche mese il pc era sulla mia scrivania!

La tivì.
F: se la guardo per troppo tempo mi vengono i sensi di colpa. Guardare la Tv è, per eccellenza, l'attività del dolce-far-niente. Merce rara. Una volta persi l'autobus che m'avrebbe dovuto portare a scuola. Peccato. Una mattinata da riempire, ma come? Mi sparai endovena tutta la saga di Rocky, dall'1 al 4. Entusiasmandomi, addirittura. Commovendomi, financo. Quel giorno, mia madre la chiamai Adriana.
C: L'enorme conquista della tv in cameretta è durata assai poco...mi son stufata subito...da quel giorno per addormentarmi preferisco un bel libro.

La cucina.
F: ah, la cucina. Il Sancta Sanctorum di Chiara. Che, dopo mia nonna-quella-di-paese, è stata l'unica a permettermi di assistere, addrittura di partecipare. A casa di nonna-quella-di-città era vietato stare in cucina, il luogo dei grandi. Dove si parlava con le parolacce, si fumavano sigarette e circolavano pentoloni d'acqua bollente pericolosissimi. Però, poi, è lì che allestivano il "tavolo dei piccoli". In cucina, come si faceva con la servitù una volta! Mah....
C: Sulla cucina non posso raccontarvi nulla...per me è una passione così grande ed io sono così piccola ed inesperta che ancora non so quale sarà l'episodio che sceglierò da portarmi nel cuore!

Ora... Messieurs, faites vos jeux:

Stefano, Claire, Dolcetto, a-ri-Stefano, Grissino, Loris, Viviana e, "ciliegina sulla torta", Tuki

mercoledì, settembre 26, 2007

FOOTBALL TIME - SBOCCONCELLAMENTI E SORSETTI POST BIR&FUD

Mettete che perversioni da calendario calcistico sciorinino, in rapida successione, mercoledì e domeniche di Champions League e succulente sfide di campionato, tanto che il Monolocale s’è trasformato in una sorta di Kop, però di giallorosso agghindata…

Quale più divino passatempo di sbocconcellare (tra l’altro divenuto il termine preferito da Chiara, ultimamente) prelibatezze easy-eating?

L’onore delle armi va allora alle chips “buone e pulite” di Jonathan Crisp (per la cronaca, in vari flavours) sgraffignate in quel gioiello di bottega che è Bir&Fud in Via Luca Valerio, dove il sapiente e simpatico Mirko, oltre a dedicarci un’oretta di interessanti divagazioni ed aneddoti, ci ha suggerito anche qualche chicca birraia.

Chiaro che Chiara (uh, pardon per il gioco linguistico) abbia già messo in cantiere abbinamenti sfiziosi da propinare al più presto…

Nel frattempo sbocconcelliamo patatine, mentre chi scrive sorseggia – non gliene voglia la Guinness, ché usa la sua pinta griffata – la Milk Stout di Left Hand, che vanta tra gli ingredienti lattosio e fiocchi d’avena (typically yankee) e che qualcuno ha definito fantasiosamente Breakfast Beer…(uh?), e Chiara si lascia abbindolare dal fascino anglosassone della Salopian’s Entire Butt Porter.

Shhht, comincia la partita….



lunedì, settembre 24, 2007

Cocoliche e neococoliche


A noialtri occidentali, gente dell'emisfero boreale, piace tanto parlare per anglicismi. Per questo definiremmo la cucina cocoliche come una cucina, ehm, fusion.
D'altra parte, il cuore xénes dell'Argentina porteña, gente dell'emisfero australe, uh, agli antipodi di noialtri, il termine se l'è coniato in casa, guardando all'altra parte dell'oceano, ricordando con nostalgia terrazzini profumosi di basilico.

Cocoliche.
La nascita delle parole è un fenomeno che -almeno personalmente- ho sempre ammirato come evento quasi mistico.
Capita che a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, tra le migliaia di immigrati italiani sbarcati a Baires (insieme a tedeschi, spagnoli presto detti gallegos, polacchi, libanesi, ognuno dei quali ha conferito alla città porteña il carattere cosmopolita che la contraddistingue) ci fosse un certo Antonio Cuccuoliccio. Cuccuoliccio trova lavoro come sguattero nel circo dei fratelli Podestà. Non fa niente di particolare: dà di ramazza, lava, fa quello che c'è da fare. Soprattutto, parla con molta difficoltà lo spagnolo, mescolandolo con elementi di italiano. Fin qui nulla di speciale, questa era un po' la prassi per i milioni di tanos (diminutivo di papolitanos, "napoletani", epiteto dispregiativo affibbiato agli immigrati italiani) che affollavano il quartiere de La Boca, roccaforte italiana nel mondo a testa in giù.
Poi, capita che un comico si metta, un giorno, ad imitarne il gergo sul palco. E' subito successo, e nasce un nuovo personaggio, appunto, Cocoliche.

La cucina cocoliche, per assimilazione, è la cucina dell'interpolazione per eccellenza.
Nei quartieri ad alta densità d'immigrati, tra le donne del vicinato, impegnate ad arabbatarsi col poco che c'era, capitava non di rado di scambiarsi ricette, ingredienti, tecniche di cottura. Metteteci le difficoltà oggettive di comunicazione, ed ecco che avrete una cucina eclettica, eterodossa...in una parola, cocoliche.
Eclatante è il caso dell'icona della cucina cocoliche, arruffona e confusionaria: la Milanesa Papolitana.
Ai limiti del nonsense geografico, consiste nello stravolgimento della milanese, arricchita da salsa di pomodoro, bacon e formaggio fuso, tutto ripassato in forno.

La culinaria neococoliche non è che il risultato dei mille Cuccuoliccio dei giorni nostri, cinesi boliviani peruviani protagonisti dei nuovi flussi migratori. Così, tra i barrios di Baires, oggi trovi fianco a fianco patate per fare la huancaìna peruana, mazamorra e chicha morada, wan-tang e cebiche (al quale dedicai un post tempo fa).

Si dirà "ah, poteri della cucina fusion".
Eh no.
Esto es el cocoliche.

venerdì, settembre 21, 2007

Rapido!


Scalogno tritato soffritto con un buon olio e.v.o. e guanciale (io mi son ritrovata della pancetta..pazienza!), asparagi freschi tagliati sottili - e le punte lasciatele a parte, dividendole in due per lungo. Cuocete per qualche minuto aggiungendo di tanto in tanto un po' di acqua di cottura della pasta.


Scolate la pasta e mantecate aggiungendo del prezzemolo tritato e le punte, che appena sentono il calore della pasta si cuociono a puntino.

Fuori dal fuoco si può unire del parmigiano o pecorino a piacere.


Buon appetito!!

martedì, settembre 18, 2007

Dolcezze d'altri blog!

In questi giorni fra esami e nuovi impegni (quali??? emmm..lo saprete fra qualche tempo ;)) non sto molto ai fornelli...ma girovagando nella blogosfera si trovano dolcetti ai quali è impossibile resistere...così (anche se non posso mangiarli) mi diverto un sacco a prepararli per i miei amici apportando sempre qualche piccola modifica perchè è più forte di me...una ricetta intera senza cambiare nulla dall'inizio alla fine non riesco proprio a prepararla!!!! ;)



Cakes alla fragola (La ciliegina sulla torta)
Diciamo subito che come presentazione non c'è paragone con quelli della mitica Tuki... ma vi assicuro che anche questi erano squisiti!! Soprattutto perchè la marmellata di fragole era fatta in casa e appena sfornati...bhè...almeno il profumo era da svenimento! ;)





Semifreddo alle more, cioccolato bianco e menta di Adina (la cucina di Adina)

Dal primo sguardo non riuscivo a togliermela dalla mente! C'era soltanto una soluzione...Prepararla immediatamente! La ricetta che ho usato è la stessa soltanto in versione mini e poi nell'ultimo strato alle more e alla menta ho aggiunto un goccio di vodka liscia. I miei amici sono andati in delirio! :)




Focaccia all'uva fragola (Cavoletto di Bruxelles)

Qualche giorno fa da una vecchina al mercato mi sono lasciata convincere e così sono tornata a casa con una quantità industriale di uva fragola...cosa farci?? Ed ecco che Cavoletto mi è venuta in soccorso...la ricetta della sua focaccia era perfetta...solo una pecca...armatevi di santa pazienza e togliete i semini a tutti i chicchetti! Io appena sfornata ho aggiunto un altra spolverata di zucchero semolato e l'ho servita in accompagnamento con un po di formaggio proprio come faceva mia nonna quando ero piccolina...pane uva e cacio!


Pesche affogate al Porto con gelato alla cannella (Peperosso2.0)

E qui scusate l'autocelebrazione ma mi cito da sola perchè questo dolce era veramente sublime!! ;)) Provatelo e poi ditemi cosa ne pensate!

lunedì, settembre 17, 2007

Ma...te, lo conosci il mate?


Una promessa doverosa. Capita a volta di avere dei discorsi in sospeso, latenti, argomenti che ti riprometti di trattare, un giorno... E capita anche di trovare, con piacere, quell'argomento affrontato da qualcun altro, che solleva curiosità e ridesta interessi solo apparentemente sopiti.

E' ciò che è successo sul finire della scorsa settimana, quando FrancescaV ha estratto dal cilindro il Mate.

Dai commenti al post sono trapelati gli approcci più disparati. C'era chi era ignaro dell'esistenza di questa bevanda sudamericana, chi l'aveva provata e ne era entusiasta, chi non ne era rimasto particolarmente colpito...
Era proprio per coprire un pubblico così eterogeneo che lo scorso gennaio, nell'ambito degli eventi organizzati con il Convivium Civitasvetulino di Slow Food, avevo pensato di introdurre un Laboratorio letteral-gustoso sul Mate. Per portare a conoscenza gli ignari, per deliziare gli amatori, per convincere i titubanti. Sempre con in mente la convinzione -che dai discorsi affrontati nel Monolocale dovrebbe esser trapelata...- che il connubio cibo-cultura vada strenuamente perseguito, perché il cibo E' cultura.

"Slow Drink" per eccellenza, il Mate, così profondamente meditativo, così dannatamente gaucho, simbolo di una convivialità da difendere e celebrare quotidianamente, emblema del meritato riposo dopo una dura giornata di lavoro nella Pampa.
Che poi la sua presenza irrori profusamente certe pagine di grandissima letteratura sudamericana, da Quiroga al Sabato di "Sobre héroes y tumbas" aveva contribuito a far sì che a quell'evento invitassi anche la dottoressa Camilla Cattarulla, docente (anche mia, fortunatamente) di Letteratura Ispano-Americana all'Università di Roma 3...

Ne è uscito uno dei pomeriggi più divertenti e stimolanti che abbia passato, tra un alfajòr e un bizcochito de grasa, una cebada di Mate ed un racconto, mentre la notte calava con una nube di vapore ed effluvi dell'infuso di Ilex Paraguayensis...

Tempo fa, da qualche parte, lessi un racconto di una bottega ligure, di un'erba misteriosa, di storie di ordinaria migrazione e ritorno alla terra natale... muy, muy cocoliche... (Continua)

Per chi volesse approfondire l'argomento, qua troverà una raccolta di racconti sul mate, suggestioni, immagini e simpatici modi di dire argentini che coinvolgono la bevanda.
E qua, invece, una presentazione in powerpoint sulle proprietà botaniche, organolettiche, medicinali e - last but not least - mitico-culturali del Mate.
A mate convidado no se le mire la yerba...

Grazie mille a FrancescaV che mi ha fregiato dell'onore di veder pubblicati gli approfondimenti sulla sua sezione "Speciali"




giovedì, settembre 13, 2007

Pilaf dolce con pistacchi

Come vi avrò sicuramente già detto da qualche tempo (ma non ancora per molto) ho dovuto togliere dalla mia dieta tutto ciò che riguarda latte e derivati, uova, cacao,cioccolato ed un mucchio di altre cose...
questo cosa significa?? Per prima cosa "Addio ( o meglio arrivederci) ai dolci"!


Eh si...è dura...soprattutto per una golosa cuciniera come me!!!


Dato che ho dovuto rinunciare anche ai gelati per tutta l'estate ho provato in 1000 gusti questi deliziosi sorbetti (e pure questi) che almeno un po hanno placato il caldo e la mancanza di banane split, coppe di fragole con panna, maritozzetti con gelato, cassate, cannoli, torte, semifreddi ...insomma...lasciamo perdere....


Comunque l'altro giorno (mentre aspettavo che si marinava il maialino)...ormai assuefatta dalle fette biscottate con marmellata...ho provato questo dolcetto...e il risultato è stato davvero sorprendente!!!


Ho lavato con cura del riso basmati e l'ho sistemato in un testo con latte di capra (il doppio del peso del riso), un pezzetto di vaniglia, anice stellato, chiodo di garofano, un pezzettino di stecca di cannella e zucchero a velo (io per 50g di riso ho messo 1 cucchiaio).
Coperto con l'alluminio ed infornato 25' circa di minuti a 200°.
Vedrete che il riso ha assorbito tutto il latte e dato che lo avevamo lavato è rimasto anche ben separato. Per farlo restare ancora più separato si potrebbe tostare con un po di burro prima di infornarlo...ma nel mio caso non potevo proprio!


L'ho guarnito con pistacchi tagliati al coltello passati nel miele tiepido e serviti su una foglia di cedro lucidata con un po di olio.


Appetitoso e profumato con vicino un bicchierino di te verde è perfetto!!

mercoledì, settembre 12, 2007

Il libro che, tra le pagine 122 e 123, sapeva di mare...


Tu chiamali se vuoi... colpi di coda delle vacanze.
A volte capita di comprare un libro che, in qualche modo, abbia a che fare con la destinazione di un viaggio passato, futuro, in corso d'essere.
Ed attraverso quelle linee, un pensiero riaffiora, un flash-forward fa capolino, trovi delle conferme, rispettivamente.

Giorni fa, nel sito in cui spilucco pensieri & parole su pagine intrise d'aromi, ho dedicato qualche linea ad un libro acquistato durante la permanenza egusana, per la precisione a Marettimo.
Voleva essere un tributo, una marketta... Mi trovo a farne un panegirico.


Il centro di Marettimo è composto da una manciata di case dalle tinte chiare, tagliata in due da una via dritta, colpo di lama che s'estende da un estremo all'altro degli attracchi.
E' passeggiando per quella stradina che mi sono imbattuto nel Trattato dei pesci e dei cristiani di Mario Genco.

L'amore è stato subitaneo.
Di un libro mi piace immaginare la storia, intendo dire, del libro in quanto oggetto fisico. Dall'uscita dalla stampa al momento in cui arriva nelle mie mani.
Quella copia, rilegata in un cartonato azzurro come il mare marettimano, leggermente spiegazzata, sembrava racchiudere in sé tutto il profumo salino delle rocce tufacee, il sole alto e cocente, le rughe di quei pescatori le cui gesta racconta.
"I racconti dei marinai hanno una semplicità diretta, il cui significato sta tutto dentro un guscio di noce", scriveva Conrad in Cuore di Tenebra.

Devo averne divorato pagine e pagine, durante il soggiorno egusano. Seduto in terrazza come in spiaggia.
Tanto che sfogliandolo, una volta tornato a casa, per cercare quel racconto sul Bar Pitonzo anzi no, sulle baleniere delle Azzorre - ché le isole si somigliano tutte, e gli isolani sono parte di una stessa stirpe, destinata a comprendersi aldilà delle appartenenze geografiche e dei linguaggi... beh, sfogliandolo mi sono accorto che tra pagina 122 e pagina 123 c'è racchiuso l'odore del mare.

Ed è stata la sensazione più bella che avessi mai provato da un po' di tempo a questa parte.

martedì, settembre 11, 2007

Arista dolce-piccante con spinacini appassiti e fiammiferi

...Era quasi l'ora di pranzo...volevo prepararmi qualcosa di appetitoso e con le mie 1000 intolleranze non è mai semplice...
Fettine di arista, un bel pezzettone di zenzero...spinacini in busta e pane rifatto....mhmhmhm...le cose non si mettevano bene...ma ormai era tardi e di uscire non se ne parlava!

Vabbè...proviamo ad arrangiarci!

Dentro una ciotola ho messo qualche goccia di succo di limone e poi lo zenzero a fettine, un peperoncino fresco piccante a pezzi (togliendo parte, a dir la verità non molti, dei suoi semi), le fettine di arista tagliate a fettine, un pizzico di fleur de sel e del miele. Ho lasciato marinare per una quarantina di minuti.

Mentre il maialino si marinava io ho finito di studiare...ho preso una bella padellina, un filo d'olio e l'ho spadellato finchè non è diventato ben colorato.

A parte ho appassito gli spinacini con un filo d'olio ed uno spicchio d'aglio e preparato le carote.

Dato che il pane di ieri era diventato un macigno l'ho infornato e poi ne ho ricavato un ottimo crostino fragrante sopra il quale ho messo gli spinaci, l'arista e per concludere i fiammiferi conditi con sale ed olio!

Eccezionale!! Sicuramente da ripetere per una cenetta con gli amici!!

lunedì, settembre 10, 2007

La lune croissant(e)


"Notte bianca", mi dicono, e subito la sensazione di disagio si fa montante. D'altronde, l'ultima esperienza non è stata delle più esaltanti, prima edizione e fu black-out, pioggia e quant'altro...

"Bioparco", suggeriscono (e sono le 4.20 ante-meridiam), e una volta arrivati (per la cronaca, seguendo "solo" questo simpatico itinerario) lo scoramento si fa montante, perché il bioparco-aperto-ventiquattro-ore-non-stop-per-celebrare-il-compleanno letto tutto di continuo come fanno alla radio, di fatto, ventiquattro ore non stop non è aperto, anzi....

Grazie alla salutare camminata la fame ora è montante, così come quella luna scintillante graffettata su uno sfondo srotolato ore prima...
Quale modo migliore, per dare inizio alla giornata, di un croissant?

Il Croissant (letteralmente, "crescente") ha una storia bizzarra. Nasce negli ultimi anni del diciassettesimo secolo a Vienna per festeggiare lo scampato pericolo di un'invasione ottomana. Corre l'anno 1683, accampati alle porte di Vienna i drappi con la Luna Crescente sventolano nell'attesa di fare propria l'importante centro austo-ungarico.
L'ora dell'offensiva è fissata: sarà in notturna, quando tutti riposano. Tutti tranne i fornai, che difatti, accortisi dell'imminente pericolo, danno l'allarme. A memoria dell'eroico gesto, gli stessi impavidi fornai creano all'uopo gli Hörnchen, in tedesco piccoli corni - e di qua il nostro cornetti -, scimmiottando la falce di luna dei vessilli ottomani.

Altra versione vuole che il proprietario di un café viennese, tal Kolschitsky, abbia copiato la forma arcuata da alcuni sacchi di caffé recanti l'effige ottomana lasciati dai turchi in ritirata.

Particolare in comune, la "viennesità" della creazione. Tanto che in francese, con il termine viennoiserie (letteralmente, "vienneseria") si designano tutti i prodotti di pasticceria derivanti da lievitazione.

Lo racconto mentre gli altri addentano il loro croissant. Non sembro attirare molto l'attenzione. Le gambe sono stanche, le palpebre accennano già a chiudersi, e dal cielo illuminato dai primi riflessi solari anche la luna crescente pian piano scompare...

venerdì, settembre 07, 2007

Rotolini vuoti di zucchine


Due zucchine spuntavano dal mio frigo....cosa farne???

Mi sono munita di mandolina e le ho affettate finemente ...poi ho cominciato ad arrotolarne una ad una ed a sistemarle su una placca...sale, pepe ed olio...in forno a 200° per una manciata di minuti...

Un contorno semplice, leggero e molto carino anche sul piatto!
Appena tornata dalla vacanze non ho potuto fare a meno di preparare il celeberrimo cous cous di pesce e comprare al mercato un bel trancio di pesce spada...le ricette però le ho pubblicate sull altro blog...cliccate qui e qui per darci un'occhiata :)

giovedì, settembre 06, 2007

Pasticcini ai gelsi neri



...Rimasta affascinata dalla bontà della granita ai gelsi neri...mi sono comperata prima di venir via una splendida marmellata...


La mattina spalmata sul pane caldo è una vera delizia...e su questi pasticcini preparati con una semplice frolla montata ...bhè...sublime!!

mercoledì, settembre 05, 2007

Monolocale, back again (souvenirs egusei)

Il vento fresco che spazza la terrazza del Monolocale è venuto a ricordarti che non è più tempo di vacanze, e a far rinvenire ricordi ancora freschi, che ti strappano un singhiozzo di nostalgia...
Dalla banchina del porto di Trapani, Favignana è lì di fronte a te, e non è uno di quei Farfalicchi, di quelle fatemorgane che confondono distanze, sibillini...
Le suggestioni cromatiche di Cala Rossa ce le hai negli occhi, insieme al profumo di rosamarina e timo e salsedine, sulla pelle, nei capelli...




Scorci di scogliere impervie, imposte lignee e mura tufacee corrose dal vento che rendono memoria ai venti di mezzogiorno che spirano incessanti, sotto l'azzurro, tutt'intorno l'azzurro, sopra l'azzurro...
L'imperio del blu, e tu "una rosea parentesi tremolante sull'universo cobalto" (come racconto al Pesce Rosso).







Villa Florio svetta sul resto delle case basse e candide del centro di Favignana, a memoria di quando lo stabilimento del tonno proprio a dirimpetto lavorava a pieno regime, e sull'isola accorreva la créme-de-la-créme della borghesia europea...





...altri tempi, quelli, come quando al largo di Bue Marino si avvistavano le Mommine, le foche monache, e il mare faceva da scenario al lavoro alacre delle cave di tufo... Oggi non restano che scavi nella roccia, ed un mare così azzurro da strapparti tuffi coraggiosi da altezze che mai ti immagineresti, neanche nel più coraggioso e temerario dei sogni...



Una puntata a ponente, al ponente del ponente d'Italia, dove Marettimo c'è, e poi più nulla, fino alla Spagna... Declivi impervi, la macchia mediterranea, dentro la grotta della Bombarda ad evocare suggestioni di rimbombi delle mareggiate, e poi puntare Punta Troia, dall'imponente Castello Saraceno, dietro il quale il sole tramonta perdendosi in giochi di colore suggestivi, se li ammiri da Favignana, a Punta Sottile, con volteggiare di gabbiani attorno al faro e un tango di Astor Piazzolla nella mente...

Svegliarsi presto, in motorino tra l'odore del finocchietto selvatico, per andare al porto ad aspettare i cianciòli... Tornare dal mare, imbevuti di sole, ed andare in motorino, tra l'odore del finocchietto selvatico, per attendere le paranze...

Costanti del gusto, i gamberi rossi, i pistilli del finocchio, i fichi d'india, i cocci, il pesce, tout court, in tutta la sua squamosa essenza...
Ago della meridiana, il pesce a Favignana, attorno al quale organizzare i tempi, take-it-easy-take-it slow style...




E poi il
tonno, emblema dell'isola, roccaforte attorno alla quale edificare non solo l'economia della pesca, come nei tempi migliori, ma tutta una sottoeconomia del turismo, magari immemore delle problematiche dei pescatori, ma tant'è...
Ritrovarsi alle sette del mattino in fila per il taglio migliore del tonno appeso per la coda in pescheria... Tarantello, ventresca, filetto, voilà...





Alla Conservittica Sammartano, oltre a mostrarti le sacche ovariche in essiccazione, c'è tempo per parlare di tempi che furono, del tonno che c'era e non c'è più, di quanto sia duro -diamine!- perseverare nella lavorazione artigianale....



Cala la sera, con gli occhi arrossati per averli tenuti aperti sott'acqua, dimentico degli avvertimenti d'infanzia, a passeggiare per il molo, suggestioni by-night, ricordi che cerchi di fagocitare sperando che la digestione sia lenta, calda, voluttuosa.... Perché certi scorci egusani non vorresti dimenticarli mai, anche quando infili la chiave nuovamente nella porta del Monolocale e, nella penombra, ti riaffacci alla vita dopo le vacanze...