lunedì, luglio 30, 2007

Bavarese alla pesca

Eccomi...mi sono presa qualche giorno di relax...con questa afa l'unica cosa di cui si ha bisogno è acqua fresca, insalata ed un bel cesto di frutta...siete d'accordo?? Ma poi i fornelli mi chiamano e non riesco proprio a resistere alla tentazione...se non preparo qualcosa di buono ora che sono libera quando lo faccio???
Ed allora sfogliando il libro di Santin mi sono innamorata di questa bavarese alle pesche gialle e come un fulmine mi sono fiondata in cucina...
Non è molto laboriosa...ed il risultato è strepitoso.
Io ho dimezzato le dosi del libro.

Ingredienti:
250g di latte
125g di panna
100g di zucchero
3 tuorli
3 pesche gialle
1/2 l di sciroppo (preparato con 375g acqua e 200g zucchero)
succo di mezzo limone
mezzo baccello di vaniglia
6,25g di colla di pesce

Lavare le pesche ed immergerle nello sciroppo in ebollizione proseguendo la cottura per 10 minuti da quando riprende il bollore.
Sgocciolarle ed immergerle in acqua e ghiaccio e pelarle. Mettere a bagno in acqua fredda la colla di pesca. versare il latte in una casseruola con la metà dello zucchero e il baccello di vaniglia diviso in due longitudinalmente. Appena inizia l'ebollizione ritirare la casseruola dal fuoco, coprirla con un piatto e lasciare in infusione per 10 minuti. Battere i tuorli con il resto dello zucchero fino ad avere un composto biancastro. Unire il latte, senza la vaniglia, mescolando energicamente. Versare la crema in una casseruola e cuocere a fuoco dolce per 6-7 minuti facendo attenzione che non arrivi ad ebollizione. Versarla in un'ampia ciotola di vetro, aggiungere la colla di pesce ben strizzata e lasciar raffreddare sempre mescolando. Tagliare una pesca a piccoli dadi e unirla alla crema quando sarà ben fredda. Montare la panna ed incorporarla delicatamente alla crema. Distribuire la bavarese in piccoli stampi (io ho utillizzato degli stampini a semisfera in silicone) e lasciarla riposare in frigorifero....oppure nel freezer avendo la cura di metterla ad ammorbidire in frigo un'oretta prima di servirla.

Per la salsa frullate le 2 pesche rimaste con 100g dello sciroppo e il succo di mezzo limone.

A questo punto il bravo Santin consigliava di servirle sbruciacchiando sopra un po di zucchero di canna (tipo brulè)...dato però che io non posseggo ne la salamandra ne la fiamma ossidrica da pasticcere..avevo paura che passandola sotto il grill mi si squagliasse tutta...allora l'ho coperta di salsa alla pesca e servita con una cialdina di frolla ed un ciuffetto di menta!




Oltre alla foto in alto l'ho servita anche così che ne dite? Certo che un grappoletto di ribes rossi ci sarebbe stato benissimo...ma purtroppo non l'ho trovati!





mercoledì, luglio 25, 2007

Crudi alla meta.... in campagna!

[…] Agnede all’osteria der Cazzimperio
frammezzo a li gregari de Nerone […]

Trilussa (1942)

Mettete che una sessione d’esami interminabile vi costringa alla scintillanza epidermica.
Ogni speranza d’abbronzatura la riponete sulle proprietà mistiche del carotene.
Farsi prendere la mano, poi, viene più che naturale, ed aggirarsi tra i banchi del mercato dedicandosi ad una rilassante cromoterapia vegetale, comprare una bella selezione di verdure di stagione e tornare al Monolocale, allora, è un tutt’uno.

Che cazzimperio sia.

A Roma e dintorni è così che chiamiamo quello che altrove viene annoverato col nome di pinzimonio (da pinza + il suffisso –monio alla stregua di matrimonio, ovvero “unione di verdure ed intingolo celebrata con il dito pollice e indice usati a mò di pinza”).

Per cazzimperio si intende la selezione di crudità (carote, finocchi, peperoni, sedani…) inzuppate in un intingolo a base d’olio, pepe, sale, aceto, sebbene il riferimento sia per estensione.
Perché il vero cazzimperio è l’intingolo stesso.

Vero o meno, a certe salse – e in special modo a questa – vengono riconosciute proprietà sessualmente stimolatorie.
Così come il leche de tigre del ceviche, il pinzimonio sembrerebbe risvegliare atavici istinti, tanto che è proprio ai pruriti scatenati che la variante dialettale romanesca deve la sua origine.

Stando all’interpretazione dello storico Piero Camporesi – prezioso commentatore dell’Artusi – cazzimperio deriverebbe dal romagnolo cazzimpevar.
Il Camporesi, nel suggerire l’etimologia, segue questa inattaccabile spiegazione logica: olio + sale + pepe = effetto afrodisiaco, quindi “cazzo (eretto, sic) + in + pepe (pevar)”.

E il pepe, si sa, provoca pruriti.

Mentre nel Lazio e nell’Anconetano cazzimperio è la variante più popolare ma meno comune di pinzimonio, in Abbruzzo sotto questo nome cade tutt’altra preparazione gastronomica, il cacimperio, che niente altro è che la nordica fonduta di formaggio. Una ricetta storica del cacimperio è presente anche nella Scienza in Cucina e l’Arte di mangiar bene dell’Artusi.
L’equivoca sinonimia può facilmente spiegarsi con il fatto che le due preparazioni, per quanto dissimili, si somigliano nella funzione precipua di intingolo.

martedì, luglio 24, 2007

Risotto tiepido con punte di cicorione e guanciale

Vi dico subito che la foto è stata scattata al volo...quindi prendetela per quel che è!...
quanto al risotto invece vi consiglio di testarlo nelle vostre cucine perchè pur essendo un minimo faticoso da preparare (con questo caldo stare troppo davanti ai fornelli non piace a nessuno) il risultato è veramente soddisfacente e si conserva benissimo anche per la sera...magari scaldato un attimo in forno (freddo di frigo mi sembra eccessivo!).
Potete sostituire il cicorione con gli spinaci o altra verdura...però secondo me l'amaro delle foglie di cicorione gli danno quel tocco in più che altre erbette (come le chiamano dalle mie parti) non gli darebbero!

A voi l'amaro non piace??? Può darsi! Tutto dipende dal gene "hTAS2R38". La variabilità del gene aiuta a spiegare differenti tradizioni culturali delle diverse popolazioni del mondo. La sensibilità all'amaro del caffè o di altre bevande e pietanze può variare da persona a persona in una scala da zero a mille. Gli scienziati hanno dimostrato che questa estesissima gamma di percezione al gusto dipende da piccole variazioni nel gene hTAS2R38 che corrispondono a diversi gradi di sensibilità all'amaro...ne volete sapere di più? Cliccate qui.

Ed ora la ricetta del risotto:
Preparate un fondo di cipolla e guanciale e fate soffriggere per qualche minuto. A questo punto aggiungete il riso (io ho usato il carnaroli) e tostatelo. Quando comincia ad attaccarsi unite un mestolo di brodo vegetale leggero e continuate così fino a 3/4 della cottura. E' arrivato il momento di aggiungere il cicorione tagliato a striscioline fine. Portare a cottura aggiungendo ancora un po di brodo. Togliere dal fuoco. Ora potete aggiungere direttamente il pecorino grattugiato, mantecare e poi mettere nei piatti...oppure fare come ho fatto io (che purtroppo non posso mangiare il formaggio!) mantecare con un po d'olio e.v.o. e poi aggiungere il pecorino grattato nei piatti con qualche altra strisciolina di guanciale!
Prima di servirlo fatelo intiepidire appena...se lo lasciate all'onda non vi si ammasserà per niente...anzi si creerà una cremina davvero squisita!

venerdì, luglio 20, 2007

Alla ricerca della carota perduta...


Le carote in agrodolce sono forse la ricetta della gastronomia viterbese dalle più antiche origini. Ada Boni, nel suo Talismano della felicità, le cita chiamandole erroneamente “barbabietole a forma allungata come quelle gialle”. Di fatto si tratta di vere e proprie carote (daucus carota var. sativa) violacee (perché ricche non di pigmenti carotenoidi ma antocianici) e con nodo quasi assente.
Questo ortaggio, altrove noto anche con il nome di pastinache, è ahinoi oggi estinto.
Questo perché per il seme di questa pianta l’incrocio è quantomai facile, e la cultivar tende a scomparire automaticamente quando seminata vicino ad altre varietà di carote.

Fino a qualche tempo fa, le suore di clausura del Monastero di Santa Rosa (Santa patrona della cittadina medievale, alla quale il 3 Settembre si dedicano festeggiamenti di inusitata bellezza e pomposità) preparavano conserve per uso locale, finché il seme non è del tutto scomparso.
L’Università della Tuscia è ad oggi impegnata in un difficile progetto di “riesumazione” della cultivar.

L’origine, dicevamo, si perde nella leggenda etrusca.
Tuttavia, la prima attestazione rimonta al 1827, data riportata da documenti scovati dal dottor Attilio Carosi tra le pagine dei tomi custoditi alla Biblioteca degli Ardenti del capoluogo laziale.

Anche gli Schenardi, proprietari del famoso omonimo caffè che da qualche anno ha riaperto i battenti strappando la bella sede liberty allo tsunami standardizzante dell’americana M a doppio arco giallo su sfondo rosso, si diedero alla conserva di tali carote, fino ad ottenere il primo premio all’Esposizione di mostarde e carote tenutasi in S. Francesco a Viterbo nel 1879. Tra gli estimatori di questa specialità viterbese anche Garibaldi – per inciso, vero e proprio gourmand dei due mondi, strenue appassionato anche della sambuca e della zuppa di pesce civitasvetuline.

La conserva si preparava bollendo fin quasi a cottura le carote, lasciandole raffreddare e mettendole ad asciugare al sole estivo. Poi si riponevano a bagno in un recipienti di coccio in aceto di vino, dove rimanevano per cinque giorni. Una volta scolate si sistemavano su un tegame di terraglia, aggiungendo l’aceto rimasto del bagno insieme allo zucchero e alla cannella a stecche. Dopo averle fatte bollire per un quarto d’ora (in modo che il liquido si concentrasse), si univano le carote rimaste per alcuni minuti. Si lasciavano poi a raffreddare aggiungendo chiodi di garofano, anice, noce moscata e si ripeteva il processo di riduzione del liquido. Al termine si potevano aggiungere cioccolato, uva passa, pinoli e – secondo alcune varianti – canditi. A questo punto, le carote erano pronte per essere conservate nei caratteristici vasetti.

Questa sorta di mostarda era destinata all’accompagnamento del bollito e di alcuni salumi locali, tra i quali il salame cotto di Viterbo (che non ha nulla da invidiare ai salami cotti piemontesi e che i Fratelli Stefanoni di Viterbo – per chi si trovasse a passare sono in Via Cassia Nord direzione Montefiascone – producono in maniera eccelsa) o la coppa (di testa), da non confondere con quella coppa che in Italia Settentrionale denota la nostra lonza o capocollo.

giovedì, luglio 19, 2007

Soffice ai pistacchi di Bronte


Vi piace? l'ho preparato qualche sera fa e devo dire che ha riscosso un sacco di successo!!

La ricetta? la trovate qui !

Dato che da un po di tempo collaboro (anzi collaboriamo io ed il mio assaggiautore!) anche con quest altro blog ogni tanto fatevi un giretto! Prelibatezze, curiosità, piccoli approfondimenti e appuntamenti eno-gastronomici sono a vostra disposizione!

martedì, luglio 17, 2007

Quanto sei piccante?

"La tradizione culinaria del Centro e Sud Amarica non è cambiata molto negli ultimi 6.000 anni. E' quanto si deduca dalla scoperta di alcuni archeologi, nel Usa, su antichi utensili da cucina reperiti in quelle zone: vi si trovano ancora tracce di peperoncino! Il "Chili con Carne" dell'epoca, però, era meno piccante rispetto a quello odierno. Lo si è potuto accertare applicando al peperoncino millenario la cosiddetta "Scala si Scoville", dal nome del suo inventore Wilbur Scoville, un chimico Usa.
Nell'acqua.Egli nel 1912, diluendo vari frutti nell'acqua fino a che la lingia non ne sentiva più il sapore, aveva ottenuto l'unità di misura della piccantezza:SU (scoville Unit)."
Il record con 1.001.304 va a Bhut Jolokia (indiano, detto "peperoncino fantasma"), seguono il Dorset (Bangladesh, si mangia solo con i guanti!), il Red Savina (California) ed il moderato sud americano Rocoto!.
Da Focus di Luglio
Già che ci siamo vi lascio la ricetta del Chili con Carne che ho preparato qualche tempo fa!!

Ingredienti:600 g di polpa di manzo ricavata dalla spalla; 200 g di fagioli rossi secchi; 200 g di passata di pomodoro; 1 grossa cipolla; 4 spicchi d'aglio; 3-4 cucchiai d'olio extravergine d'oliva; 2 cucchiai colmi di chili in polvere [nei negozi di alimenti esotici]; sale


Sciacquate i fagioli e fateli ammollare in abbondante acqua appena tiepida per 12 ore. Trascorso questo tempo, scolateli, metteteli in una casseruola con il coperchio, copriteli di acqua fredda che sopravanzi di due dita e unitevi due spicchi d'aglio. Fate alzare il bollore quindi salate, abbassate la fiamma al minimo e proseguite la cottura per un paio d'ore, fino a quando i fagioli saranno teneri. Tagliate la carne a cubettini di un cm. Scaldate l'olio in una casseruola ampia e fate rosolare la carne a fuoco vivace. Quando avrà preso un bel colore, tiratela su e versate nella casseruola la cipolla tritata. Una volta appassita la cipolla, rimettete la carne nella casseruola, mescolate e quando tutto si presenterà asciutto, cominciando ad attaccare, aggiungete la passata di pomodoro, due spicchi d'aglio tritati, il sale e la polvere di chili. Incoperchiate e lasciate cuocere per circa un'ora a fuoco dolcissimo. A questo punto versate nella casseruola i fagioli con parte dell'acqua di cottura [il chili deve avere la consistenza di una zuppa densa] e lasciate cuocere per un'altra mezz'ora.

sabato, luglio 14, 2007

Crostini con uova di merluzzo alla cacciatora


Sono poche le volte in cui ho l'opportunità di preparare questa ricetta perchè le uova di pesce sono alimento assai delicato e se non si ha la certezza assoluta della loro freschezza..meglio lasciar perdere!

Questa mattina "Ciro" me l'ha assicurato..."questo è freschissimo...te ce lascio pure le uova così ce fai un ber sughetto!"...era un merluzzo brillante..

Mentre il pesce è ancora in frigo...questi crostini sono stati parte del mio pranzetto...

Si preparano in pochi minuti...uno spicchio d'aglio,olio e un po di peperoncino...si mettono le uova in padella e si sfumano con vino bianco secco..sale e pepe...a piacere si può aggiungere poco rosmarino o finocchietto selvatico...

Pane caldo casereccio e l'antipastino è pronto!!!

"Ciro" aveva ragione...fresche e delicate...sono una vera prelibatezza!

venerdì, luglio 13, 2007

L’OLIO E.V.O. DA OLIVI MILLENARI DI MAESTRAT SALE IN COLLINA…

Allumiere è un piccolo e ridente paesino sui Monti della Tolfa, proprio dietro la nostra città, Civitavecchia. Ogni anno vi si svolge una Festa della Birra ed una Sagra della Bruschetta, con l’intento di valorizzare il pane da bruschetta par excellence, il Pane Giallo. Tempo fa, nientemeno, il paese è entrato nel Guinness dei Primati per la Bruschetta più lunga del mondo!

Quest’anno, i vulcanici organizzatori dell’Associazione Storica Contrada La Nona si sono rivolti alla Condotta Slow civitasvetulina per ritagliare, all’interno della festa, una giornata intera che ponesse in risalto l’aspetto culturale della gastronomia collinare, da sempre attenta al carattere di “bontà, pulizia e giustezza” caro alla mission degli adepti della chiocciola.

Ne è uscita una bella collaborazione, anche ad ampio respiro internazionale, se vogliamo.
Allumiere è
gemellata con Puçol, che si trova nella Comarca Valenciana.
Terre che si somigliano, quelle della provincia di Castellò
n e l’area tolfetano-allumierasca.
Terre votate all’agricoltura di qualità, ed alla produzione dell’oro del Med
iterraneo, l’olio e.v.o.

Per questo, nel
pomeriggio di Domenica 22 Luglio, si è organizzata una degustazione di oli e.v.o.: quello del neonato Frantoio di Allumiere, quello della cooperativa Colli Etruschi di Blera e quello – udite udite – prodotto dagli olivi millenari di Maestrat (Valencia), inserito nel progetto curato dalla Fondazione Slow Food per la BiodiversitàL’Arca del Gusto”.

Per più di mille anni, gli agricoltori hanno compiuto enormi sforzi per costruire muretti a secco per proteggere la terra dalla forza erosiva di vento e pioggia, sfrondare il fogliame, prendersi cura della terra. Il risultato di questi sforzi, aiutati dal clima unico e dalla peculiarità della terra, è la sopravvivenza di questi alberi monumentali, veri giganti dalle foglie argentate e dai tronchi nodosi (alcuni di loro hanno tronchi dalla circonferenza di più di 12 cm), veri e propri punti di riferimento nelle nostre memorie.

Alcuni anni fa, molti di questi olivi monumentali sono scomparsi a causa delle difficoltà insite nella loro coltivazione (soprattutto la minor resa, tra i 40 ed i 60 kg per albero, senza contare la difficoltà della raccolta per via della forma degli alberi), sostituiti da altri alberi, destinati a produrre legna da ardere, estratti dal luogo dove vennero piantati migliaia di anni fa e venduti come accessori decorativi per nuove strutture abitative.

Oggi questi unici olivi ed i loro paesaggi ricoprono un ruolo d’enorme valore per lo sviluppo di questa zona, specialmente per il loro interesse educativo, culturale, sociale ed economico. Dal 2003, il Gruppo Intercoop e la cooperativa Clot d'en Simó, come iniziativa mirante alla valorizzazione agricola e culturale degli alberi d’olivo, hanno iniziato a produrre olio extra-vergine d’oliva esclusivamente usando olive provenienti da questi alberi monumentali presenti a Maestrat.

Per la produzione di questo olio e.v.o., le olive sono raccolte dagli olivi millenari selezionati seguendo certi criteri: dimensione del tronco, buono stato di conservazione e saluta della pianta, eccetera. Tutti gli alberi sono della tradizionale varietà Farga. Su questi olivi, i tecnici della cooperativa seguono passo passo la crescita delle olive, raccomandando i lavori necessari da compiere per assicurare che la qualità delle olive sia eccellente al momento della raccolta.

Giunto il momento della raccolta, che dipende dallo stato di maturazione delle olive, le condizioni ed i tempi di raccolta sono concordati tra tutti i membri della cooperativa (i proprietari degli alberi monumentali). Le olive sono direttamente condotte al frantoio per estrarre l’olio in un sistema continuo consistente in due fasi: l’estrazione (macinatura, mescolamento, centrifuga) è effettuata completamente a freddo, il lasso di tempo che intercorre tra la ricezione dell’oliva ed il momento in cui la stessa abbandona il processo è inferiore alle dieci ore. Dopo l’estrazione, l’olio viene portato direttamente in deposito dove avviene un processo di affinamento naturale.



L’occasione per fare un salto in collina, insomma, ci sta tutta: aria fresca, genuinità e soprattutto la possibilità, grazie all’entusiasmo dei ristoratori che hanno raccolto il guanto di sfida lanciatogli, di gustare degli assaggi di reinvenzioni di piatti basati sulla commistione tra il Pane Giallo e l’eccellenza agricola territoriale: il Fagiolo del Purgatorio di Gradoli, i Ceci del Solco di Valentano e le Lenticchie di Onano (Presidio Slow Food), le carni e le erbe della collina e gli oli partecipanti alla manifestazione.

I ristoratori che hanno aderito, e li citiamo con molto gusto, sono:

Al Faggeto (Via del Faggeto, 4 - 0766 96041)
Da Orsola (Piazza della Repubblica, 4 - 0766 96070)
Il Passo del Corvo (Viale Garibaldi - 0766 967609)
La grotta del Cardinale (Via A. Klitsche 6/a - 0766 96093)

in rigoroso ordine alfabetico.

Non avete scuse: se passate da quelle parti, non fate finta di non saper dove andare!
Per maggiori (se possibile) info, consultate la pagina della Condotta Slow di Civitavecchia!

giovedì, luglio 12, 2007

Meme 4x4 (x2?)


4 sono i Cavalieri dell'Apocalisse, 4 i semi delle carte francesi ed italiane, 4 gli elementi...
nella Smorfia, 4 è il maiale (oink! credits: Wikipedia)

4 secondi ci abbiamo messo per accogliere con gioia il meme tutto parole propostoci da Max della Little House...

ecco le nostre risposte (x2, obviously)

4 dei miei cibi preferiti:

C) ricotta
pizza bianca
mandorle
cicale di mare

F) spaghetti con le vongole
schiacciata romana
fracosta di maremmana
fiori di zucca mozzarella ed alici

4 cibi che non mangerei mai e poi mai:

F) la lingua
zuppe liofilizzate del sudest asiatico
le parole
quell’intruglio di grasso e carne low-cost del fasfood con la M gialla su sfondo rosso

C) la pasta in scatola
cani e gatti (chinese-style)
junkfood americano
il caffè d'orzo

3 o 4 cose che faccio quando navigo su Internet:

C) sfoglio virualmente i quotidiani
rispondo alle email
curioso tra i foodblogs
gioco ai giochini online

F) mi entusiasmo quotidianamente con la teoria sulla nonesistenza della francia di
jurylostupido
girovago per foodblogs
mi faccio una bella rassegna stampa internazionale
controllo le varie caselle email almeno 50 volte (cadauna)

4 impieghi che ho svolto nella mia vita :

C) studente
apprendista foodblogger
la fotomodella :)
il giardiniere

F) il rapper
guardiaincendi
trebbiatore
scrittore

4 films che potrei rivedere almeno altre 4 volte:

C) Dopo mezzanotte
Alla ricerca di Nemo
Pretty woman
La finestra di fronte

F) I soliti sospetti
8 miles
Un americano a Roma
Rashomon (per capirlo)

4 trasmissioni o serials TV che guardo (o meno)

F) omnibus (specie lo spazio di Vaime)
La Domenica Sportiva (e non Controcampo)
La signora in giallorosso

C) Oggi cucino in...
Dolcemente
Scrubs
Will & Grace

4 posti in cui vorrei essere in questo momento (e qua concordiamo, perciò risposte congiunte)

alla Boquerìa di Barcellona
a la vucciria diPalermo
in un bosco in montagna
già a Favignana!

4 persone che mi farebbero piacere rispondendo a questo meme:!

Solo quattro???? Tutti quelli che vogliono!!!!!!!!!!!!



mercoledì, luglio 11, 2007

Se una notte di luglio, dalla terrazza, vedi le lampare al largo...


…sai che i pozzolani sono di nuovo usciti a pesca d’alici...

Luglio è il periodo migliore, i pescatori salgono a frotte da Napoli e dintorni - alcuni si sono stabiliti, a Civitavecchia, da generazioni - per praticare la pesca con le cianciole.
Nella cittadina tirrenica, oggi, pozzolano è divenuto sinonimo di pescatore.

La pratica, dalla terrazza, la vedi meglio se il mare è calmo e le stelle rilucono.
Non sono i riflessi degli astri, quelle luci in lontananza, a distanze fisse l’una dall’altra.
Sono lampare.
Sotto la luce sparata, branchi di acciughe si accalcano incuriosite.
Agli estremi, le cianciole circuiscono l’area solcata dal brillio delle attraenti - nel vero senso del termine - imbarcazioni.

La terrazza si svuota di gente, cala un silenzio fatto d’oniriscenza rappresa.
Solo quando monta il mattino, insieme all’aroma accogliente delle brioches calde, le lampare si spengono ed i ciancioli si stringono nel fatal abbraccio.

E’ allora, solo in quel momento, che si può tornare in porto.

PS
Certo, andar con la menaica è tutt’altra cosa…

lunedì, luglio 09, 2007

Sorbetto di melone con fruttosio

Ve lo ricordate il sorbetto d'ananas??

Bhè...stesso procedimento...stessa bontà.. con il melone!!

Questa volta però invece che fare lo sciroppo con il classico zucchero, l'ho fatto con il fruttosio e poi ho aggiunto anche un bel goccio di vodka liscia. Ottimo!!!! Non ho aggiunto nessun aroma allo sciroppo...non mi andava di alterare in alcun modo il sapore del melone che era di eccellente qualità!



Per le decorazioni ho sciolto il fruttosio...poi su un foglio di carta forno ho fatto cadere lo sciroppo come se fossero delle stalattiti ed ho coperto di fruttosio qualche pistacchio. Per creare la decorazione centrale invece ho preso un contenitore con dell'acqua molto fredda e ho fatto cadere a filo lo sciroppo. Conservate le decorazioni in freezer insieme al melone altrimenti con questo caldo si sciolgono!



Se preparate altri sorbetti con lo stesso procedimento mandatemi il link oppure se non avete un blog basta una mail a chiara_sole1481@yahoo.it con titolo della ricetta, preparazione e foto (possibilmente :) )...scatenate la creatività!!!Pesca, albicocca,cocco,papaja,lamponi,anguria,banana,pera,mela verde, fragoline di bosco... Le ricette saranno qui pubblicate e raccolte in una fresca collezione da scaricare in formato pdf!


Ricette in arrivo...





Gelato improvvisato senza gelatiera delle Cuoche dell'altro mondo




Refrigerante alla pesca e cardamomo Sempre mio ma pubblicato su Peperosso2.0

venerdì, luglio 06, 2007

Il "Canto del gusto" di Gary Snyder

I libri, si sa ed è immagine ben inflazionata, sono cibo per l'anima, soul food.
Tant'è che si dice "Divorare un libro". Il poster promozionale qua sopra m'è parso assai esplicativo nella sua didascalicità.

Come i cibi, certi libri ti piacciono oppure no. Quelli che non rientrano nei tuoi gusti li lasci accantonati dopo averne assaggiato un boccone. Magari, anni dopo, scopri che invece quel retrogusto un po' così, tutto sommato, non è neanche male.

Certi libri, come i cibi, ti rimangono indigesti. Che c'entra, li mangi. Ti entusiasmano pure. Ma poi, il mattino seguente, ti risvegli col mal di pancia.

Mi sta succedendo proprio questo con l'opera di questi signori. Se l'obiettivo era quello di spingere il lettore al rimorso ed ai sensi di colpa per la sua voracità carnivora, non dico che ci sono riusciti ma quasi.

Poi, là dentro, trovo questa poesia di Gary Snyder.
Illuminante.
La riporto integralmente, a me ha fatto riflettere .

"Mangiare è un sacramento, [...] per onorarlo al meglio bisogna rendere grazie. [...] Grazie alla vita che tagliamo per vivere. [...] Senza giungere al disgusto di sé, dell'umanità, della vita stessa. [...]".

Mangiare i germogli viventi di erbe
Mangiare gli ovuli di grandi uccelli
la dolcezza carnosa imbottita
intorno allo sperma di alberi oscillanti
Il muscolo dei fianchi e delle cosce di
vacche dalla voce quieta
l'impeto nel balzo dell'agnello
la sferzata che il manzo ha nella coda
Mangiare radici cresciute rigonfie
dentro il terreno
Nutrirsi della vita di punti viventi
aggrappolati di luce evocata
dallo spazio
nascosti nell'uva.
Mangiarsi l'un l'altro il seme
mangiarsi,
ah, l'un l'altro.
Baciare l'amante nella bocca del pane:
labbro a labbro.

(G. Snyder,
La grana delle cose, 1970)

Mangiandoci l'un l'altro, dopotutto, viviamo un gigantesco atto d'amore.

E leggendo certi libri, davvero, nutriamo pure l'anima.

giovedì, luglio 05, 2007

Spatola allo zenzero con taccole bianche


Girovagando tra i banchi del mercato ho trovato questa specie di taccole (fagioli larghi) bianchi. Mi sono incuriosita e così ne ho comperati una manciata...ora però con cosa abbinarli???

Ho pensato ad un bel filetto di spatola...sempre buono e fresco.

Ho per prima cosa sbollentato le taccole e poi ripassate in padella con uno spicchio di aglio, del peperoncino verde privato dei semi e un po di zenzero grattato. Quando le taccole erano quasi pronte ho unito il filetto di spatola e lasciato cuocere per pochi minuti!

Devo dire che questi fagioloni non avevano un gran sapore ma il peperoncino e lo zenzero li hanno resi un ottimo e gradevole contorno!

mercoledì, luglio 04, 2007

¿A VOSSotros os gusta el Mojito?


A giocar con le immagini, certe volte, si evocano suggestioni spiazzanti.

Immaginate allora di starvene seduti alla Bodeguita del Medio, a La Habana. In uno dei tavoli del locale, elegantemente appartato, un signore dalla barba bianca che – vi dicono – se è qua è perché oggi non aveva voglia di Daiquiri, altrimenti lo avreste trovato a El Floridita (My mojito en la Bodeguita, my daiquiri in El Floridita, si vocifera sia una sua leggendaria affermazione).

Angel Martinez lascia macerare nel bicchiere qualche foglia di hierbabuena con zucchero di canna. Ghiaccio a volontà. Poi aggiunge succo di lime, ron blanco, soda.

Nelle orecchie riecheggiano le note nostalgiche di “No hay que llorar”. Agli occhi scorrono le scritte che tappezzano i muri della Bodeguita, scritte che parlano di sguardi struggenti alla baia habanera e trigueñas che ti rubano l’anima.

Inni d’amore all’Isola Grande, come Alejo Carpentier ama chiamarla.

Ora, immaginate di uscire inebriati dalla Bodeguita e di ritrovarvi nel bel mezzo di Calle Empedrado. Dietro gli edifici de La Habana Vieja, che si diradano come nebbia mattutina, spuntano le vette innevate dei ghiacciai norvegesi, dalle cui falde acquifere, protette dalla roccia granitica e dal ghiaccio perenne, sgorga l’acqua Voss.

Perdonàtemela l’evocazione disorientante… Ma è una suggestione che m'è sopraggiunta sorseggiando in terrazza un Mojito – che, letteralmente, significa “intingoletto” – preparato con, al posto della soda, la suddetta nordica acqua, per l’esattezza, versione sparkling.

martedì, luglio 03, 2007

Flash!


In questi giorni il tempo per cucinare non lo trovo proprio...così opto per ricette leggere ed ultrarapide come questo gambero freschissimo appena scottato sulla piastra ed acompagnato da un'emulsione di olio, succo di limone e qualche foglia di prezzemolo e basilico!