mercoledì, maggio 30, 2007

Corey Arnold - Pescatore & Fotografo


Qualche tempo fa, vagando come un tonno impaurito nelle fredde acque recintate della Rete, mi sono imbattuto nell'affascinante storia di un certo Corey Arnold.
Però era un periodo da mattanza universitaria, e allora ho rimandato di un po' un post che avevo da subito pensato di tributargli.


Oggi, finalmente, sono libero di dedicarmici.

Si salpa.



Il nostro Corey, californiano doc, già a cinque anni segue il padre sulla piccola imbarcazione da pesca sportiva. Ma ha tutt'altri interessi: lo skate, ad esempio... O la fotografia.
Proprio per mantenersi gli studi all'Accademy of Art College intraprende un'avventura che lo segnerà per tutta la vita. Prende parte, durante l'estate, a battute di pesca al salmone nella baia di Bristol. "Non ho fatto molti soldi", rivela in un'intervista, "ma sono diventato prono all'uccisione". Dal salmone passa poi alla pesca di granchi sullo Stretto di Bering.


"Ho scelto di diventare pescatore per tre motivi: spirito d'avventura ed amore per il mare, per lo stile di vita da veri uomini e, terzo, per i soldi. Ora, ho trovato il modo di coniugare quello stile di vita con la fotografia. E' il progetto più interessante ed eccitante nel quale mi sia mai imbarcato (e notare la fine immagine metaforica!!!)."
Nei suoi scatti restano immortalati momenti di vita di mare, in condizioni estreme quali possano essere quello sullo stretto di Bering (tra Alaska e Kamchatka), e pesca. Una pesca che rivela soprattutto i b-side crudi, brutali, atavici.
"Il tema degli animali torturati che ricorre nelle mie foto è legato all'amore che provavo da bambino per gli animali e la natura, ma anche per l'apparentemente contrastante amore (molto splatter!) per l a caccia e la pesca".

Ad Oslo, dove ha incantato con le sue istantanee, il ristorante Bølgen og Moi gli ha dedicato una personale con pannelli alti nove piedi (qui trovate il link al creativo sodalizio Bolgen e Moi ed alla sua interessantissima filosofia...mi auguro sappiate il norvegese!)


Se volete saperne di più, e visionare più foto, potete andare sul sito ufficiale di Corey Arnolds o leggere l'intervista che gli ha tributato Fecal Face.


martedì, maggio 29, 2007

Mousse al cioccolato con trasparenza di menta glaciale

L’idea in partenza era fare il gelato al gusto cioccomenta come avevo letto sul forum del Gambero Rosso…però mi sono dimenticata di mettere il cestello nel freezer !!
Così ho pensato a questi bicchierini!

Per la mousse al cioccolato ho usato 100g di panna montata e 100g di un buon cioccolato al 70% che ho fatto sciogliere a bagnomaria ed al quale successivamente ho unito la panna montata.
Con un sac a poche ho riempito i bicchierini e li ho sistemati in frigo.

Con il pestello del mortaio ho sgretolato delle caramelle alla menta glaciale e messe a sciogliere in un pentolino con un po’ d’acqua(la prossima volta voglio aggiungere anche un po di sciroppo di menta così viene colorato!!). Quando il composto è risultato fluido ho aggiunto un foglio di colla di pesce precedentemente ammollato in acqua fredda.
Ho preso i bicchierini e ho messo sopra lo sciroppo.

Infine ho infilzato le fragole e passate anche loro nello stesso composto.

Il tutto deve stare in frigorifero per almeno 40’.


lunedì, maggio 28, 2007

Rotelle rustiche zucchine e cipollotti

Da spiluccare in serata accompagnati da una fresca birra bionda...
Stendere la pasta sfoglia e spargerci sopra una bella manciata di zucchine romane tagliate finemente, un po di cipollotto affettato sempre molto finemente, qualche filetto di acciuga sott'olio, poco sale pepe ed olio e una spolverata di parmigiano.

Arrotolare la pasta sfoglia su se stessa e tagliare dei dischetti. Infornare per una decina di minuti a 200°.

venerdì, maggio 25, 2007

Presi per la gola...


E ’l duca mio distese le sue spanne,
prese la terra, e con piene le pugna
la gittò dentro a le bramose canne.
Qual è quel cane ch’abbaiando agogna,
e si racqueta poi che ’l pasto morde,
ché solo a divorarlo intende e pugna,
cotai si fecer quelle facce lorde
de lo demonio Cerbero, che ’ntrona
l’anime sì, ch’esser vorrebber sorde.
INFERNO, CANTO VI


L'oratore, alzatosi in piedi, schiarisce la voce mentre, con un gesto veloce e ripetuto della posata contro il bicchiere, richiama l'attenzione.

Tarcisio Indeciso ed Almirante Titubante, seduti nel fondo della sala, scambiano colpi di gomito coi commensali e, con lo sguardo rapito, fissano colui che si sta apprestando a sciorinare un fiume di parole su ciò che è e ciò che farà.


Lo fanno continuando a masticare con la bocca chiusa, per educazione.


In quest'ultima settimana non se ne sono persa una, di cena elettorale. Hanno svariato - con imbarazzante disinvoltura - dalla salsicciata di questo al buffet trendy e modaiolo di quell'altro, a bordo piscina.
Sono passati dai vini d'annata e le bollicine prestigiose di taluno alla beva dei nettari di talaltro.
Mostrando sempre, con solerzia impeccabile, un profondo interesse per programmi e piani d'azione, sorridendo alla satira ed imbufalendosi per la denuncia sociale, applaudendo parole d'ogni colore e -all'interno del colore- differenti nuances.


Il protagonista e promotore dell'agape di stasera s'infervora tra un primo mare e monti e la grigliata mista.
Poi, dopo uno scroscio d'applausi, camerieri dagli occhi stanchi tornano ad aggirarsi per i tavoli che sembrano moltiplicarsi ad ogni portata.


C'è ancora tempo per la musica, due strette di mano, i saluti e le raccomandazioni.

Di qui alla chiamata alle urne passano ancora tre giorni.

Non sia mai che si riesca ad estrarre dal cilindro qualche tecnica persuasiva più originale del riempire il buzzo al potenziale elettorato?

giovedì, maggio 24, 2007

Ossobuco finger food !

Lo scorso lunedì sono andata alla Città del Gusto alla presentazione del libro, che in realtà avevo già comprato da qualche settimana,“Finger Food” di Viviana Laperosa…l’assaggio dei suoi finger è stato strepitoso…soprattutto la “Cozza fritta in pastella di birra con maionese di cime di rapa”…
Era giunto il momento di cimentarmi anche io in qualche finger…anche perché leggendo il libro viene una acquolina irresistibile!!

Dato che il pesce non ho avuto il tempo di comprarlo…mi sono buttata sulla carne…e sfoglia sfoglia ho adocchiato il mio finger…”Cucchiai di crema di riso con trancetto di ossobuco” …ma poi ho subito pensato…e i buchi???? Ed ecco la soluzione qualche pagina dopo…”Risotto nell’ossobuco”

Cerco di spiegarvi la ricetta…io non ho seguito per filo e per segno la ricetta del libro…diciamo abbastanza pedissequamente!!
Innanzi tutto fate un bel risotto allo zafferano(fondo di burro e cipolla, si tosta il riso, sfumare con brodo di carne e portare a cottura con lo stesso; unire lo zafferano sciolto in un mesto lo brodo e fuori dal fuoco mantecare con burro e parmigiano) e lasciatelo freddare con un panno umido sopra.
Come seconda cosa si deve staccare la carne dai buchi facendo attenzione a non rovinare il midollo.
Una volta raschiata la carne dall’osso mettere da parte i buchi e preparare la carne…
Fondo di carota sedano e cipolla, unire la carne appena infarinata (mi raccomando togliete la farina in eccesso!!) farla rosolare, sfumare con vino bianco, aggiungere un po’ di concentrato di pomodoro sciolto in un mestolo di brodo e cuocere a fuoco dolce per circa 40’, quando la carne sarà pronta frullare la salsa di cottura.

Ora si deve preparare la crema di riso e il riso al salto…
Allora per la crema di riso frullarlo semplicemente unendo un po di brodo fino ad ottenere una crema abbastanza consistente.
Per il riso al salto mettere un goccio d’olio in una padella antiaderente, fare uno strato di riso e attendere che si formi una croccante crosticina…girare il riso (come fosse una frittata) e far creare la crosta anche dall’altra parte.

Infarinare i buchi e rosolarli in padella quando saranno pronti con un coltellino e un po’ di pazienza separare il midollo dall’osso e tenere il tutto in caldo.

Per guarnire e dare appena di colore preparare una salsa verde con prezzemolo, aglio scorza di limone e olio aggiunto a filo per ottenere una salsa omogenea.

A questo punto comporre il piatto…
Il cucchiaio con la crema di riso, il trancetto di ossobuco, la salsa di cottura e se lo avete uno o due pistilli di zafferano; il midollo servito assoluto con qualche grano di sale e il buco con il riso al salto dentro…decorate il piatto con la salsa verde!

Poi potete impiattarli come preferite, servirli da soli o con altre varianti…io però vi assicuro che così sono stati un ottimo antipasto!

martedì, maggio 22, 2007

Yogurt gelato con calde nespole profumate


...Avevo nel frigo lo yogurt della latteria e delle nespole...

Volevo lasciare il più neutro possibile il sapore dello yogurt (quello dell'Antica latteria dei fratelli Zena a Viterbo è straordinario e sarebbe stato un peccato coprirlo con altri sapori!) ...però mi sembrava troppo dietetico il solo gelato..così ho subito rimediato aggiungendo alla base delle nespole spadellate al miele di trifoglio e cardamomo (il caldo delle nespole fa sciogliere appena il gelato :P)...sopra un altra piccola cucchiaiata di nespole, una spolverata granella di nocciole ottenuta facendo un semplice croccante con nocciole tostate e zucchero, fatto raffreddare e pistato con qualcosa di pesante (è un ottimo rimedio contro l'ansia degli esami che comincia a farsi sentire!) e poi due lingue di gatto per accompagnare. Il risultato è stato meraviglioso...il gelato è venuto ottimo e le nespole calde mi hanno fatto ricordare la squisita marmellata che faceva mia nonna con quelle del suo albero!

Vi riporto qui sotto la ricetta del gelato allo yogurt e delle lingue di gatto:

Per il Gelato allo Yogurt:
Ingredienti280 g di yogurt bianco intero; 1,2 dl di panna liquida fresca; 80 g di zucchero; 1 cucchiaio di succo di limone Versate la panna liquida in una casseruolina, aggiungetevi lo zucchero e fatela scaldare, mescolando, fino a quando lo zucchero si sarà sciolto. Ritiratela dal fuoco e lasciatela raffreddare. Unitevi il succo di limone filtrato, mescolate con cura e amalgamatevi anche lo yogurt. Mettete il composto nella gelatiera e lasciatelo montare per 25 minuti quindi travasatelo in una vaschetta e tenetelo per qualche ora nel freezer.

Le Lingue di gatto:
Ingredienti60 g di farina 00; 60 g di burro morbido; 60 g di zucchero a velo; 2 albumi d'uovo a temperatura ambiente; 1 bustina di vainillina Accendete il forno a 200°. Mettete il burro a pezzetti in una ciotola, unitevi lo zucchero a velo setacciato e la vainillina e lavoratelo con il cucchiaio di legno fino ad averlo gonfio e cremoso. Battete molto leggermente, non a neve, gli albumi [è essenziale che siano a temperatura ambiente] con una forchetta e, poco alla volta e servendovi della forchetta, amalgamateli al composto di burro e zucchero. Infine, con un cucchiaio di legno, incorporate delicatamente anche la farina, fatta scendere da un setaccino, senza lavorare troppo il tutto. Foderate una placca con la carta da forno. Mettete il composto nella sac à poche con la bocchetta liscia da 1/2 cm e deponete sulla placca dei bastoncini di pasta lunghi circa cinque cm distanziandoli di quattro-cinque cm perché, durante la cottura, si allargano molto. Mettete la placca nel forno e lasciate cuocere i biscottini per circa otto minuti, fino a quando avranno preso colore lungo tutto il bordo, rimanendo chiari all'interno. A cottura ultimata, sfornateli e staccateli subito con una spatola, lasciandoli raffreddare su una gratella

lunedì, maggio 21, 2007

Sambuca... da sambuco???




Il collegamento è fin troppo semplice da apparire semplicistico: "sambuca" deve per forza etimologicamente derivare da "sambuco" (sambucus nigra), arbusto tipicamente mediterraneo.

E invece, no.

Bella e fantasiosa quella disquisizione filologica, ascoltata sabato sui tavoli di un'osteria trasteverina,secondo il quale il nome del liquore che, sotto il brand Molinari, ha reso Civitavecchia famosa nel mondo , derivi dal gesto di tracannarla:
"s'ambuca", ovvero "si imbuca nell'esofago" .

Sambuca, invece, deriva dal termine arabo Zammut, tra l'altro patronimo molto diffuso in Tunisia ed anche Malta (nella variante Zammit, soprattutto) , con il quale si designava una bevanda liquorosa a base d'anice proveniente dalle terre della Mezzaluna, sbarcati nel porto di Civitavecchia insieme alla conquista saracena.
Dove ha lasciato tracce indelebili, specie nella preparazione di alcune ricette tipiche del posto, prima tra tutti la sacra Pizza di Pasqua già - a tempo debito - transitata sulla tavola del Monolocale.

Insomma, una bevanda globale dal sapore mediorientale, da sorseggiare nella casbah civitasvetulina per riflettere sui frutti buoni dell'invasione del V secolo.

giovedì, maggio 17, 2007

Piña-mide

"Una piramide velocissima alla piña colada...con frutta fresca e vaniglia"
Finalmente, dato che lo scorso sabato ho comprato gli stampini a forma di piramide, ho potuto realizzare questo gustosissimo dolce che avevo adocchiato sfogliando il libro di Simone Rugiati.
Fresco, estivo e dalla riuscita assicurata è perfetto per le serate estive fra amici dato che si può preparare interamente il giorno prima.
Io ho apportato soltanto una piccola modifica...invece dell'agar agar ho utilizzato 3g circa di colla di pesce precedentemente ammollata in acqua fredda...sicuramente con l'agar agar sarebbe venuto meglio ma vi garantisco che anche così era ottimo! Se non vi piacciono i puntini neri sulla piramide basta non aprire il baccello di vaniglia e metterlo a scaldare intero.

La ricetta?? ..Eccola qui...(direttamente dal libro)
Scaldate senza far bollire 150ml di latte di cocco dolce con 70ml di latte intero fresco, 110g di panna fresca, 1 cucchiaio di zucchero e 1/2 baccello di vaniglia; scioglietevi poi 1/2 cucchiaino di agar agar in polvere. unite 2 cucchiai di Batida de cocco e filtrate versando in 4 stampini piccoli a piramide. Tagliate 200g di polpa d'ananas ben matura a dadini e versatevi 2 cucchiai di Rum ambrato zuccherato a piacere. Lasciate macerare fino al momento di servire. Sformate i budini e accompagnate con l'ananas e una purea di frutti rossi frullati con poco zucchero.

martedì, maggio 15, 2007

Così lontani...così vicini...Extremadura


Al limitar della "piel de toro", situata laddove la penisola iberica si fa territorio portoghese, c'è la regione di Extremadura.

Un nome che, ai gourmet più preparati, ricorderà di certo il maiale di razza iberica Pata Negra, allevato sulla montagnosa Sierra Morena, tra Mérida e Càceres, dove i prosciutti maturano per 24-28 mesi prima di deliziare i nostri palati...




Ma forse coglierà qualcuno di sorpresa sapere che, nelle vallate che si estendono - innumerevoli nuances di verde - tra gli aspri versanti della Sierra Morena, pascola una pecora merina che ci regala un qualcosa di altrettanto squisito...

Ya se van los pastores
a la Extremadura...
ya se quede la sierra
triste y oscura.
Ya se van los pastores,

ya se van marchando,

màs de cuatro zagalas

quedan llorando...


Recita una filastrocca ispanica.

Già i pastori se ne vanno
in Extremadura...
ora rimane la terra

triste e buia.

Già vanno i pastori

Già si sono m
essi in marcia
Più di quattro pastorelli

continuano a piangere...


Verso l'Extremadura, infatti, si muovevano le greggi per la transumanza, alla ricerca di pascoli per le pecore merine già citate...

Che, da ottobre a giugno, permettono la produzione di un formaggio eccezionale: è il Queso de La Serena (La Serena è una provincia dell'Extremadura, che tra l'altro diede i natali a Pedro de Valdivia, conquistador del Cile, che là fondò una città dandole il nome dell'indimenticata provincia da cui proveniva).

Il Queso de La Serena è un formaggio a latte crudo, dalla pasta molle, il cui caglio è costituito da foglie essiccate di yerbacuajo (potrei dirvi cosa è la yerbacuajo, ma rovinerei un po' di sorprese...).

La crosta, giallognola e grinzosa, protegge l'interno cremoso di questa meraviglia...

Che ha un vicinissimo parente, quasi un sosia in Italia...

Quale?

Lo scoprirete nei prossimi giorni...

Nel frattempo, vi basti un indizio.
E' già apparso tra le righe e le mattonelle del Monolocale...






lunedì, maggio 14, 2007

Il gelato: la mia prima volta!

Sabato scorso ha fatto il suo ingresso nel "Monolocale" la signora Gelatiera...
Veramente un bel regalo...i miei amici non potevano trovare "aggeggio" più azzeccato da regalarmi!!
Io non avevo bene in mente come si facesse il gelato così mi sono affidata alla ricetta che ho trovato sul libro di M. Santin...di solito i suoi dolci sono sempre eccezionali e soprattutto ben spiegati!
Ho deciso di provare con il classico...Gelato alla vaniglia...qui vi riporto la ricetta del libro...io ho dimezzato tutte le dosi altrimenti sarebbe stato troppo....
Il risultato è stato stupefacente!...Sono stata 45 minuti attaccata alla gelatiera osservando passo dopo passo l'evoluzione della consistenza..poi finalmente era pronto...Buono,goloso,cremoso,soffice...insomma da provare!!!!!
Ingredienti:
800g di latte
8 tuorli
250g di zucchero
800g di panna liquida
325g di latte condensato zuccherato
1 baccello di vaniglia

Versare il latte in una casseruola di acciaio e unirvi il contenuto del baccello di vaniglia. Mettere sul fuoco e spegnere non appena comincia il bollore. Raccogliere i tuorli in una bacinella, romperli con una frusta quindi unirvi lo zucchero e lavorarli brevemente, quel tanto che basta per amalgamare i due elementi. Continuando a mescolare con la frusta, unire il latte bollente, la panna liquida ed il latte condensato. A questo punto passare al setaccio e cuocere a fuoco dolce il composto fino al primo accenno di bollore, raffreddare nel più breve tempo possibile prima di passarlo in gelatiera.

Se avete consigli, piccoli segreti, accorgimenti, ricette...sul mondo "Gelataio" scrivetemi o lasciate un commento! :)

venerdì, maggio 11, 2007

Spaghettoni con le vongole veraci

10 minuti e si porta in tavola il "sapore di mare"!
La mattina appena comprate le vongole tornate a casa e mettetele a bagno in acqua salata cambiando l'acqua due tre volte durante la giornata per l'ora di cena non ci sarà rimasto neanche un granello di sabbia. Un altro trucchetto per togliere le vongole morte o piene di sabbia è sbatterle una ad una dentro il lavandino (più che sbatterle direi tirarle!), quelle avariate si apriranno si aprono!

Arrivata l'ora di cena cominciate a mettere su l'acqua, abbondante, per gli spaghetti (numero7). Poi prendete una padella e mettete dentro le vongole scolate(tenetene da parte soltanto qualcuna..dopo vi spiego a cosa servono!)...chiudete con un coperchio e lasciate a fuoco medio per 3/4'. Magicamente le vongole si apriranno..a questo punto spegnete il fuoco...filtrate con un tovagliolo di lino a maglia fine l'acqua rilasciata e cominciate a sgusciare possibilmente senza ustionarvi le dita come ho fatto io!Intanto calate gli spaghetti. Prendete un'altra padella e fate un soffritto con aglio olio e peperoncino che lasciate andare lentamente (in modo da far insaporire bene l'olio ma mi raccomando non bruciate l'aglio!)...quando gli spaghetti sono quasi pronti aggiungete nel soffritto le vongole sgusciate, le vongole chiuse che prima avevate messo da parte e l'acqua (non troppa il resto la aggiungete mentre ripassate gli spaghetti); chiudete con coperchio così da far aprire anche le vongole ancora chiuse. Scolate gli spaghetti al dente e mantecateli in padella aggiungendo se necessario un po d'acqua di cottura e la rimanente acqua delle vongole finchè non formeranno la deliziosa cremina.

Una spolverata di prezzemolo e via in tavola!

giovedì, maggio 10, 2007

Insalatina primaverile con triglie alla menta


Solo a guardarla ti fa venire in mente che l'estate è alle porte...e con l'ansia degli esami che comincia a salire non c'è nulla di meglio di un bel pranzetto consolatorio, leggero, sbrigativo e profumato!


Sfilettare le triglie (ci vuole un po di pazienza per togliere tutte le spinette), spremere 2 limoni e scaldare il succo emulsionando con olio e foglie di menta spezzettate con le mani. Quando l'emulsione sarà calda (ma non bollente!) metterla sulle triglie fatte a pezzetti e lasciar marinare qualche minuto.
Mentre le triglie si insaporiscono preparare l'insalitina con pisellini freschi, listarelle di zucchina (compreso il fiore), ravanelli,scorza di limone e basilico(potete aggiungere anche del cipollotto fresco oppure carote sottili o misticanza...). Condire con un filo d'olio e sale.

Non rimane altro che assemblare il piatto ed aggiungere un giro d'olio, una macinata di pepe e due foglioline di menta!

mercoledì, maggio 09, 2007

Rombo con taggiasche e finocchietto selvatico

Naturalmente come souvenir da Genova non potevo che portare uno splendido barattolo di olive taggiasche! La foto non è delle migliori...la macchinetta era scarica ed ho un po perso la pazienza! :)
Questo rombo, frutto di un certosino spellamento e sfillettamento, è stato semplicemente infarinato e cotto in padella con 1 parte d'olio e 2 di burro e mezzo spicchio d'aglio(che ho tolto quasi subito) sfumato con un po di brodo vegetale( o se preferite vino) per creare il sughetto e poi aggiunto il finocchietto selvatico e le olive taggiasche denocciolate. Sale e pepe. Accompagnato con una cremina di patate novelle e scaglie di mandorle (sarebbero stati meglio pinoli ma li avevo finiti!).

Per la crema di patate non dovete fare altro che lessare le patate e passarle al passaverdura e poi emulsionarle con il frullatore aggiungendo sale, pepe ed appena di latte per rendere cremoso! Inutile dire che può essere aromatizzata come più vi piace!

martedì, maggio 08, 2007

Ecue-yamba-O... è Slow!


Sì, lo ammetto...

La traduzione procede un po' a rilento...

Ma a tratti mi imbatto nella magia di certe righe che mi tengono ore a rileggerle...

Alejo Carpentier, l'ho scoperto stasera, quando parla di Cuba, della
sua Cuba, è slow.

(...) Rosa dal cancro del latifondo, ipotecata nella sua piena adolescenza, l’ isola di sughero si era trasformata in una lunga zuccheriera incapace di galleggiare. E i lavoratori e contadini cubani, sfruttati dalla fabbrica yankee, vinti dall’importazione dei braccianti a basso costo, ingannati da tutti, abbandonati dalle autorità, resi intrattabili dalla miseria, mangiavano – quando mangiavano – ciò che si poteva raccogliere nei solchi orizzontali che fecondavano le pareti della bottega: sardine pescate a Terranova, albicocche racchiuse in lattine con nomi da romanzo d’amore, carne salata al ritmo del bandoneòn porteño[1] , il baccalà della Madre Patria e un riso di non si sapeva dove… Addirittura la rustica alegria de coco[2] e i caballitos de queque[3] retrocedevano dinnanzi all’invasione dei Diavoli di Cartesio in gomma! La terra creola produceva ormai immagini di frutti stranieri, che maturavano nelle locandine delle bibite! L’orange-crush si faceva strumento dell’imperialismo, come il ricordo di Roosvelt o l’aereo di Lindbergh…! Solo i negri, Menegildo, Longina, Salomé e la loro prole conservavano gelosamente un carattere ed una tradizione antillana. Il bongò, antidoto di Wall Street! Lo Spirito Santo, venerato dai Cué, non ammetteva salsicce yankees all’interno dei suoi panetti votivi…! Niente hot-dogs con i santi di Mayeya!


[1] Strumento tipico dell’Argentina

[2] Dolce al cocco

[3] Piccoli pupazzi a forma di cavallo fatti di pan di spagna





lunedì, maggio 07, 2007

Con quella faccia un po' così, quell'espressione un po' Slow Fish...

Con quella faccia un pò così
quell'espressione un pò così

che abbiamo noi prima di andare a Genova,

che ben sicuri mai non siamo

che quel posto dove andiamo

non c'inghiotte e non torniamo più...



...cantava Bruno Lauzi, e di fatto l'impressione è stata proprio quella... Farci inghiottire dai carrugi xenesi, disertare tutto e tutti e farci dare per dispersi...


Ma alla fine, come ogni buona pecora torna all'ovile, rientriamo al Monolocale con la sensazione d'aver scoperto una perla di cui ignoravamo la rilucenza.

Perché poi, alla fine, l'abbiamo sempre tagliata in due, la bella Genova, di passaggio su una soprelevata che ce l'aveva sempre sottratta immeritatamente.


E invece questa volta, complice un weekend liberatosi a sorpresa, abbiamo deciso - con l'occasione di visitare Slow Fish - di dedicarci alla visita (forse poco slow, ma che importa, a volte?) di Zena.

Alla Fiera trovi di tutto, dal curatore del Presidio alle piccole realtà dell'italica pesca, alla curiosità come il produttore di salumi di pesce (ne
lla foto a lato) o a quello di formaggi alle alghe...

...E poi i Laboratori del gusto, o i Teatri del Gusto...

Noi abbiamo partecipato al Laboratorio "Genova per voi", dove il giovane chef Luca Collami (del ristorante Baldin) ha preparato una serie di assaggi con il pesce della cooperativa Pescatori di Bagnara, che con una piccola flotta opera nel golfo della città. Assaggi accompagnati da una selezione di vini liguri, dal Pigato al Rossanese al Vermentino di Liguria (con incursioni piemonteggianti del Gavi).

Dopo la visita a Slow Fish abbiamo raggiunto il Palazzo Cicala (
e dormito in un appartamento troppo bello, proprio di fronte a Palazzo Ducale).

Altre soste gustose?

Alla Cantina di Colombo, per delle trenette al pesto indimenticabili...

E per il pranzo di domenica, l'Osteria di Vico Palla, dove le trofie alle taggiasche, orata e tonno, quelle "avvantaggiate" col sugo di polpo e un divino filetto di gallinella alla Genovese ci hanno fatto assumere "quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così..." che hanno solo quelli appena stati a Genova...







giovedì, maggio 03, 2007

Cous cous con zucchine romane, timo al limone e trancio di spatola

Peccato che nel "Monolocale" all'ora di pranzo non mi sia venuto a trovare nessuno...questo piatto era veramente eccezionale...buono, saporito e primaverile!
Ho dovuto sporcare un po di pentole ma ne è valsa sicuramente la pena!!

Per prima cosa ho scongelato qualche cubetto del mio brodo vegetale e l'ho portato lentamente ad ebollizione. Con la mandolina ho affettato finemente la zucchina per lungo e poi con il coltello a piccoli fiammiferi. Ho preso il cous cous e dopo essermi oleata le mani l'ho strofinato in modo che una volta aggiunto il brodo vegetale non facesse grumi. Ho appena spadellato le zucchine con un filo d'olio e cipolla (che deve essere tagliata ultra-sottile in modo da fondersi subito!). Ho versato il brodo bollente sul cous cous adagiato su un piatto piano ed ho aspettato una decina di minuti che gonfiasse (cioè che assorbisse il brodo). Ho preso un'altra padella e l'ho messa a scaldare con un po di sale. Quando era ben calda ho scottato la spatola facendola ben abbrustolire!. A questo punto ho condito il cous cous con olio, scorza di limone (e se vi ci piace anche qualche goccia del suo succo emulsionata con l'olio) timo al limone leggermente pestato con le dita in modo da estrarre più aroma,prezzemolo tritato, sale e pepe bianco. Montato il piatto con un semplice coppapasta....e Buon appetito a me! :)

Ciambellone bicolore

Cosa c'è di meglio che far colazione con una fetta di ciambellone soffice e cioccolatoso???
Questo dolce, ideale con una bella tazzina di caffè, è molto veloce (io l'ho impastato direttamente nel frullatore!) ed il risultato è assicurato.

La cucina del "Monolocale" sta riacquistando le sue forze...passate di qui nei prossimi giorni e troverete delle deliziose ricette!

Ciambellone:
Montate nel frullatore la frusta, metteteci 150g di burro morbido ed amalgamateli con 200g di zucchero. Dopodichè aggiungete 3 uova intere avendo cura di non unire il seguente finchè il precedente non si sia ben amalgamato. Aggiungete a questo punto 300g di farina e una bustina di lievito per dolci (setacciati) e 2dl di latte a filo. A parte sciogliete a bagnomaria una barretta di cioccolato fondente. Imburrate ed infarinate il classico stampo da ciambellone. Unite alla cioccolata qualche cucchiaio di impasto neutro. Versate l'impasto bianco nello stampo e poi sopra l'impasto al cioccolato. Infornata a 180° per una quarantina di minuti.

La ricetta descritta prevede una base neutra alla quale voi potete aggiungere tutti gli aromi che preferite...limone, fiori di arancio, vaniglia, cocco, anice, potete sostituire parte del latte con yogurt intero oppure aggiungere pezzettini di frutta (in questo caso per evitare che vadano a fondo abbiate l'accortezza di infarinarli)...insomma ciò che più vi piace!

mercoledì, maggio 02, 2007

Foodball - Goal mangiato...

Ebbene sì, lo ammettiamo, in questi giorni abbiamo un po' latitato...
Come parziale discolpa, vi regalo un divertissement sul connubio cibo-gioco del calcio...

Tra l'altro, questo ed altri racconti sul mondo pallonaro più verace - ed in tal senso la foto è significativa, quanto fascino emanano i campetti spelacchiati di periferia lontani dal clamore e dallo sfavillio del calcio milionario... - li trovate ad un passo di click qua.


Quando l’autobus giunse nel parcheggio antistante il rettangolo di gioco, gli dissero: “Quello di oggi è un campo di patate”. Patate o barbabietole, per lui, contava poco.
L’importante era che tutto scorresse liscio come l’olio. Certo, aveva messo in conto gli scontri fisici, gli sfottò, la brutalità di certi tackle. Quelli sono il pepe del calcio. Avrebbe portato con sé un po’ di sale, in un sacchetto, nascosto nei pantaloncini. “Le patate, con sale olio e pepe”, pensò tra sé e sé, “sono insuperabili”.

Nello spogliatoio indossò i calzoni. Erano più unti del solito, e la mozzarella filata scivolava via lenta sulle cosce, fino all’altezza della rotula, dove un carciofino s’era cristallizzato ed emanava brillii iridescenti. “Con questi calzoni”, pensò tra sé e sé, “siamo fritti”.

Entrarono in campo sotto una pioggia battente. L’erba, verde, fresca, emanava sentori di insalata cappuccio. Il fango splendeva d’un bruno ambrato come aceto balsamico.

Faticò non poco ad entrare nel ritmo della partita. Il terzino avversario, che non era uno stinco di santo, intervenne duro sui suoi, di stinchi. Per un attimo, si vide destinchizzato, con la parte di gamba mancante in un piatto di terracotta, adornato da crauti. D’altronde, la sua ex moglie glielo diceva spesso che era un porco.

La partita scorreva senza sussulti. Poi, con un colpo di genio, il nostro affezionato riuscì a scartare un avversario, poi un secondo, un terzo. Si ricordò di sua mamma, dei rimproveri per i capricci quando sedeva a tavola, di ogni singola volta in cui gli aveva detto “pensa ai bambini africani” se lasciava un pezzetto di petto di pollo a languire in un angolo del piatto. Re-incartò due degli avversari. Passò la palla chiedendo la triangolazione, la ottenne, superò il portiere… Ma che gol si mangiò!

Mangiare un gol è un’esperienza gastronomica sublime. I gol mangiati hanno la stessa magnificenza organolettica di quei frutti di mare galiziani chiamati percebes, che tutti dicono “quanto son buoni! Quanto son buoni!” e tu non riesci a realizzare cosa avranno mai di così buono. Poi un giorno ti ritrovi dalle parti di La Coruña e ti imbatti in quei pescatori gallegos che rischiano la vita pur di strappare agli scogli una di quelle prelibatezze. Lì scopri perché son così buoni.

Se ne mangiò un bel po’ di gol, quel giorno.
Ma alla fine riuscì a sollevare al cielo la coppa.
Era grande, bella, profumava di arancio e pistacchi, con quella sua consistenza cartilaginea così invitante…
Quella sera, con quella coppa, fecero dei panini superbi.