mercoledì, novembre 28, 2007

Iron Blog - Monolocale in Centro presenta i "Tortelli neri colti in castagna"

"Ma quando arriva 'sto pizzino?".
That's the question, amleticamente profetizzo.
Spingiamo il tasto "aggiorna" più e più volte.
Niente.
Catene, comunicati, "enlarge your penis", "buy viagra".
Ma di pizzini kelablueschi, nudda.
Il Capo dei Capi (e si fa presto, nel Monolocale siamo solo in due) passeggia nervosamente.

Poi, la luce.
Ecco il tema. E gli ingredienti. (Giorni dopo avremmo saputo anche il giudice, ma già i giochi erano pressoché fatti). Cioccolato, castagne, un frutto secco a scelta.
La cioccolata la prendiamo là, le castagne di qua, il frutto secco... la mandorla cell'abbiamo.
Occhei.
Ma ora che facciamo?

Fu lì che, pensa e ripensa, strapensa e ripensa, la ricetta venne da sé.
Ci troviamo, come dire... colti in castagna dal fulminante baluginare di quest'idea.
Beh, ça va sans dire che gli esperimenti si sono susseguiti vertiginosi, un Monolocale ribellato, a soqquadro (che bella, 'sta parola con due "cu"), 'na galera, come si dice da noantri. Tentativi su tentativi, un in progress costante che, passo passo, prendeva forma, anche grazie ai preziosi insegnamenti appresi dallo chef Andrea D.

Ne usciamo vivi. O quasi.

Con i


Tortelli neri "Colti in castagna"


La pasta:

100g di farina 00
10g di cacao in polvere
1 uovo
1 pizzico di sale

Setacciare la farina con il cacao, impastare con i rimanenti ingredienti e far riposare la pasta coperta in frigorifero per almeno 30’. Stenderla finemente e formare i tortelli. Chiuderli se necessario spennellando i bordi con albume leggermente battuto.

Il ripieno:

90g di castagne lessate e pulite
60g di patate rosse lesse
4g di scalogno
Olio extra vergine di oliva
Noce moscata
Rosmarino fresco

Tritare le castagne al coltello. Pelare le patate ancora calde e passarle allo schiacciapatate. In un padellino antiaderente far scaldare un filo d’olio, aggiungere lo scalogno tritato e un rametto di rosmarino ed a seguire le castagne con le patate. Grattare un generoso pizzico di noce moscata e dopo circa 5’ togliere dal fuoco. Aggiustare di sale e un pizzico di zucchero di canna.


Cottura

Cuocere i tortelli in acqua e latte, in uguali proporzioni, aromatizzati con alloro, rosmarino, latte di mandorla sale e pepe di szechwan.
Una volta cotti ripassarli pochi secondi in padella con una noce di burro e miele grezzo di castagno.


Salsa alle mandorle e lambrusco

50g di panna liquida
20g circa di latte di mandorla
8g circa di ristretto di lambrusco

Semimontare la panna ed incorporare il latte di mandorla leggermente dolcificato e ristretto ed il ristretto di lambrusco.


Salsa di cioccolato al rosmarino

Cioccolato 75%
Rosmarino fresco

Sciogliere dolcemente il cioccolato e tenendolo al caldo mettere in infusione un rametto di rosmarino.


Latte di mandorla

300g di latte
200g di mandorle pelate

Portare a bollore il latte con le mandorle e lasciarle in infusione per minimo12h.


Presentazione del piatto

Posizionare sul fondo la salsa al cioccolato e rosmarino tiepida, appoggiarvi sopra i tortelli caldi guarnire con la salsa alle mandorle e lambrusco e decorare con cialdine di latte e scagliette di castagna.


Ed ecco il piatto finito!
Ora non ci resta che aspettare il verdetto.
E, nell'attesa, provare anche il piatto di Loste.
Come sempre, muy notevole.
Ultim'ora: Qui il verdetto, sentenziato gnentepopòdemenoche dallo chef Andrea Berton! Complimentoni a Loste!! Continuiamo a tifare per te e a tirare freccette sulla foto di De Coubertin!

lunedì, novembre 26, 2007

Iron Blog: e il Monolocale in Centro fu "colto in castagna"

Il tabellone comincia a prendere una certa fisionomia.

Dopo Adrenalina vs Delizia, La ciliegina sulla torta vs La cucina di Adina e FrancescaV vs Conservare in Frigo, ora, il preludio musicale che precede le disfide di Champions League…pardon, di Iron Blog suona per noi.

Il Monolocale in Centro sfida Una colica d’acqua.

Il tema della singolar tenzone? “Colti in castagna”, perché “quando è vera dipendenza mica ce la fai a rinunciare alla castagna” (Kela docet).

Ora, le regole sono semplici.

La prima regola di Iron Blog è: non dovete parlare (male) di Iron Blog.
La seconda regola di Iron Blog è: utilizzare tassativamente gli ingredienti obbligatori: castagne, cioccolato, un frutto secco a scelta. Più, a scelta, farina, pasta, riso, burro, parmigiano, latte, cipolle, aglio, brodo, vino, spezie erbe ecc..., tutte cose di base, insomma.
La terza regola di Iron Blog è: non dovete MAI parlare (male) di Iron Blog.
Se possibile, spendendo due urletti da tifo per gli inquilini civitasvetulini.

Da quando abbiamo ricevuto il pizzino con le direttive, siamo in gestazione.
Fino a mercoledì, quando le ricette saranno finalmente pubblicate on Kela Blu, The Food Tabloid.
Poi, venerdì, il verdetto.
Affidato nientepopodimenoche a Vissani...junior, ergo Luca Vissani.

Inutile sottolineare quanta stima (espressa, tra l’altro, in tempi non sospetti) nutriamo per Loste.
Ma è pur vero che, nel Monolocale, abbiamo una foto del barone De Coubertin (colui che disse ciò) appesa alla parete, tempestata di freccette.
Perciò, che vinca il migliore.
In bocca al lupo, Marco.
E buon divertimento (come la castagna qua sotto, via Faces in Places).


venerdì, novembre 23, 2007

La zuppa del "monolocale"



Avevamo desiderio di qualcosa di caldo e confortante...ma con questo freddino a chi va di uscire per andare a fare la spesa!!??

Bisogna arrangiarsi con quello che si ha in casa...

Vediamo...

3 patate rosse, 1/4 di porro, mezza cipolla dorata, un pezzetto di broccolo siciliano, qualche foglia di broccoletto, 2 carote, spezie....bhè penso che ci possiamo accontentare!!

Tagliamo tutto a pezzettini e stufiamo lentamente (tranne che le cime del broccolo e i broccoletti) nel tegame con un filo d'olio...non fate prendere colore ai vostri ingredienti ma fateli sudare dolcemente mentre nel frattempo vi scaldate le mani con il fornello!

Aggiungiamo qualche spezia...semi di finocchio, ginepro, un chiodo di garofano, qualche grano di pepe, un pezzettino di peperoncino...

ecco che la cucina comincia a profumarsi...

uniamo l'acqua (due dita sopra le nostre verdure) e lasciamo cuocere per una mezz'ora...

preleviamo un po di zuppa, la frulliamo e riuniamo nella pentola ...aggiungiamo i broccoli e broccoletti...finiamo di cuocere per 5/6' ed è pronta!

Mi raccomando dei broccoli siciliani non usate soltanto la cima! Il loro gambo è buonissimo...eliminate la parte esteriore e fatelo a cubetti unendolo agli altri ingredienti da stufare!

mercoledì, novembre 21, 2007

Senza via di scampo!


Nel "Monolocale" quando il pesce è fresco, ma veramente fresco, c'è una regola ferrea...manipolarlo il meno possibile...e mangiarlo "prima di subito"!


Così mentre in 8 minuti si cuocevano gli spaghetti, nella padella già si scaldava l'olio profumato appena con aglio e peperoncino..un paio di pachino spaccati...facciamo prendere un botta di calore ai nostri scampetti(a qualcuno magari schiaaciate un po la testa così sprigiona più sapore)...si manteca e si porta in tavola con una generosa spolverata di prezzemolino!

martedì, novembre 20, 2007

Herr Oktopus, mein Freund!

Quest'estate ricevo una telefonata. Xenia, giornalista per conto della TV privata tedesca Janus, mi chiede di darle una mano ad organizzare un servizio sul polpo e sul mercato di Civitavecchia.
Mi trova entusiasta - ed è dir poco -, un po' perché dell'Octopus Vulgaris e del Marché du poisson ho già avuto modo, con piacere, di scrivere (qua e qua, per la precisione).
Un po' perché quell'animaletto con le ranfe mi sta davvero simpatico, dai tempi de "Il mio amico Sfinx".
Peccato poi che, per uno di quei giochi del destino, il giorno prefissato in realtà non ho potuto presenziare, dacché noialtri del Monolocale si era in altre faccende affaccendati.
Eppure, fino all'ultimo, ho cercato di agevolarle il lavoro, mettendola in contatto con uno dei più saccenti banchisti del mercato ittico (Amedeo Tuscolano, se vi dovesse capitare di passare per Piazza Regina Margherita) ed uno dei migliori interpreti della cucina cittadina, Fabrizio Ciccaglioni de L'Angoletto.

Mesi dopo il servizio va in onda, nel programma Abentauer Leben - täglich Wissen, con il titolo "Der Oktopus und seine Freunde".

Eccone alcuni estratti (I "cuoricino" Youtube). Ah, sono in tedesco!

Nel primo filmato, dopo una carrellata sul mercato civitasvetulino, ecco comparire il personaggio alla lunga più divertente, tal Franco Sabatini, pescatore che esordisce con "C'è stato n'aaamico nostro...che n'giorno ha preso un calamaro da 28 chili". Imperdibile il "ma-donna" tedescofono. Franco s'erge poi a vera star del servizio scaraventando in terra un polpo, prima di rivolgere alla telecamera un "kaput" da Oscar.



Nel secondo video, il grande Franco prepara il pranzo per la ciurma. Con un'aragosta pescata fresca fresca che ti vien voglia di raggiungerlo a nuoto, quel peschereccio. Qua da non perdere il "buon appetito, kapitano" detto con accento alla SturmUndTruppen.
A chiudere, L'Angoletto e un frammento di vita quotidiana civitasvetulina, la compravendita all'arrivo dei pescherecci al Porticciolo Vecchio (già al centro di una storia del Monolocale).



In apertura: "Octopus" di Alberto Cerriteno

venerdì, novembre 16, 2007

Spuma di cachi e vaniglia con cialde alla cannella


Antananarivo. E' l'ora del tramonto. Un sole maestoso, intensamente arancione e melenso come un cachi si tuffa a ponente tra le onde dell'Oceano Indiano. Baluginanti riverberi si sfregano sui bianchi petali delle orchidee e penetrano negli oscuri baccelli di vaniglia dall'essenza inebriante.

Ecco! Questa scena purtroppamente non l'abbiamo mai vista... D'altronde in Madagascar non siamo mai stati!

Ma il colpo di fulmine è stato repentino... Tanto che, svuotando frettolosamente le buste della spesa, mi sono trovata i due stretti in un abbraccio così dolce che non potevo assolutamente separare.
Non capisco ancora... L'ampollina dove sono i baccelli di vaniglia si era andata a conficcare proprio nel nylon della confezione dei cachi... Ehhhh il destino, a volte!


Per la spuma come avrete capito avete bisogno della polpa di cachi, io ne ho usati 3, che va ben frullata, poi aggiungete 30g circa, a seconda dei vostri gusti, di zucchero a velo, un bel baccello di vaniglia del Madagascar (va inciso longitudinalmente e prelevati i semini all'interno) e circa 100 ml di panna liquida.
Sifone, aria e frigo.


Le cialdine invece così croccanti e friabili sono preparate con la pasta fillo sovrapponendo 4/5 strati di fogli sui quali ho pennallato un po di burro e spolverato con zucchero di canna e cannella(per ogni strato)...coperti con un'altra teglia ed un piccolo peso sopra, se usate le teglie di domopack come me, ed infornate a 200° per 10 minuti. Dopodichè scopritele, spolverate di zucchero a velo e rinfornate alzando la temperatura in modo che si caramellizzino appena e diventino più lucide. (sempre Chef Andrea Dolciotti docet)

mercoledì, novembre 14, 2007

CockTale

Tempo fa, durante la recensione giornaliera della stampa internazionale, mi imbatto su uno slideshow – pubblicato su El Pais – di scatti d’antan di una Madrid che non c’è più.
Mi colpisce soprattutto l’atmosfera liberty della Gran Vìa. Una foto, in particolare, ritrae un barman, capello imbrillantinato, giacca immancabilmente bianca, dietro un bancone affollato di astanti e shakers. Siamo negli anni Trenta.

Quel signore è Pedro Chicote, per i madrileños semplicemente Perico. Ed è “el hombre que llevò el còctel”. Sì, non è un errore di grafia. El coctél. Figura mitica, quella di Perico. Capace di sfidare le ondate antiamericanistiche del Generalìsimo. Uomo di grande personalità e carisma, che fece della sua cockeleria un’appendice delle sale dei bottoni ispaniche. E che, ironia del destino, partì per shakerare ai Campi Elisi il giorno di Natale del 1977. Lo stesso giorno di Charlie Chaplin.

Ben prima che l’internet surfer potesse reperire informazioni sui cocktails più gettonati – tipo quelli pubblicati, ogni sabato, chez Max, per intenderci –, nella Piel de Toro per gustare “el còctel” dovevi andare nella Gran Vìa, al civico 12.

I gerarchi di Franco non vedevano di buon occhio quest’invasione di costumi stellestrisce: “Una cocktelería! Mossa coraggiosa usare questo anglicismo sfacciato e colonizzatore, per un bar”, lo sfidavano. Ma anche la più ferrea delle dittature avrebbe arrancato di fronte ad un “oceano di Grand Marnier, un terzo di Vermut rosso ed un’esplosione di Gin inglese”: il cocktail Chicote. Con una goccia d’angostura, il suo ingrediente preferito.
Al bancone di Perico passarono Charlton Heston e Gregory Peck, Salvador Dalì ed Ernest Hemingway. E poi Gary Cooper, Liz Taylor, Walt Disney… Dwight Eisenhower, nel 1957,
durante una visita diplomatica dichiarò d’aver trascorso i momenti più felici nella cocktelerìa di Chicote. La vita del locale si fonde con quella di Perico. Dall’affollamento degli anni ’50, quando tintinnano i flipper, si alzano cortine di fumo di sigaro mescolate a grida ed incitamenti per tori e palloni, si passa ad una lenta agonia.
Perico invecchia, testimone di un’epoca che non c’è più. Fino alla sua morte.

Oggi, il locale al numero 12 della Gran Vìa è tornato ai vecchi fasti, grazie al ritorno alle origini predicato da Pedro Serrano ed Alexis Rojas. Sicuri che Perico, da lassù, li guarderà divertito, continuando a mescolare ingredienti e rispondere con un niet agli integralisti del nazionalismo, dai gerarchi franchisti che gli intimeranno di adottare il termine còctel ad Achille Starace che, con la sua naïveté tutta italiana, suggerirà un colorito – e di rare potenzialità sgrammaticate – “Coda di gallo”.

lunedì, novembre 12, 2007

Tagliata con rosse cipolle agrodolci

Stamattina mi sono svegliata con una certezza...mi sentivo "tagliata" per un piatto a base di carne!
Mauro, il mio macellaio, come sempre ha saputo soddisfare tutte le mie richieste...ed ecco che me ne ritorno a casa con una splendida fiorentina ben frollata e pronta da cuocere.

Ma perchè non provare a farne una tagliata...il boucher, appena comprato, aspettava l'occasione giusta per essere scartato...e così ho disossato accuratamente la mia fiorentina dal tipico osso a T con il quale ho preparato un ottimo fondo bruno.

Per non farci mancare nulla.. che ne dite di metterci vicino delle profumate cipolle di Tropea dal gusto agrodolce e pinoli pisani?

Un rametto di rosmarino e siamo pronti!

La tagliata è stata cotta sulla griglia e finita in forno...mi raccomando non fatela cuocere troppo e aspettate qualche minuto prima di tagliarla in modo da far ridistribuire i succhi e non far fuoriuscire il sangue al momento del taglio.

Per le cipolle ho preso una padella e messo un pugno di zucchero e aceto...fatto sciogliere, aggiunto le cipolle julienne e lasciato cuocere coperte. Successivamente ho aggiunto i pinoli precedentemente tostati in un padellino di ferro con un goccio di acqua minerale frizzante (Chef Andrea Dolciotti docet).

venerdì, novembre 09, 2007

Lardo&Castagne


Una stuzzicante bruschetta da sbocconcellare davanti al caminetto...

Incidete le castagne e cuocetele nel caminetto... saranno pronte quando la pellicina marrone viene via facilmente. Poi prendete un pentolino metteteci del miele, una foglia di alloro, una di salvia, due bacche di ginepro, rosmarino ed un goccio d'acqua... ripassateci le castagne per qualche minuto.

Tagliate il pane (rigorosamente casareccio) e mettetelo a scaldare. Quando è bruscato adagiate sopra il lardo che si scioglierà e qualche pezzettino di castagna...

Una bottiglia di vino rosso...e non aggiungo altro!

giovedì, novembre 08, 2007

La "Gentile Romana", pudica e restia a spogliarsi...


Qualche giorno fa, più per dovere che per piacere, mi sono ritrovato ad arrampicarmi per le rapide salite serpenteggianti della Cimina.
Da Civitavecchia a Viterbo, e di lì a Roma.
Metteteci la Cassia bloccata, metteteci il fascino di regalarmi un po’ di sano amarcord, ed eccomi intrufolato tra castagneti e nocchieti. Questa strada la facevo assai spesso, da piccolo, per raggiungere il Lago di Vico. Tutto sommato, più vicino del mare, assumendo che l’ombelico del mondo fosse il paesello. Puntualmente, ogni volta, ci sorbivamo il racconto di mio padre su quanto fosse faticoso raccogliere le nocciole, in quei suoi settembre da ragazzetto. “Perché l’albero è basso e ti tocca stare accovacciato per ore.”, sempre la stessa frase, ed il mal di schiena, un po’, veniva anche a noi che lo stavamo ad ascoltare. In uno di quei nocchieti, a Canepina, ci intrufolammo furtivi anche quella domenica di neve con G e C, dopo una scorpacciata di porcini da Linetta, regina incontrastata del paglia e fieno.

L’area dei Monti Cimini è uno dei luoghi d’elezione della nocciola, insieme agli alentours di Alba, dell’italico stivale. Lo spiega bene Zauberei nel suo blog, con un pezzo di Joyciana ispirazione ed elevato effetto stilistico:


L’altro ieri, giornata in campagna coll’eburneo mister C, nel suo paese natìo, chiameremolo Nocchietta, essendo che le nocchie qui regnano sovrane, nocchie ovvero nocciole, e tutto è nocchiodeterminato, i riscaldamenti vanno a buccia de nocchia, la mattina se magna pane e crema de nocchia, a settembre poi anche fa er papa de mestiere, ma devi da raccoglie le nocchie […] Quelle di Alba, sono nocchie ficherrime, fondamentalmente perché la buccia che sta sotto la coccia si stacca facilmente,rendendo giulivi i produttori di torroni. Noi siamo andati in un viaggio di studio nella capitale mondiale della nocchia. Coincidenza vuole che sia la capitale mondiale anche di qualcos’altro, che in quei quattrochilomentri attorno ad Alba, c’è er dolcetto de alba – appunto – il barolo, e il barbaresco, il barbera e quindi, a parte qualche saltuaria incursione nei nocchieti all’orlo della strada, siamo stati in contemplazione più operativa che mistica di svariate cantine. Ad ogni modo, quando siamo tornati e abbiamo portato alla signora Cornelia mamma di Mister C e al suo fratello numero 8 (sono una barcata) un campione rappresentativo della concorrenza hanno reagito malamente, storcendo il naso. La nocchia è pur sempre orgoglio e gioia dei cittadini di nocchietta. E cos’avranno mai queste nocchie di Alba. Nocciole, che robba. Quarcosa ci hanno perché il signor Ferrero, quello della nutella, ci ha fatto un impero.

L’impero, Mr Ferrero, l’ha tirato su con le nocciole di Alba perché sono più, come dire, libertine. La “Gentile Romana”, cultivar dei Cimini, infatti, ha un punto debole: la difficoltà della pelatura dopo la tostatura del frutto. Un problema, quest'ultimo, che al contrario non hanno le altre specie italiane, l'avellinese e la piemontese.
Per questo, la “Gentile Romana” difficilmente finisce dentro ai Duplo.
Ma rimane un baluardo della tipicità territoriale della Tuscia, nonostante – o forse proprio grazie a – la sua scarsa lascivia, una castità d’altri tempi che le conferisce un alone di santità tutta bucolica.


In apertura: Hazelnuts by Anna Bigatti (via Flickr.com)
NB The previously displayed picture "Hazelnut Variation" by Ellensteiof (via Flickr.com) has been deleted as kindly requested by the author. I apologize for the misunderstanding. FG 15-Jul-2008

martedì, novembre 06, 2007

Paccheri con canocchie e pomodorino pennulo


Quando ti capitano delle pannocchie vive fra le mani...escludendo i primi minuti di compassione per quelle povere bestiole e il senso di timore nel pensare che di lì a poco dovrai disfarti dei loro resti...c'è solo una cosa da tenere a mente...cercare di lasciare intatto il loro intenso sapore e profumo e prepararle nel più breve tempo possibile in modo da poter cogliere appieno il loro gusto vivace di mare.

Così le ho semplicemente tagliate a metà per il lungo e scottate in padella con olio, uno spicchio d'aglio e peperoncino e sfumate con acqua bollente per raccogliere i succhi. A questo punto ho tolto le pannocchie e lasciato nella padella il sughetto al quale ho aggiunto poco prima di mantecare i pacchieri dei pomodorini pennuli cotti in forno per 20' circa a 180° solo con un po di sale grosso ed un filo d'olio. Mantecato i paccheri e decorato il piatto con del prezzemolo fritto e una pannocchia sgusciata e scottata il padella.

lunedì, novembre 05, 2007

So let me blow ya mind...

... recitava una canzone di Gwen Stefani ed Eve. Ah, pensare, attività che richiede tempo e tempo non ce n'è, in questo mondo veloce.
Allora, per quelli che passano le giornate intere a rimbalzare da un dominio ad un URL, ILKER ha pensato bene di, come dire?, istituire un premio: i blog che ti fanno pensare, insomma, che ti blowano la mind. Il "Thinking Blogger Award".

Ora, inutile rimarcare quanto piacere ci abbia fatto vederci annoverati tra i sedicenti blog-scatenapensieri da Claire, che ha speso parole financo troppo lusinghiere: insomma, "poète" non me l'aveva mai detto nessuno, ed "epoustoufflante", Chiara, credeva significasse "apostrofante", per intenderci.

Arriviamo al dunque: ci si danno delle regole, rispettiamo quelle regole.
Si tratta di indicare 5-blog-5 che ci fanno riflettere.
Ovviamente, linkarli.
Chiaramente, ponendo il logo della rassegna.
Lapalissiano, in ultimo, avvertirli di averli resi partecipi di una "nominazione" (cit. Claire!).


On y va!

1) Una colica d'acqua: nutro un'ammirazione spasmodica per Loste, perché l'è una gran penna (oltre che sapiente cooker) e perché... insomma, perché dopo la lettura di ogni suo post ti ritrovi nella posizione meditabonda, questa. Banale? Per me non è un thinking blogger, è IL thinking blogger.

2) Sulla stessa linea d'onda, e pertanto con la medesima motivazione, Mara: la cosa bella, in questo caso, è che siamo davanti ad una thinking person prima che thinking blogger. Non ho avuto la fortuna, come altri globetrotter della (fud)blogosfera, di frequentarla a lungo ed in maniera reiterata. Anzi, una sola volta. Ma ha da subito avuto la mia stima (per inciso, vedo che nel suo contributo all'award indica Loste per "affinità elettive").

3) Juri: se ho capito bene il tipo, risponderà alla nomination con un coup de theatre spettacolare et spettacoloso, perciò lo nomino. E poi - altra banalità - a volte la stupidità volontaria fa luce su certe spigolature che ci sfuggono, in condizioni di "non-stupidità" (o presunta tale)

4) Sempre fuori dalla blogosfera spentolante, Sauro Sandroni: perché l'ho scoperto da poco ma mi ha interessato a tal punto da costringermi per un intero turno di notte (e sì che sono otto-ore-otto) a spulciarmi tutto l'archivio.

5) E poi Claire. Non è per pigrizia, né per ricambiare il favore. Ma perché Les Nourritures Terrestres è tappa fissa delle visite giornaliere, un po' per la bravura intrinseca della cuoca, un po' perché s'è deciso di rispolverare il francese ed è più interessante via ricette che non via grammatiche stantie.


venerdì, novembre 02, 2007

Spuma di cioccolato al pepe di szechwan con cialda di latte


Come sapete nel "Monolocale" abbiamo un debole per i dolci...

Protagonista questa volta è il cioccolato profumato dal favoloso pepe di szechwan accompagnato da cialdine croccanti preparate utilizzando solo ed esclusivamente il latte...come ho fatto?? Leggete più avanti che ve lo spiego!
Il risultato è eccezionale!

Vi dico subito che non ho le dosi precise per la spuma ma è talmente semplice che potrete rifarla tranquillamente nel vostro angolo cottura!

Scaldate un po di latte e quando è arrivato quasi ad ebollizione aggiungete il cioccolato spezzettato (io ho usato una tavoletta all'85%) e qualche grano di pepe di szechwan...sciogliete per bene il cioccolato e lasciate il pepe in infusione finchè il composto non sarà freddo. A questo punto aggiungete un po di panna liquida (la percentuale sufficiente a fare in modo che si monti la spuma nel sifone)...filtrate il composto in modo da eliminare il pepe, rendetelo omogeneo frullando appena con un minipimer e mettete nel sifone. Una carica...ed è pronta!

Per le cialdine dovete semplicemente far bollire il latte e poi con l'aiuto di un paio di stecchini sollevare delicatamente la pellicina che si crea in superfice e farla seccare in forno caldo per pochi minuti appoggiata su un foglio si silpat o se siete disorganizzati come me su carta forno leggermente imburrata!

Che ne dite?

21 grammi di Fave da Morto

Che il peso dell’anima fosse di 21 grammi l’ho appreso dall’omonimo film. Ed io che la credevo più pesante, quell’eterea volatile essenza, ci sono rimasto un po’ male. Mi hanno abituato da sempre a nutrirla, l’anima. Per questo pensavo potesse “ingrassare”.

La sera di Ognissanti, quand’ero bimbo, mia madre accendeva due lumicini di quelli da cimitero. Uno rosso, alto, uno bianco, piccolino. Quelle luci sarebbero servite a guidare i 21 grammi di mio nonno ed i 21 grammi (o poco meno) del fratellino verso casa. Sarebbero arrivati stanchi ed affamati, per questo “dai, lasciamogli un po’ d’acqua e dei biscotti”, suggerii un giorno. Poi vergavamo grandi lettere con ringraziamenti per la protezione che ci davano – io, quella preghierina che recita “Angelo di Dio che sei il mio custode…”, prima che il rapporto con la divinità si facesse un po’ più complesso l’ho sempre sentita molto mia – e promesse d’essere più buoni. Dopodichè ce ne andavamo a dormire felici, e l’indomani si rinnovava il mistero della fede (o credulità?) ad uso e consumo di noi piccoli di casa.
Trovavamo la lettera aperta e stropicciata, come se qualcuno l’avesse letta e riletta. I biscotti non c’erano più, rimaneva solo qualche briciola sparsa qua e là. Il bicchiere d’acqua, semi svuotato. Ed un’epistole di risposta, “continuate a fare i bravi, non fate arrabbiare mamma e papà…” e cose del genere. “Visto, nonno e il fratellino vi sono venuti a trovare!”, ci diceva mia madre. E sul tavolo giacevano due sacchetti, personalizzati. Dentro c’era della Frutta di Martorana e, soprattutto, Fave da morto.
Molte culture annoverano tra i loro rituali l’offerta di cibo ai cari defunti.
Noi, invece, ne ricevevamo in dono un dolce semplice, fatto con sola farina, zucchero, mandorle dolci, burro, uova.
Anche se agli occhi di quel bambino, chissà perché, appariva come la più speciale delle pietanze.


In apertura: offerta di cibo ai defunti su un altare a Mitla, nella regione messicana di Oaxaca, nel Dìa de Muertos