martedì, agosto 14, 2007

In fuga dal Monolocale...It's Holiday Time!


Finalmente le meritate ed agognate vacanze...
Ci vediamo a fine mese!
Per non farvi sentire troppo soli, qualche tuffo nel passato...
B u o n e V a c a n z e

lunedì, agosto 13, 2007

¡Ay ese Mojito! (El mejor fuera del Monolocale)


Premessa d'obbligo: che "estate" chiami "mojito" è una verità vera.
E che il migliore sia sempre quello che hai preparato con le tue mani, godendo dello sfrigolio di menta, lime, azucar e ghiaccio schiacciate con il pito, beh, non c'è dubbio.

Ma a volte capita anche di dover uscire, dal Monolocale. Giacché la mojito-addiction non svanisce fuori dalle mura domestiche, provi a cercare un succedaneo lungo la costa tirrenica, senza doverti allontanare troppo.
Che odissea!
A noi è andata così...

Il primo tentativo lo facciamo al porticciolo di Santa Marinella. Sarà che l'estate tardava ad arrivare, sarà l'inesperienza... La cameriera, con imbarazzante ingenuità, ci chiede "Ve lo preparo subito. Che ci va dentro...?".
A Tarquinia, in un noto bar del Lido (rinomato soprattutto per le coppe di gelato), ti portano qualcosa con della mentuccia...sulla carta, lo chiamano Moito.
A Civitavecchia, nella location estiva di un pub cittadino, ti dicono "noi qua lo facciamo leggermente diverso", e ti servono qualcosa dove il gusto imperante è quello della sambuca. Scopri poi che quel cocktail si chiama Old City (evviva l'anglicizzazione!) e che è il traino di un movimento che punta alla rivalutazione blablabla... avevi chiesto, por favor, un mojito!

Poi, lo zenit ed il nadir, in rapida successione.
Prima il nadir. Vinci le remore e vai nel locale dell'estate, il must, quello in cui se non ci sei sei out, quello che ogni sabato sera straborda di gente, per trovarti tra le mani il peggior mojito mai bevuto, senza cuore, senza anima, senza personalità, solo alcool (e pure di terza categoria). Ometto il nome per vincere la tentazione di linkarlo.

Lo zenit, invece, lo raggiungi al Mocla Beach, Tarquinia Lido. Location stupenda, atmosfera rarefatta, performance impecabbile del bartender...
¡Ay ese Mojito!

(nella foto, ciò che rimane della magnificenza del Mojito del Mocla Beach, L.gomare dei Tirreni 3, Tarquinia Lido)

sabato, agosto 11, 2007

Paella alla Valenciana

Non c'era occasione migliore per proporre questo piatto...
una bella serata fra amici, divertente, spensierata...accompagnata da ottimo vino ed una serie infinita di dolcetti di cui nei prossimi giorni vi darò un assaggio!!!

La ricetta? Io l'ho presa dal sito del Gambero Rosso e l'ho seguita quasi alla lettera....per esempio però non ho sbianchito precedentemente i piselli ed ho messo meno pomodori (causa la mia intolleranza!)..insomma secondo me potete un po aggiustarla secondo le vostre esigenze!

Buon divertimento!!!

Ingredienti: 450g di pomodori; 2 peperoni rossi o verdi; 350g di fagiolini o di piselli; 4 carciofi; 20 cozze; 450g di piccoli calamari; 10 gamberoni; 1 pollo e/o 1 coniglio (ca. 2kg in totale); 400g di filetto di maiale; 4 spicchi d'aglio; 500g di riso; 2g di zafferano intero; 250ml d'olio extra vergine d'oliva; 3l di fumetto di pesce; sale e pepe nero q.b.;

Preparare il fumetto con gli scarti di pesce di altre preparazioni. Pulire le verdure. Immergere i carciofi in acqua acidulata con limone. Sbollentare i pomodori, spellarli e privarli dei semi e dell'acqua di vegetazione. Tagliarli a pezzi. Tagliare i peperoni e i carciofi a julienne, affettare la cipolla e tritare l'aglio. Tagliare a pezzi i fagiolini, dopo averli privati del filo o sgusciare i piselli. Sbianchirli per qualche istante in acqua bollente salata.Tenere tutti gli ingredienti separati Pulire le cozze e i calamari. Lavare i gamberoni. Secondo tradizione vengono lascianti nel carapace, chi vuole può sgusciarli e pulirli, privandoli del budellino intestinale . Tenerli separati. Pulire il pollo e il coniglio e tagliarli a pezzi (volendo, ma non rientra nella tradizione, si possono disossare). Tagliare il maiale in bocconcini. Riscaldare 1/3 dell'olio in una padella. Soffriggervi i carciofi, i peperoni e i fagiolini o i piselli. Riscaldare altrettanto olio in un'altra padella e rosolare brevemente le carni. Salare, pepare e stufare a fuoco lento per circa 10 minuti. Nella paellera (o in una padella molto larga e con i bordi bassi, adatta ad essere inserita in forno) soffriggere aglio e cipolla con l'olio rimanente. Aggiungere le verdure già rosolate e la carne. Unire il riso e mescolare per rosolarlo in modo uniforme. Appena diventa trasparente, aggiungere i calamari e i pomodori, salare, pepare e far cuocere per circa 10 minuti a fuoco lento. A parte, cucinare separatamente le cozze e i gamberoni. Mettere lo zafferano nel fumetto di pesce bollente e versarlo sul riso. Lasciar cuocere per altri 10 minuti a fiamma molto bassa. Distribuire i gamberi sulla paella e far asciugare in forno a calore moderato per circa 10 minuti. A cottura ultimata aggiungere le cozze, lasciandole in metà guscio. Guarnire con fette di limone.

lunedì, agosto 06, 2007

Biblioteq

Ho scoperto questa bottega nel centro di Roma leggendo un articolo su una rivista...mi aveva davvero incuriosito...così il giorno dopo son salita in macchina...(sempre accompagnata dal mio assaggiautore!) e siamo andati a cercarlo!!
L'indirizzo? Via dei Banchi Vecchi 20

Eccoci arrivati...il negozio è incantevole! ...Non aspettatevi grandi spazi...la bottega non è molto grande...ma è quanto basta per offrire una selezione di tè di alta qualità...teiere, filtri e tazze di ogni tipo ed anche ottimi cioccolati e caffè...insomma cosa volete di meglio!!!

A guidarvi nella scelta, a spiegarvi pazientemente le differenze fra una varietà e l'altra, svelarvi piccoli segreti ed accorgimenti per ottenere il meglio dal tipo di te scelto c'è Claudio che facendovi annusare dai suoi grandi barattoloni di tè vi porterà in "viaggio" fra gelsomini,bergamotti mandorle e frutti di bosco... arrivare fino al giappone con sentori di limone e zenzero e del "verduroso" pregiatissimo matcha... sfiorare le vette dell'Himalaya...e riavvicinarsi con un nostrano profumo di amarena, albicocca e miele.

Questo è il mio bottino...ora ci gioco un po e poi vi mostro i risultati!! :)

Voi, quando tornate dalle vacanze (tanto in questi giorni anche Claudio è chiuso per ferie!) andate da Biblioteq e scoprirete un sacco di cose interessanti per non parlare delle prelibatezze che potrete portarvi a casa!! :)

Ecco qui il sito http://www.biblioteq.it/ ...ci sono moltissimi consigli utili su come preparare il te, comprarlo e riconoscerne la freschezza, schede informative sulle varie qualità e anche interessanti ricette!

sabato, agosto 04, 2007

Ode allo spaghetto (nonostante FTM)


Come si fa a non amarlo, così deliziosamente affusolato, simbolo (e stereotipo) dell'italiota mangiapasta, lemma capace di rendere la sua più celebre cottura in-tra-du-ci-bi-le in tutte le maggiori lingue del mondo (provare per credere, davvero)?

Eppure, si può.
C'ha provato Filippo Tommaso Marinetti (incredibile come le iniziali formino un fantomatico acronimo del movimento di cui era vate, il futurismo) negli anni '30, sfacciatamente dissacrando l'indiscutibile simulacro dell'italico mangiare.

"Crediamo anzitutto necessaria l'abolizione della pastasciutta, assurda religione gastronomica italiana. [...] agli italiani la pastasciutta non giova. Per esempio, contrasta collo spirito vivace e coll'anima appassionata, generosa ed intuitiva dei napoletani." (Manifesto della cucina futurista, 28 dicembre 1930, Gazzetta del Popolo di Torino)

Per inciso, l'alternativa proposta era il Carneplastico (sic!).

Chiaro che si scatenò una bagarre senza precedenti!
A L'Aquila si preparò una lettera collettiva d'indignazione, spedita direttamente al Marinetti.
A Genova venne fondata l'Associazione Internazionale contro la Pasta.
Dall'altra parte dell'oceano, a Los Angeles, una disputa tra due ristoranti italiani ubicati nello stesso edificio (uno pasta-con, uno pasta-contro), a piani diversi, si protrasse per mesi.
Il cuoco di Casa Savoia fece outing della sua avversione alla pasta; di contro, il sindaco di Napoli dichiarò che i vermicelli al pomodoro erano "il cibo degli angeli" (e Marinetti non la fece cadere in terra, controbattendo che si era davanti alla prova lampante della noia imperante nel Paradiso).
Anche il grande Carpentier, in un articolo del '31, trovò tempo per pizzicare l'inconcludente tesi futurista con uno scritto ironico e ficcante.

A giudicare dalle prove, nemmeno il buon FTM aveva le idee ben chiare...

Fortunatamente, loro son ancora qui, e noi a tributargli odi

God save spaghetti!


...e dato che è sabato ed il weekend assai lungo...
...ecco come nasce lo spaghetto (Cavoletto docet)...


La foto in apertura è "Spaghetti9", da http://www.eucromia.com/ (guarda caso, napoletani!)
Da non perdere anche la meravigliosa rilettura di pasta corta e riso

giovedì, agosto 02, 2007

Tartare di gamberi rossi

Una esplosione di freschezza!

Era da tempo che ne avevo voglia...ma al "mio" mercato è molto raro trovare dei gamberi rossi che siano davvero pescati da poche ore.

Sul marmo gelato del pescivendolo coperti da un sottile strato di ghiaccio per non farli rovinare erano favolosi...irresistibili...splendidi!

Il fuoco avrebbe rovinato il loro sapore delicato e le carni morbide e cremose...così li ho sguciati (tirando via anche il budellino), tagliati appena al coltello (come dice il grande Pierangelini non è mai bello vedere dei cadaverini sul piatto) e conditi con una emulsione poco acida di sale olio e succo di lime (giusto una stilla mi raccomando). Vicino pomodorini al basilico.

mercoledì, agosto 01, 2007

Il cuoco che divenne re...

In questi giorni di ritrovata serenità e meritato relax – riposo del guerriero dopo una sessione disarmantemente lunga – sono tornato a sfogliare quello che di gran lunga è il romanzo preferito dell’autore preferito (come si era largamente intuito).

[…] Ti Noel ebbe l’occasione di recarsi al Cap […] in quegli anni la città era supefacentemente progredita. […] un teatro per drammi e opere era stato inaugurato in rue Vandreuil. Questa prospettiva favoriva particolarmente Rue des Espagnols, dove i più abbienti forestieri potevano alloggiare all’Auberge de la Couronne, che Henri Cristophe, il capocuoco, aveva appena comprato da Mademoiselle Monjeon, sua antica padrona. I piatti del negro venivano lodati per il giusto punto dei condimenti - quando doveva vedersela con un cliente arrivato da Parigi –, o per l’abbondanza di carni nella sua olla podrida quando voleva soddisfare l’appetito di uno di quei facoltosi spagnoli che venivano dall’altra parte dell’isola […].

Quell’Henri Cristophe non era altri che il futuro Henri I di Haiti. Nato nell’Isola di Grenada, importato come schiavo a Santo Domingo, lavorò per anni come cuoco, ottenendo la libertà dalla schiavitù per mano della padrona Mme Monjeon. Poi fu generale dell’esercito, infine Presidente di Haiti e, dal 1811, Re di Haiti. Monarca autocratico, portò il suo paese allo sfacelo di pari passo alla costruzione della Cittadelle La Ferriere e, dopo nove anni di monarchia, si suicidò sparandosi un proiettile d’argento nelle tempie.

Ma l’aspetto più affascinante del personaggio non è quello del re-paranoico-sanguinario-et-suicida, quanto quello del genio-dei-fornelli-et-sovrano-della-olla-podrida

(continua…)