venerdì, marzo 30, 2007

Torta bagnata al limone

Se vi piacciono i limoni questa torta fa sicuramente al caso vostro. Ho trovato la ricetta ieri mentre girovagavo sul sito del Gambero Rosso...dato che ho la casa piena di limoni...mi son detta perchè non provare!? Il risultato è stato eccezionale! Quello che mi piace di più di questa torta è che il limone si sente predominante senza però pungere con la sua acidità e poi dato che dopo la cottura va bagnata con lo sciroppo rimane soffice e umida ma assolutamente soda e non inzuppata!
Più fate restringere lo sciroppo più il gusto sarà dolce...inutile dirvi che potete aggiungere al succo di limone occorrente per lo sciroppo dell'ottimo limoncello!
Io ho messo in accompagnamento una crema di limone di limone di Sorrento...si sposava benissimo!
Ecco la ricetta:
Ingredienti: 125 g di burro salato;125 g di zucchero a velo; 180 g di farina; 3 uova a temperatura ambiente; 1/2 bustina di lievito per dolci; la scorza di 1 limone e di 1 arancia non trattati Per lo sciroppo: il succo di 2 limoni; 80 g di zucchero
Setacciate la farina con il lievito. Imburrate uno stampo da plumcake. Lavate l'arancia e il limone passandoli con uno spazzolino sotto il getto dell'acqua e grattugiate la sola parte gialla della scorza. Mettete il burro morbido e a pezzetti in una ciotola, unitevi lo zucchero a velo setacciato e lavoratelo a lungo con il cucchiaio di legno fino ad avere un composto gonfio e spumoso. Sempre mescolando, aggiungete le uova intere, uno alla volta non unendo il successivo fino a quando il precedente non sarà amalgamato. A questo punto unite la scorza grattugiata e, infine, poco alla volta, unite il miscuglio di farina e lievito. Lavorate ancora per qualche minuto l'impasto che fino ad averlo ben omogeneo quindi versatelo nello stampo. Livellate la superficie e mettete il cake nel forno già caldo a 180° proseguendo la cottura per un'ora. Per lo sciroppo, fate intiepidire leggermente il succo dei due limoni filtrato [attenzione a non scaldarlo troppo], unite lo zucchero e mescolate fino ad averlo completamente sciolto. Quando il dolce é pronto, ritiratelo dal forno e, finché é ancora caldo, punzecchiatelo qua e là con uno stuzzicadenti e versatevi lentamente lo sciroppo al limone. Lasciatelo raffreddare completamente nello stampo prima di sformarlo.

Difendiamo l'etichetta!


Alcune volte, far parte della Comunità Europea sembra sia un limite. Questo perché l'auspicata armonizzazione, spesso e volentieri, cozza da un punto di vista etico con cert'altre filosofie, quali quella della tutela della biodiversità, ad esempio, non sempre perfettamente e indiferrentemente assoggettabile alle logiche di mercato.
Slow Food e Coldiretti hanno lanciato, mercoledì 28 scorso, un'iniziativa forte: Difendiamo l'etichetta!
Di seguito abstract dal sito www.slowfood.it:

"La legge 204 (approvata il 3 agosto 2004) ha stabilito una fondamentale regola in materia di etichettatura dei prodotti agro-alimentari, inserendo l’obbligo di indicare l’origine geografica (“prodotto in Italia”). Una buona legge, generata da una iniziativa popolare promossa da Coldiretti, sostenuta da un milione e mezzo di firme e approvata in modo compatto dal Parlamento: una legge a tutela dei cittadini-consumatori e a beneficio degli stessi imprenditori agricoli.
Questa legge rischia di venire drasticamente ridimensionata nella sua efficacia, per la pretesa necessità di allinearsi alle disposizioni dell’Unione Europea, la quale ritiene che riportare in etichetta l’origine degli alimenti sia di ostacolo al libero mercato e alla concorrenza.
Il disegno di legge comunitaria 2007, in discussione nel nostro Parlamento, prevede l’abrogazione di alcuni articoli che impongono l’apposizione della dicitura “italiano” sulle etichette dell’olio, della pasta, delle bevande, delle carni bianche e di altri prodotti tipici dell’agro-alimentare del nostro Paese: una minaccia gravissima per la qualità e la diversità della nostra alimentazione e della tanto evocata dieta mediterranea.
Per questo motivo Slow Food e Coldiretti chiedono ai parlamentari italiani di tutti gli schieramenti politici di difendere il lavoro che il Parlamento stesso ha fatto con l’approvazione della legge 204, e di intraprendere una decisa azione che dall’Italia possa estendersi a tutti i paesi dell’Unione Europea, a difesa delle identità agro-alimentari."

Perché difendere la legge 204/04?

- perché non tutti i 4000 prodotti tipici italiani potranno accedere a marchi di certificazione europea onerose come DOP o IGP;
- perché l’Unione Europea continua a legiferare in merito a qualità e tipicità prestando attenzione unicamente alla conformità igienico sanitaria, ma consentendo di fatto vere assurdità gastronomiche quali aranciata senza una goccia di succo d’arancia, cioccolato con grassi diversi dal burro di cacao, pasta secca fatta con farina di grano tenero, prodotti con percentuali tollerate di OGM;
- perché l’indicazione d’origine garantisce la rintracciabilità e contribuisce alla prevenzione dei rischi di fronte alle emergenze sanitarie ed alimentari che si moltiplicano per effetto dell’aumento degli scambi commerciali a livello globale;


RIVENDICHIAMO IL DIRITTO DI CONOSCERE LA PROVENIENZA GEOGRAFICA DEGLI ALIMENTI: IL DIRITTO DI POTER SCEGLIERE IL PRODOTTO CHE PIÙ VALORIZZA QUALITÀ, TRADIZIONE E IDENTITÀ, IL PRODOTTO CHE PIÙ CI PIACE E OFFRE GARANZIE DI BENESSERE E SALUTE.

martedì, marzo 27, 2007

Al ritorno dei pescherecci...con un San Pietro in festa!

Uno dei miei migliori passatempi, soprattutto nelle giornate nuvolose ma non troppo fredde come questa, è andare al porto ad aspettare i pescherecci che fanno ritorno verso le 6 della sera...quando ho tempo compro per pochi euro la famosa "mappetella"(cassetta con i pesciolini di scarto, occhiate, bavosette, lappere qualche sconciglia ed uno scorfanetto se va bene!) ma poi per pulirla ci vuole tanto di quel tempo che ogni volta mi pento!

Oggi mi sono innamorata di una cassa di San Pietro...erano stupendi...li ho visti portare via di corsa...ma fortunatamente li ho ritrovati pochi metri più in là nel magazzino di uno dei miei pescivendoli di fiducia!


Dato che il San Pietro ha carni bianche e delicate non volevo assolutamente rovinare il profumo e sapore del pesce così l'ho messo semplicemente in forno con una sorta di guazzetto fatto con pachino, sedano, prezzemolo, due spicchi di aglio in camicia schiacciato, qualche patatina, sale pepe ed olio...un goccio d'acqua ed uno di vermentino per non farlo asciugare in cottura. 20' a 180°

lunedì, marzo 26, 2007

Pizza!!


Oggi si fa la pizza...


500g di farina, lievito di birra (panetto sa 25g oppure una bustina di quello secco), 2 cucchiai d'olio, una presa di sale, 10g di zucchero per sciogliere il lievito, acqua calda qb


Impastate tutti gli ingredienti avendo cura di non far toccare direttamente il lievito con il sale (per questo a lato della fontana della farina costruite la famosa casina del sale!) quando la pasta sarà liscia ed omogenea sbattetela un po e lasciate riposare in luogo caldo ed asciutto finchè non raddoppia di volume.

A questo punto accendete il forno a 200° e sbizzarritevi nella farcitura...

la mie preferite sono Pachino, Bufala e Basilico...e poi la pizza coperta Civitavecchiese...


La pizza civitavecchiese ha l'impasto fatto con un po più d'olio ed è ripiena di salsa di pomodoro, acciughe tritate, prezzemolo, aglio, peperoncino e c'è anche chi ci mette un po di mozzarella...si serve tiepida e quella del giorno dopo è sempre più buona!

Se passate da Civitavecchia e volete provarla dovete andare in un buchetto vicino alla Cattedrale che si chiama "Er Fiorentino" non lasciatevi ingannare dall'apparenza...fa la pizza migliore della città!

venerdì, marzo 23, 2007

Cake morbido


Se volete cospargere la casa di quel profumo di burro e farina accompagnato dall'acidulo della scaorza di limone...se siete golosi e i soliti merendini non li potete più vedere...andate subito in cucina e preparatevi questa torta cosicchè domani mattina avrete un ottimo dolce con cui accompagnare il caffè.
Fate fondere 130g di burro a bagnomaria. Setacciate 120g di farina, 80g di fecola e un cucchiaino di lievito per dolci e mescolatele. Lavorate in una terrina finchè il composto non diventa soffice e spumoso 4 uova con 3 tuorli (se usate le uova con il guscio bianco il dolce verrà più colorato perchè il tuorlo di queste uova ha la caratteristica di essere più arancione), la scorza di un limone, un pizzico di sale e 130g di zucchero. Incorporatevi la miscela di farina, fecola e lievito e il burro fuso. Mescolate e trasferite il composto in uno stampo precedentemente imburrato e infarinato. Infornate 180° per 45' circa. Lasciate raffreddare e sformate.

Miracolo (sic!) a Civitavecchia... da "Relitti"

(...) Mamma Bertozzi mette giù la cornetta e cala la pasta, mentre papà Bertozzi, come sempre col morale a terra, per risollevarsi lancia un disco sul piatto dello stereo, e sorride pacioso ai fruscii del trentatrè giri.

Si va a tavola.

“Civitavecchia, bella città d’incanto, che a tutti piace tanto, che a tutti piace tanto… c’è er pesce fresco e le regazze bellee… la gente assai de core, la gente assai de coreeee”, suonano le note incise sul vinile.

Papà Bertozzi, rubizzo in viso, sguazza pazzo di gioia tra un aneddoto ed un bicchiere di bianco, Jean ingurgita l’ennesimo polpo in guazzetto e ride divertito mentre la cuoca – ansia da prestazione – chiede incessantemente: “Allora, v’è piaciuto?”.
Una pila di stoviglie, pentole e padelle giace esangue nel lavabo. “Do ‘na botta ai piatti, mà?”, chiede Leandro. “No, no, ce penso io più tardi”, risponde lei. Ci tiene a specificare, “loro staranno pe arrivà”.

Loro.
Un brivido attraversa la schiena di Leandro, dal basso all’alto, si affaccia all’orecchio e sussurra: “Di’ un po’, te li ricordi chi so’, loro?”.
Se li ricorda eccome, Leandro, quegli immancabili pomeriggi. Tornava da scuola e le trovava sulla porta che si congedavano, loro, e mezz’ora dopo loro erano di nuovo là, ognuna al suo posto, salotto nazionalpopolare dove si poteva spettegolare liberamente.
Per non parlare dei baci. Ognuna pretendeva che la si baciasse e la si chiamasse zia. Tutti zii, a Civitavecchia. Di conseguenza, tutti cugini.
In quel Loro veniva compresa anche lei, che meritava honoris causa un pronome personale tutto per sé. Ne era convinto, Leandro, da sempre, da quando l’ammirava immergersi tra i flutti rilucenti, e lui, legato all’albero maestro per non impazzire, pensava: “sei bella come una sirena, Marina. Bella e pericolosa”.
(...) Leandro immagina per un attimo di essere un pescatore di ritorno in porto. È ancora buio pesto. La lampàra illumina lunghi capelli di donna. La issa sull’imbarcazione. Ha il viso di Marina, ma parla una lingua incomprensibile; una lunga coda blu, maestosa, rilucente d’argento si dimena nella carena. Sogna di abbracciarla avvolto in un’alba disegnata con colori a cera. Con le rondini stilizzate ed il sole che sorride. (...)

E se voleste abbandonarvi alla lettura per intero di tutte le short stories che compongono il mosaico corale di "Miracolo a Civitavecchia (proprio il giorno di Santa Fermina!)" featuring tre-ben-tre racconti del qui presente, potete farlo aquì.

giovedì, marzo 22, 2007

Jamie Oliver - Lamb Curry Song (Jamie Oliver Live)

Per chi ha problemi con l'inglese riepilogo...olio, 2 cucchiaini di semi di semi di senape, 1 cucchiaino di fieno greco, 3 peperoncini verdi (togliere i semi e farli a fettine sottilissime) 1 manciata di folgie di curry, 2 pezzi di zenzero fresco pelato e grattato, 3 cipolle pelate e tagliate, 1 cucchiaino di chili, 1 cucchiaino di curcuma, 6 pomodori freschi, 14fl oz (di solito corrisponde ad un barattolo) di latte di cocco, sale.

In una padella calda mettete l'olio e quando è caldo aggiungete i semi di senape e rosolate la carne (quella che preferite). Quando i semi cominciano a scoppiettare unite il fieno greco (io ne faccio anche a meno) i peperoncini, lo zenzero e le foglie di curry (che si trovano in vendita essiccate). Lasciate cuocere qualche minuto. Con un frullatore tagliate le cipolle e aggiungetele nella padella. Cuocere per 5' cosicchè la cipolla diventi soffice, poi unire il chili e la curcuma. Frullate i pomodori e mettete anche quelli in padella, cuocete per un altro po e poi aggiungete 1 o 2 bicchieri d'acqua ed il latte di cocco. Lasciate cuocere finchè la salsa non si sia rappresa(deve avere la consistenza della panna da montare) e la carne sia morbida.

Fra i miei amici questa ricetta ha riscosso molto successo!

venerdì, marzo 16, 2007

Rafani

Rafano è il nome locale del tamaro (Tamus communis), dioscorea che cresce nei boschi e nelle siepi della regione mediterranea. Il suo grosso tubero si usa nella medicina popolare per curare le contusioni, ma a Civitavecchia - e sui Monti della Tolfa (dove i tamari vengono chiamati abbòjeli) - le punte e le foglie delle giovani piante sono ricercate per cucinare prelibatissime zuppe e frittate.

L'utilizzazione gastronomica dei rafani è tipica della zona di Civitavecchia, in questo periodo passeggiando al mercato tutte le contadine li espongono in dei secchi legati a mazzi. Sono sempre molto ricercati e pregiati perchè non potendo essere coltivati, la loro raccolta è frutto di duro lavoro e sacrificio. Io li considero degli asparagi selvatici però non fatevi ingannare...la particolarità dei rafani è che sono molto amari e quindi se non siete degli amanti del genere non ve li consiglio! Se volete più informazioni tecniche guardate qui.
Io abitualmente li faccio cuocere in padella con il normale soffritto (senza sbollentarli prima altrimenti perdono il loro mordente) però la tradizione popolare prevede che ci si faccia una bella zuppa...
Si tagliano a pezzi le parti piu tenere dei rafani (punte e foglie) e si lavano. Si fa soffriggere l'aglio e il peperoncino in abbondante olio, poi si aggiungono i rafani e si lasciano cuocere a fuoco lento a pentola coperta, mescolandoli di tanto in tanto. Si aggiustano di sale e quando sono quasi cotti si aggiunge l'acqua (mezzo bicchiere a commensale) e si porta a termine la cottura. Quindi si aggiungono le uova, affogandole una alla volta. La zuppa si serve con fettine di pane casalingo tostate e, a piacere, strofinate con l'aglio.
Non è invitante questo panino (per giunta fatto da me) con questa bella frittatina???


Provateli sono speciali!

mercoledì, marzo 14, 2007

2 minuti ed è pronto!


Semplice e gustoso...è uno di quei piatti da preparare quando si hanno soltanto pochi minuti a disposizione! Ho preso delle fettine di filetto di maiale, l'ho farcite con dei bastoncini di pecorino semi-stagionato e chiusi con uno stecchino (di quelli lunghi). Un filo d'olio in padella e quando era caldo li ho rosolati ben bene...ho aggiunto un po di miele che li ha caramellizzati e qualche seme di sesamo tostato...Ottimi...li ho fotografati ancora fumani perchè non vedevo l'ora di assaggiarli!!!!

lunedì, marzo 12, 2007

Quando il profiterole era povero…

Portato sugli scudi dalla haute pâtisserie d’oltralpe, il profiterole (o profiterol, prophiterole, profiterolle – tutte le grafie sono accettate e largamente documentate) ha, e forse non tutti lo sanno, umilissime origini.

L’etimologia, tuttavia, è quanto mai incerta. Sembrerebbe che il primo uso attestato si riferisse ad un tipo di “pane ripieno cotto sotto le ceneri”.

Una ricetta della fine del XVII secolo, citata da Alfred Franklin in La vie privée d'autrefois. Arts et métiers, modes, mœurs, usages des Parisiens du XIIe au XVIIIe siècle: La Cuisine, edito nel 1888, definisce il profiterole come una pallina di pane secco, ripieno di tartufo e carne di cervo, da gustarsi immerse in un brodo di mandorle e scaròla.
Dites-moi si la petite demoiselle aime les pigeons aux petits pois et les profiterolles, « ditemi se alla signorina piacciono i piccioni con i piselli e i profiteroles » (A. FRANCE, Bonnard, 1881, p.442).

Una citazione autorevole la ritroviamo nientepopodimenoché in Gargantua e Pantagruel di Rabelais, nel capitolo sette, quando Gargantua in persona, recatosi alla Biblioteca di San Vittore a Parigi, trova nell’inventario dei libri, tra tanti altri titoli, un libello chiamato “la Profiterolle des indulgences”, il piccolo profitto delle indulgenze.

Una delle interpretazioni, infatti, è quella secondo la quale la desinenza “-ole” abbia funzioni diminutive. Profiter (fare profitto) + ole (diminutivo): un piccolo profitto. La servitù, nella Francia medievale, era spesso pagata con piccoli quantitativi di carne provenienti dalle battute di caccia dei padroni, avviluppate da croste di pane raffermo.

Altra chiave di lettura, invece, quella secondo la quale profiterolle non sia che un composto di profit e rolle: tondini che danno guadagno. E a giudicare dal successo avuto, al di qua come al di là del Monte Bianco, non si può che concordare…

venerdì, marzo 09, 2007

Profiterol

Mi sono venuti un capolavoro!!!!!! Erano perfetti...dovete assolutamente provarli!!!!!!

Preparazione pasta choux (bignè):
250ml acqua
100g burro
150g farina
200g uova (circa4)
un pizzico di sale
Portare ad ebollizione l'acqua con il burro e il pizzico di sale. Quando il composto bolle unire la farina in una sola volta e cominciare a girare. L'impasto tenderà a formare una palla...è pronto quando si stacca dalle pareti e sfrigola. Togliere dal fuoco e lasciar raffreddare per una quidicina di minuti. Cominciare ad aggiungere le uova una per volta, non aggiungere la successiva finchè la precedente non sia ben amalgamata. Otterrete un composto morbido ed omogeneo. Con l'aiuto di due cucchiai o di una sacca da pasticcere formate tanti piccoli ciuffetti e fate cuocere a 210° per 20, 25'.

La crema chantilly:
Preparate una normale crema pasteccera (1/2l latte, 125g zucchero, 4 tuorli, 50g farina, 1/2 stecca di vaniglia) ed incorporate 250ml di panna montate. Fate questa operazione quando la crema è fredda e delicatamente altrimenti rischiate che smontate la panna e la crema risulterà piuttosto liquida.


Copertura:
200ml panna
250g cioccolato 56%
20gmiele 20g burro

Portate al bollore la panna con il burro ed il miele e versate il composto sul cioccolato a pezzetti. Mescolate finchè non diventa omogeneo.



giovedì, marzo 08, 2007

Alici in tre maniere

Ieri mi sono sbizzarrita con le alici...in realtà avevo in mente cose un pochino diverse ma al mercato non sono riuscita a trovare tutto quello che mi serviva così mi sono arrangiata...

Alici marinate con Limone e Timo al limone:

Pulite le alici e mettetele a marinare con succo di limone emulsionato con un goccio d'olio (per evitare che si cuociano troppo) e dei rametti di timo al limone. Io le ho preparate la mattina e le ho mangiate la sera così si sono ben insaporite. Se avete fretta marinatele solo con il limone, si cuoceranno in un baleno!







Alici marinate con succo d'arancio e mentuccia:

Stesso procedimento di prima...queste mi sono piaciute particolarmente!











Alici fritte dorate:

Passate le alici nella farina, nell'uovo e nella semola...poi buttatele in olio bollente e servite subito...imbattibili!

martedì, marzo 06, 2007

Crostata con cotognata



Deliziosa...me la sono fatta proprio come piace a me...morbida, con la base alta e non troppa marmellata....golosisSima!!!!!!!!

La cotognata che mi è stata regalata poi era veramente fatta bene...soprattutto non troppo dolce..ed io questo lo apprezzo molto!
Pasta Frolla:
250g farina00, 125g burro o margarina, 125g di zucchero, 1 uovo (50g), sale fino qb, aromi (vaniglia, scorza di limone o arancia)
Montate il burro a pomata con lo zucchero, aggiungete l'uovo e quando è assorbito unite la farina tutta insieme. Impastate velocemente con la punta della dita e lasciate riposare la pasta, avvolta nella pellicola trasparente, per una mezz'oretta in frigo. Stendete la pasta e cuocete in forno a 180° per circa 35' (dipende dal forno)

lunedì, marzo 05, 2007

Melanzana, ricotta, mandorle ed immancabile mentuccia!



Questo è un primo goloso, molto profumato e abbastanza veloce da preparare...e poi è stato approvato anche dalla mia nonna!


Per prima cosa mettete sul fuoco l'acqua per la pasta...poi prendete una padella ci mettete il solito spicchio d'aglio (questa volta in camicia) e mentre aspettate che l'olio si scalda fate a tocchetti una melanzana...quando l'aglio comincia a mandare il suo aroma aggiungete le melanzane a fuoco abbastanza vivo...poi abbassate e fate continuare a cuocere per una decina di minuti.Quando sono quasi cotte profumate con qualche foglia di mentuccia. In un altro padellino tostate delle mandorle e poi frullatele (oppure ancora meglio rompetele nel mortaio) con un po di pangrattato ed un pizzico di sale e pepe; rimettete nel padellino finchè non la polvere grossolana non diventa ben croccante. A questo punto non vi rimane altro che buttare giù la pasta, scolare al dente, mantecarla con le melanzane aggiungendo 2 cucchiai di ricotta di pecora ed impiattare. Non vi dimenticate di spolverare con la polvere di mandorla croccante, un filo d'olio e un rametto dei mentuccia.


La ricotta esalta il sapore delle melanzane e la mentuccia da un profumo molto invitante.


Se volete (io oggi non avevo molto tempo a disposizione) ma invece di mantecare insieme tutti gli ingredienti potete mantecare la pasta solo con le melanzane e spolverare con la polvere di mandorle poi a parte (o sopra...insomma sbizzarritevi) mettere la quenelle di ricotta di pecora leggermente montata con sale,pepe e pezzetti di mentuccia.

domenica, marzo 04, 2007

La canocchia, pannocchia, sparnocchia. Insomma...

In uno degli ultimi post, svettante nella sua pericolosa bontà, ha fatto capolino la canocchia. Ed è stato un bel revival, perché proprio questo simpatico crostaceo era passato per i fornelli del Monolocale, precisamente nel primo post in assoluto. Come da buona habitué delle ricette civitasvetuline.
Gli amarcord, è assioma appurato, generano pensose rievocazioni e profonde disquisizioni ammantate di fumo blu di sigarette.
E quando il buon Prof – sparring partner di chiacchiere nei turni interminabili – ha sciorinato l’appellativo di “strappabocca” riferito alle canocchie, non ho potuto fare a meno di ricordare le microlacerazioni che in età prescolare seguivano puntuali agli spaghetti con le sparnocchie che mi preparava la nonna.

Ma chi è, più precisamente, questo amabile crostaceo assassino?

Sui tomi polverosi, al fianco della sua foto, c’è il nome Squilla Mantis. Squilla non perché emetta scampanellii, ma perché sembra che la radice rimandi a qualche lemma indoeuropeo che un giorno lontano stava per “finezza”, “filiformità”.
E Mantis, beh!, Mantis è lapalissiano… Sembra somigli ad una Mantide. Che, per la precisione, è quell’insetto torvo, ingobbito, con le braccia protese in posizione di preghiera. Quello che, nonostante il nome, di religioso sembra abbia ben poco, tanto che fagocita il compagno dopo l’accoppiamento.
Come gli umani, che sui tomi polverosi scrivono Squilla Mantis, probabilmente sognano di fare coi loro amanti. Ma questa è un’altra storia.
Per trovare un nome degno di denotarlo, il crostaceo, si è spesso scandagliato l’intero campionario insetticolo.
Lo si è chiamato, ad esempio, cicala di mare, per la somiglianza con la cicala – anche se io, ad esser sincero, ho a malapena presente le fattezze di quest’insetto, che con i suoi incessanti frinii faceva da languido sottofondo alle paciose pennichelle d’agosto. Varianti regionali, Sigà de maa in Liguria o Solegianu de mari in Sardegna.
Che poi, per dirla tutta, la cicala di mare e la canocchia neanche sono la stessa cosa. Infatti, perlomeno nel litorale laziale, viene comunemente chiamata cicala di mare quella che scientificamente ha il nome di Ibacus Novemdentatus. Insomma, questo coriaceo amichetto a lato.
In Sicilia, c’è chi la chiama Schirifizu, forma dialettale per schiribizzo o ghiribizzo, capriccio. Reminescenze filologiche mi ricordano che c’è un forte legame tra il concetto di fantasia e l’anatomia di certi animali, specie quelli dalle forme filiformi e dalle molteplici zampe. Esempi del genere si trovano nell’uso figurato di granchio (per errore) e grillo (per pensiero fantasioso, nell’espressione “avere grilli per la testa”).
Certo, molti epiteti subiscono poi degli stravolgimenti. Così è da intendersi, ad esempio, la forma italiana canonica canocchia, derivante da canna, e in stretta connessione le varianti partenopee sparnocchia o spernocchia, di fatto deformazioni di pannocchia.
In un’ideale top ten degli ittionimi della canocchia, tuttavia, tre spiccano per brillantezza.
Sul gradino più basso del podio, il sardo càmbara de fangu, che appieno fotografa l
a natura di questo crostaceo, un gambero aduso a sollazzarsi nel fango.
Al secondo posto, il ligure balastrìn, piccola balestra.
Ma a surclassare tutti gli altri – rimanendo in ambito bellico –, se non altro per la poeticità della metafora, c’è lo spagnolo galera. Proprio come
l’imbarcazione da guerra romana (anche conosciuta come il nome di galea) corredata di remi, protesi filiformi e semovibili, proprio come le zampette della canocchia.
Ironia della sorte, il termine galea deriva dal greco galeas, pesce spada. Ma questa è un’altra storia…pardon… un altro pesce.


venerdì, marzo 02, 2007

Triglie marinate con caldo arancio



Come vi avevo promesso ecco la ricettina che stavo elaborando prima...

l'ho vista fare da Simone Rugiati un po di tempo fa...a dir la verità non mi ricordo se era esattamente così...ma il risultato è interessante...


Sfilettate due triglie medie e con la pazienza di un certosino ed un buon paio di pinzette togliete tutte le spine...spremente un arancio e mettetelo in un pentolino con 1 o 2 bacche di ginepro, un rametto di rosmarino, sale e pepe...lasciate che il composto si scaldi (non deve bollire!) e poi versatelo sulle vostre trigliette fatte a pezzetti...lasciate marinare per un'oretta affinchè queste possano assorbire tutti gli aromi e poi servite con una insalatina di finocchi tagliati fine, qualche spicchio di arancio pelato a vivo, un giro d'olio e un filo della marinata.

Se vi piace anche il pesce non troppo cotto potete provare anche a servire le triglie dopo pochi minuti di marinatura...Buon appetito!

Gourmet & Co....



Queste riviste mi sono arrivate poche ore fa dagli Stati Uniti...sono proprio curiosa di leggerle e scoprire curiosità, abitudini, innovazioni e stranezze...speriamo di trovare anche qualche nuovo spunto creativo per provare a preparare qualche isolito piatto...
Intanto rimanete nei paraggi perchè sto provando una ricettina e se viene bene più tardi ve la posto! :)

giovedì, marzo 01, 2007

Fusilli bucati asparagi e pannocchie




Devo dire che oggi mi sono preparata proprio un bel pranzetto!!! Questa mattina finalmente, avendo un po di tempo libero, mi sono fatta una bella passeggiata nel mercato della mia città e come al solito sono tornata a casa con mille buste ricolme di verdure, frutta, erbe aromatiche e primizie!

Fra le tante cose ho comprato delle pannocchie (o canocchie) che da quanto erano vive saltavano nel lavandino e degli asparagi tenerissimi da una contadinella che vende dei prodotti davvero speciali!

...Fra un banco e l'altro sono arrivata a casa tardissimo...e cosa c'era di meglio se non un buon piatto di pasta??!!! ...ecco che nascono i miei fusilli....



Ho messo su l'acqua...dentro una pentola ho schiacciato uno spicchio d'aglio e l'ho fatto soffriggere con un po d'olio...intanto ho tagliato a pezzettoni le pannocchie e gli asparagi..ho buttato la pasta...ho messo le pannocchie nella pentola curandomi di togliere l'aglio (altrimenti se si brucia da un cattivo sapore)...ho scolato la pasta molto al dente e lo fatta finire in padella aggiungendo gli asparagi e un po d'acqua di cottura.....favolosi!!!